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(agf)

Macao, la formula Hong Kong replicata nel paradiso del gioco d'azzardo: dimezzati i "democratici" in Parlamento

Scarsa affluenza, schede bianche da record dopo che il governo ha tagliato le candidature che non piacevano a Pechino alle elezioni nella ex colonia portoghese. Diversi deputati squalificati per aver osato commemorare Tiananmen  Questo contenuto fa parte della newsletter Continental Breakfast, una selezione di articoli pubblicati dall'alleanza LENA (Leading European Newspaper Alliance). Per vedere un'anteprima cliccate qui / Per iscrivervi e riceverla ogni settimana sulla vostra casella di posta elettronica cliccate qui
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PECHINO - Incastrata in quell’angolo di costa rocciosa davanti al Mar cinese meridionale dove il fiume delle Perle va a tuffarsi, questa Cina in miniatura che fu colonia portoghese è ancora l’unico paradiso dei giocatori d’azzardo: il solo fazzoletto di terra di tutto il Dragone dove è legale sedersi al tavolo verde. E dove invece, per potersi accomodare nel Parlamentino, quella che conta oggi è sempre di più la fedeltà alla bandiera rossa. 

Macao, la Las Vegas d’Oriente, nemmeno 700mila abitanti e 41 mega casinò in poco più di 30 chilometri quadrati, domenica ha registrato la più bassa affluenza alle urne della sua storia: soltanto il 42% è uscito di casa per eleggere gli unici 14 deputati che si possono scegliere direttamente. Così come è stato record di schede bianche: dalle 922 di quattro anni fa alle 3.141 di domenica. Un flop che il governo si è subito affrettato ad …

PECHINO - Incastrata in quell’angolo di costa rocciosa davanti al Mar cinese meridionale dove il fiume delle Perle va a tuffarsi, questa Cina in miniatura che fu colonia portoghese è ancora l’unico paradiso dei giocatori d’azzardo: il solo fazzoletto di terra di tutto il Dragone dove è legale sedersi al tavolo verde. E dove invece, per potersi accomodare nel Parlamentino, quella che conta oggi è sempre di più la fedeltà alla bandiera rossa. 

Macao, la Las Vegas d’Oriente, nemmeno 700mila abitanti e 41 mega casinò in poco più di 30 chilometri quadrati, domenica ha registrato la più bassa affluenza alle urne della sua storia: soltanto il 42% è uscito di casa per eleggere gli unici 14 deputati che si possono scegliere direttamente. Così come è stato record di schede bianche: dalle 922 di quattro anni fa alle 3.141 di domenica. Un flop che il governo si è subito affrettato ad attribuire al Covid e al caldo. Una “commedia dell’assurdo”, l’ha ribattezzata invece Scott Chiang. Lui è uno dei 21 deputati del campo democratico squalificati dalle autorità agli inizi di luglio perché non abbastanza “patrioti” verso la Basic Law, la mini Costituzione. Una prima volta assoluta. E accusati di “slealtà” verso la Cina per aver osato commemorare le vittime del massacro di Tiananmen del 1989 e aver reso omaggio al dissidente e Nobel per la Pace Liu Xiaobo. E così i già pochi seggi che avevano nel Parlamento uscente (4 su 33, 12 sono invece riservati ai settori professionali - eletti indirettamente e pro Pechino— e i rimanenti sette vengono nominati direttamente dal governatore Ho Iat-seng, fedele a Xi), oggi si sono dimezzati. 

Distante appena 60 chilometri da Hong Kong, nonostante qualche scritta apparsa domenica sulle schede elettorali, come “Elezioni spazzatura”, “Democrazia” e un universale e senza bisogno di traduzione “Fuck”, Macao non ha mai mostrato politicamente finora l’attivismo dei vicini di casa dell’ex colonia britannica: nessuna protesta pro-democrazia in questi anni. E assicurarsi che la pace continui è la priorità per Pechino. Da qui la decisione di applicare questa ineleggibilità preventiva. Un’elezione senza nessuna sorpresa, dunque, che molti hongkonghesi hanno osservato con un misto di rassegnazione e paura, visto che a fine anno alle urne ci andranno loro. E il risultato non sarà molto diverso. 

