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La vice ministra degli Esteri Sereni: "Continueremo a lavorare per aiutare gli afghani che hanno cooperato con noi"

Marina Sereni (ansa)
"Sostenere chi ha creduto nella possibilità di un paese moderno e ha affiancato gli italiani e ora vuole partire sarà un'operazione da condurre con grande attenzione"
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“Continueremo a lavorare per aiutare chi ha creduto nella possibilità di creare un paese più moderno, per rispondere a chi ha affiancato l’Italia e le organizzazioni italiane in questi anni”. La viceministra degli Esteri Marina Sereni in questi giorni si è impegnata per un coordinamento sempre migliore fra le istituzioni dello Stato e le varie Ong che in 20 anni hanno operato in Afghanistan. “Abbiamo già evacuato 5000 afgani, e stiamo ancora valutando come poter aiutare altre persone che ci chiedono di partire, ma avverto che sarà un’operazione da condurre con grande attenzione”, dice Sereni. “Bisogna tener conto che non sono più presenti in Afghanistan funzionari diplomatici e militari italiani, bisogna capire come operare, in termini tecnici come estrarre delle persone in sicurezza. E in che modo gestire le relazioni con i talebani".

"Dobbiamo capire se dall'Afghanistan o dai Paesi lim…

“Continueremo a lavorare per aiutare chi ha creduto nella possibilità di creare un paese più moderno, per rispondere a chi ha affiancato l’Italia e le organizzazioni italiane in questi anni”. La viceministra degli Esteri Marina Sereni in questi giorni si è impegnata per un coordinamento sempre migliore fra le istituzioni dello Stato e le varie Ong che in 20 anni hanno operato in Afghanistan. “Abbiamo già evacuato 5000 afgani, e stiamo ancora valutando come poter aiutare altre persone che ci chiedono di partire, ma avverto che sarà un’operazione da condurre con grande attenzione”, dice Sereni. “Bisogna tener conto che non sono più presenti in Afghanistan funzionari diplomatici e militari italiani, bisogna capire come operare, in termini tecnici come estrarre delle persone in sicurezza. E in che modo gestire le relazioni con i talebani".

"Dobbiamo capire se dall'Afghanistan o dai Paesi limitrofi, Pakistan o Iran, sarà possibile portare via qualcuna di queste persone. Per fare questo ci siamo associati a tutte le iniziative internazionali, dalle Nazioni Unite al G7, che chiedono alle autorità talebane di consentire agli afgani che vogliono di lasciare in sicurezza il Paese: è una delle condizioni poste dall'Unione Europea per poter interloquire in questa fase molto delicata", aggiunge la viceministra.

“Siamo consapevoli che quello dell’arrivo di cittadini afghani in Italia è una delle questioni pressanti dopo la conclusione dei ponte aereo di fine agosto. Tutti riceviamo accorate richieste di aiuto e dovremo riuscire a dare risposte univoche, che non appaiono semplici. C’è un problema relativo all’attraversamento delle frontiere terrestri del Paese, che presenta oggi rischi per la sicurezza molto elevati, al punto che le stesse agenzie Onu raccomandano ai cittadini afghani di non sfidare la sorte in questa fase, nell’attesa che il quadro sia più chiaro. Occorre poi anche capirsi sul concetto di 'corridoi umanitari', espressione con cui vengono forse etichettate varie modalità di trasferimento verso l’Italia, con possibili implicazioni da approfondire, anche sul piano dei rapporti con i Paesi vicini dell’Afghanistan da cui queste persone potrebbero provenire. Per questo è importante ragionare anche sulla formula di 'evacuazioni umanitarie'”. 

Venerdì scorso la viceministra degli Esteri aveva presieduto ala Farnesina una prima riunione di coordinamento fra tutte le istituzioni italiane coinvolte nella stabilizzazione civile dell’Afghanistan. Secondo Sereni “quello della crisi afghana è un quadro difficile, reso ancora più incerto dalla nomina del nuovo governo talebano, che tradisce le aspettative – già molto modeste - di possibili margini di moderazione. Sono sviluppi poco incoraggianti, ma che ci devono rafforzare nella convinzione che gli afghani non possono essere lasciati soli”.

Per il Ministero degli Esteri al momento è importante assicurare agli afghani e agli sfollati interni aiuti alimentari, materiali e servizi di salute, acqua, soluzioni abitative decorose, beni che consentano di affrontare il prossimo inverno. “L’unica strada per farlo è quella di affidarsi alle agenzie delle Nazioni Unite, con cui ci stiamo raccordando”, dice Sereni: “Penso in particolare a Unhcr, a Fao e Pam, ad Unicef e Oms. E proprio la permanenza dell’Onu nel Paese costituisce una importante differenza rispetto agli anni ’90 e un motivo di speranza per la situazione degli afghani”.

Secondo Sereni sarà anche importante “prepararsi alle possibili conseguenze di un’ondata migratoria che interessi i Paesi vicini. La situazione è per ora sotto controllo, con flussi in uscita molto contenuti. Ma è chiaro che il quadro potrebbe evolvere rapidamente nelle prossime settimane e sarà quindi necessario avere un piano di intervento che faccia leva sulle Agenzie Onu o sull’azione della nostra società civile”.