Polemiche in Gran Bretagna per il nuovo look della "sposa dell'Isis"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - A quindici anni si era innamorata dei jihadisti. Adesso, a ventidue, si offre di combattere contro i terroristi: non con le armi in pugno, ma aiutando i servizi segreti di Sua Maestà. Shamima Begum, la ragazza britannica di fede musulmana che nel 2014 lasciò Londra insieme a due coetanee per raggiungere il sedicente Stato islamico in Siria e perciò ribattezzata "la sposa dell'Isis", ha cambiato idea e pure aspetto: nelle interviste che ha concesso in questi giorni alla Bbc e a Itv da un campo di detenzione per prigionieri legati allo Stato islamico nel Kurdistan siriano non solo non indossa più il velo nè l'abaya - la lunga tunica che copre il corpo delle donne nei Paesi musulmani più conservatori - ma ha un look contemporaneo e curatissimo. Top grigio con le spalle scoperte, unghie arancioni, cappello Nike o occhiali da sole in testa, capelli lunghi ben in vista.
Soprattutto, ora è diverso il suo modo di pe…
LONDRA - A quindici anni si era innamorata dei jihadisti. Adesso, a ventidue, si offre di combattere contro i terroristi: non con le armi in pugno, ma aiutando i servizi segreti di Sua Maestà. Shamima Begum, la ragazza britannica di fede musulmana che nel 2014 lasciò Londra insieme a due coetanee per raggiungere il sedicente Stato islamico in Siria e perciò ribattezzata "la sposa dell'Isis", ha cambiato idea e pure aspetto: nelle interviste che ha concesso in questi giorni alla Bbc e a Itv da un campo di detenzione per prigionieri legati allo Stato islamico nel Kurdistan siriano non solo non indossa più il velo nè l'abaya - la lunga tunica che copre il corpo delle donne nei Paesi musulmani più conservatori - ma ha un look contemporaneo e curatissimo. Top grigio con le spalle scoperte, unghie arancioni, cappello Nike o occhiali da sole in testa, capelli lunghi ben in vista.
Soprattutto, ora è diverso il suo modo di pensare: "Unirmi allo Stato Islamico è stata una decisione che rimpiangerò per tutta la vita, ma adesso, se il Regno Unito fosse pronto ad accogliermi, potrei collaborare con la polizia e le forze antiterrorismo per spiegare i metodi usati dagli estremisti islamici per reclutare giovani ingenui occidentali come ero io".
Affinché questo sia possibile, tuttavia, il governo di Boris Johnson dovrebbe restituirle la cittadinanza che le ha tolto nel 2019, dopo un'inchiesta che avrebbe provato il suo attivo coinvolgimento nell'operato dell'Isis. Shamima nega: "Per l'Isis sono stata soltanto una moglie e una madre", dice raccontando il suo matrimonio con un musulmano olandese, dal quale è nato un figlio. Il bambino è poi morto di polmonite e il marito è stato catturato da uno dei gruppi che lottavano contro lo Stato Islamico, senza che lei sappia più che fine ha fatto. Da allora la giovane vive in un campo profughi e chiede risolutamente di essere riammessa in Gran Bretagna. "Sono pronta a sottopormi a un processo, non sono colpevole di nulla, tranne la mia scelta scellerata di andare in Medio Oriente, ma ero una ragazzina, non capivo niente, i fondamentalisti mi hanno fatto il lavaggio del cervello".
L'associazione per i diritti umani Liberty ha protestato contro la decisione di toglierle la cittadinanza, affermando che costituisce "un pericolo precedente". Ma Sajid Javid, l'attuale ministro della Sanità britannico, che era ministro degli Interni quando la cittadinanza le fu revocata, dubita in un ripensamento da parte del governo di Londra: "L'opinione pubblica non ha visto tutto quello che sappiamo su quella ragazza. Se la gente sapesse, sarebbe d'accordo con noi che toglierle la cittadinanza è stata una decisione giusta. Il nostro compito è mantenere la sicurezza nazionale" ha detto Itv. Un'intervista che ha generato moltissime polemiche proprio per il look mostrato dalla ragazza: più di un utente ha ironizzato sul fatto che la giovane stesse cercando di ottenere un ruolo televisivo con la sua nuova immagine.
Delle altre due ragazze fuggite con lei in Siria nel 2014, una è morta durante un bombardamento e della seconda si sono perse le tracce. "Se potessi tornare a casa, potrei rendermi utile alla società", insiste Shamima. "Non voglio marcire per sempre in un campo profughi siriano".