Colonia portoghese per più di cinquecento anni, anche con il ritorno sotto il controllo di Pechino nel 1999, la città ha comunque mantenuto le sue tradizioni “libertine”. Simbolo per anni di corruzione, criminalità organizzata, riciclaggio di denaro. Meta, a volte, pure di funzionari di Partito poi puntualmente caduti in disgrazia arrivati qui con le valigette piene di soldi pubblici a farsi spennare come polli e tornati a casa con le tasche vuote. 

Un settore, quello del gioco d’azzardo, che per la città rappresenta l’80% delle entrate annuali e il 55% del suo Prodotto interno lordo. La zona, spesso grigia, in cui hanno operato finora i grandi casinò ora sembra arrivata ad una fine. Il governo infatti ha appena deciso di lanciare una consultazione pubblica di 45 giorni per rafforzare ancora di più le regole sulla sorveglianza delle loro attività. Il piano sarebbe quello di mettere dei rappresentanti del governo dentro i cda delle compagnie che hanno le licenze per i casinò, in modo da controllare attività illecite come il riciclaggio di denaro. E in Borsa c’è subito stato il crollo: Sands China e Wynn Macau hanno perso il 24% nella piazza di Hong Kong. Galaxy Entertainment, SJM Holdings e Melco Entertainment sono cadute tra il 13 e il 17%. Tutte società che hanno le licenze in scadenza il prossimo anno. 

Leggenda vuole che nel 1564 i pescatori cinesi chiesero aiuto ad una flotta portoghese per combattere i pirati che infestavano le coste. I lusitani riuscirono a nascondere i loro cannoni dentro le navi e a scacciare i banditi del mare: così, in segno di gratitudine, ai salvatori venne chiesto di restare. Macao nei secoli divenne tappa importante nei viaggi tra India e Giappone, porta verso Est delle potenze del Vecchio Continente, ma con la vicina Hong Kong che cresceva, sotto il dominio britannico, si è dovuta reinventare: oppio, prostituzione, gioco d’azzardo. “Questa è la casa di tutta la gentaglia, di capitani ubriachi, di relitti e delle donne più sfacciate, belle e selvagge di ogni porto del mondo. E’ l’inferno”, scriveva l’olandese Hendrik de Leeuw negli anni ’30. 

Per Macao il ritorno alla Cina è stato molto più agevole rispetto alla vicina Hong Kong. Già dagli anni Sessanta Lisbona era disposta a disfarsi della sua colonia, ma Pechino decise di aspettare: la stabilità del “Porto profumato” poteva risentirne. Se ne riparlò nell’87 quando i due governi firmarono la “Dichiarazione congiunta” con la quale si prevedeva il ritorno alla Cina a partire dal 20 dicembre 1999 e la sua trasformazione in una regione amministrativa speciale. Un regime transitorio per 50 anni garantito, come a Hong Kong, dalla formula “un Paese, due sistemi”. Ma a differenza della ribelle vicina, Macao è sempre stata molto fedele al Partito-Stato. Diversa per ragioni storiche e per lo sviluppo che ha avuto negli ultimi decenni, mantenendo sempre rapporti strettissimi con Pechino e la sua economia. 

Il presidente Xi Jinping, in visita qui nel dicembre del 2019, per celebrare i 20 anni del ritorno alla madrepatria, ha promesso alla città cospicui investimenti: anche per diversificare quello che oggi è il settore dominante del gioco d’azzardo. E proprio la settimana scorsa è stato annunciato un piano per creare la zona di cooperazione Guangdong-Macao. Il centro del progetto sarà l’isola di Hengqin, davanti alla città di Zhuhai, dove saranno applicati sgravi fiscali per le compagnie e per i residenti dell’ex colonia portoghese che andranno a lavorare nell'area. Alla città servono gli investimenti e i soldi del governo. Al governo servono sempre più patrioti.