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La Farnesina e gli afghani: accoglieremo gli studenti che hanno scelto l’Italia

La viceministra Sereni: cerchiamo di aiutare anche altre persone, siamo associati a tutte le iniziative internazionali
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Molti degli universitari afghani che erano in contatto con università italiane per venire a studiare a Roma o in altre città stanno già provando a spostarsi in Pakistan o Iran per partire da lì per l'Italia. "E il Ministero degli Esteri ha già dato istruzioni ai nostri consolati di valutare positivamente i casi che segnaleremo". Marina Sereni, viceministra degli Esteri e coordinatrice della Cooperazione per conto del ministro Di Maio sta seguendo il dossier degli afghani arrivati in Italia. Ma assieme ai funzionari del ministero lavora a valutare le domande di chi chiede ancora di trasferirsi in Italia.

"Continueremo ad aiutare chi ha creduto nella possibilità di creare un Paese più moderno, per rispondere a chi ha affiancato l'Italia e le organizzazioni italiane in questi anni". "Abbiamo già evacuato 5000 afghani, e stiamo ancora valutando come poter aiutare altre persone, ma avverto che sar&agr…

Molti degli universitari afghani che erano in contatto con università italiane per venire a studiare a Roma o in altre città stanno già provando a spostarsi in Pakistan o Iran per partire da lì per l'Italia. "E il Ministero degli Esteri ha già dato istruzioni ai nostri consolati di valutare positivamente i casi che segnaleremo". Marina Sereni, viceministra degli Esteri e coordinatrice della Cooperazione per conto del ministro Di Maio sta seguendo il dossier degli afghani arrivati in Italia. Ma assieme ai funzionari del ministero lavora a valutare le domande di chi chiede ancora di trasferirsi in Italia.

"Continueremo ad aiutare chi ha creduto nella possibilità di creare un Paese più moderno, per rispondere a chi ha affiancato l'Italia e le organizzazioni italiane in questi anni". "Abbiamo già evacuato 5000 afghani, e stiamo ancora valutando come poter aiutare altre persone, ma avverto che sarà un'operazione da condurre con grande attenzione", dice Sereni. "Bisogna tener conto che non sono più presenti in Afghanistan funzionari diplomatici e militari italiani, bisogna capire come operare, in termine tecnico come estrarre delle persone in sicurezza. E in che modo gestire le relazioni con i talebani".

"Dobbiamo capire se dall'Afghanistan o dai Paesi limitrofi, Pakistan o Iran, sarà possibile portare via qualcuno. Per fare questo ci siamo associati a tutte le iniziative internazionali, dall'Onu al G7, che chiedono alle autorità talebane di consentire agli afghani che vogliono di lasciare in sicurezza il Paese, che è una delle condizioni poste dall'Ue per poter interloquire in questa fase molto delicata", aggiunge la viceministra.

"Siamo consapevoli che quello dell'arrivo di cittadini afghani in Italia è una delle questioni pressanti dopo la conclusione del ponte aereo di fine agosto. Tutti riceviamo accorate richieste di aiuto e dovremo riuscire a dare risposte univoche, che non appaiono semplici. C'è un problema relativo all'attraversamento delle frontiere terrestri del Paese, che presenta oggi rischi per la sicurezza molto elevati, al punto che le stesse agenzie Onu raccomandano ai cittadini afghani di non sfidare la sorte in questa fase. Occorre anche capirsi sul concetto di "corridoi umanitari", espressione con cui vengono forse etichettate varie modalità di trasferimento verso l'Italia, con possibili implicazioni da approfondire, anche sul piano dei rapporti con i Paesi vicini dell'Afghanistan da cui queste persone potrebbero provenire. Per questo è importante ragionare anche sulla formula di "evacuazioni umanitarie".

 

Venerdì scorso la viceministra degli Esteri aveva presieduto alla Farnesina una prima riunione di coordinamento fra tutte le istituzioni italiane coinvolte nella stabilizzazione civile dell'Afghanistan. Secondo Sereni "è un quadro difficile, reso ancora più incerto dalla nomina del nuovo Governo talebano, che tradisce le aspettative - già molto modeste - di possibili margini di moderazione. Sono sviluppi poco incoraggianti, ma che ci devono rafforzare nella convinzione che gli afghani non possono essere lasciati soli".

Per il Ministero degli Esteri al momento è importante assicurare agli afghani e agli sfollati interni aiuti alimentari, materiali e servizi di salute, acqua, soluzioni abitative decorose, beni che consentano di affrontare le rigidità del prossimo inverno. "L'unica strada per farlo è quella di affidarsi alle agenzie Onu, con cui ci stiamo raccordando", dice Sereni: "Penso in particolare a Unhcr, a Fao e Pam, ad Unicef e Oms".