Un aumento del Pil di 74 miliardi di euro l'anno: i migranti fanno bene all'Ue
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoLa crisi dei migranti del 2015, e le ripetute ondate di nuovi arrivi mal gestiti, hanno trasformato la questione migratoria in un problema per l'Unione europea. E se invece fosse una opportunità?
Le politiche migratorie dell'Ue scontano le divisioni spesso ideologiche tra i diversi Stati, ma soprattutto la mancanza di un approccio più centrato sul lavoro e sul riconoscimento dei diritti e delle capacità dei lavoratori migranti.
Ora il Parlamento europeo mette nero su bianco i benefici che un cambio di prospettiva potrebbe portare a tutti gli Stati membri. Politiche più efficaci di "tutela dei lavoratori stranieri e di riconoscimento delle loro qualifiche potrebbero portare a un aumento del Pil europeo di circa 74 miliardi di euro l'anno", si legge in un rapporto pubblicato il 1 settembre dal Servizio ricerca del parlamento europeo.
L'unità diretta da Lauro Panella analizza possibili proposte di politiche europee in …
La crisi dei migranti del 2015, e le ripetute ondate di nuovi arrivi mal gestiti, hanno trasformato la questione migratoria in un problema per l'Unione europea. E se invece fosse una opportunità?
Le politiche migratorie dell'Ue scontano le divisioni spesso ideologiche tra i diversi Stati, ma soprattutto la mancanza di un approccio più centrato sul lavoro e sul riconoscimento dei diritti e delle capacità dei lavoratori migranti.
Ora il Parlamento europeo mette nero su bianco i benefici che un cambio di prospettiva potrebbe portare a tutti gli Stati membri. Politiche più efficaci di "tutela dei lavoratori stranieri e di riconoscimento delle loro qualifiche potrebbero portare a un aumento del Pil europeo di circa 74 miliardi di euro l'anno", si legge in un rapporto pubblicato il 1 settembre dal Servizio ricerca del parlamento europeo.
L'unità diretta da Lauro Panella analizza possibili proposte di politiche europee in materia di migrazioni e accompagna una proposta di iniziativa legislativa del Parlamento Europeo che è attualmente in discussione e la cui relatrice è la parlamentare svedese Abir Al-Sahlani.
Nel 2019, nell'Unione europea i permessi di soggiorno erano 20,3 milioni, ma meno di uno su cinque è stato rilasciato per motivi di lavoro e solo uno su 25 per motivi di studio. La maggior parte dei permessi si ottiene per il ricongiungimento familiare (il 38%). Quelli per motivi di lavoro sono cresciuti - su circa 3 milioni rilasciati nel 2019 dai Paesi membri per cittadini di Paesi terzi, il 40% (circa 1,2 milioni) è stato dato per ragioni legate all'occupazione, ma si tratta spesso di manodopera impiegata in lavori poco qualificati. Quasi la metà dei permessi emessi per la prima volta (il 42%) nel 2019 sono stati rilasciati per lavoratori stagionali.
L'Europa fa fatica ad attirare lavoratori qualificati e quando riescono a entrare in uno degli Stati membri spesso non vedono riconosciuto il proprio titolo di studio e finiscono a fare lavori per i quali sono overqualificati e sottopagati.
Lo studio evidenza cinque problematiche chiave che bloccano la costruzione di una adeguata politica migratoria, tra cui "la mancanza di canali legali" per gli ingressi, specialmente quelli motivati da ragioni di lavoro; la mancanza di una reale "parità di trattamento e l'effettiva protezione dei diritti dei lavoratori stranieri"; la "debolezza dei canali di mobilità sociale e di integrazione per gli stranieri nella Ue".
Questi problemi hanno un impatto negativo non solo in termini di rispetto dei diritti e delle tutele dei lavoratori ma anche in termini di costi, per i migranti e per l'economia Ue. "La Ue rischia di non essere una destinazione attraente per i lavoratori migranti e di non valorizzare il potenziale di capitale umano che questi rappresentano", scrivono i ricercatori. Eppure la crisi del Covid ha reso ancora più evidente l'importanza del contributo dei lavoratori stranieri, basti pensare ai lavori di cura e nella sanità. Uno studio recente del Joint Research Center della Commissione Europea dice che il 13% dei lavoratori nei settori essenziali in Europa sono stranieri provenienti da Paesi terzi.
Nuove politiche per riconoscere le qualifiche professionali, facilitare l'accesso al lavoro regolare, aprire dei canali regolari di immigrazione - puntando molto anche su giovani, imprenditori, startupper - farebbero bene al mercato, afferma lo studio. "La creazione di nuovi canali legali per lavoratori stranieri e imprenditori di startup, e la facilitazione all'accesso al lavoro regolare per stranieri che già sono nella Ue potrebbero accrescere il Pil europeo di circa 37 miliardi l'anno".