La direttrice di una scuola di formazione professionale a Kabul: "Restiamo in aula, senza istruzione non c'è futuro"
di Barbara Schiavulli , di Barbara SchiavulliKABUL- Al centro del suo studio, troneggia una bandiera afghana nero, rosso, verde, di quelle che non si vedono più, sostituite da quella bianca dei talebani. Sidiqa Mushtaq dirige un istituto di scienze sanitarie, corso parauniversitario frequentato da chi lavora in ospedale e non è medico. Ci chiede di non fare il nome della scuola per ragioni di sicurezza.1300 studenti, ragazzi e ragazze dai 18 ai 23 anni, ha dovuto dividere le classi: ragazze la mattina, ragazzi il pomeriggio.
Riesce ancora a lavorare?
"Siamo nel limbo, ogni giorno i talebani dicono qualcosa e la vita peggiora. Sono qua, ma non so ancora per quanto. Non possiamo più prevedere nulla".
Lei ha partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi e suo marito era con lei: lui cosa pensa della situazione?
"I nostri uomini hanno paura. Tutti hanno paura. Sono stata minacciata al telefono, sui social, ho dovuto chiudere il profilo Facebook, ogni donna che ha una posizione è…
KABUL- Al centro del suo studio, troneggia una bandiera afghana nero, rosso, verde, di quelle che non si vedono più, sostituite da quella bianca dei talebani. Sidiqa Mushtaq dirige un istituto di scienze sanitarie, corso parauniversitario frequentato da chi lavora in ospedale e non è medico. Ci chiede di non fare il nome della scuola per ragioni di sicurezza.1300 studenti, ragazzi e ragazze dai 18 ai 23 anni, ha dovuto dividere le classi: ragazze la mattina, ragazzi il pomeriggio.
Riesce ancora a lavorare?
"Siamo nel limbo, ogni giorno i talebani dicono qualcosa e la vita peggiora. Sono qua, ma non so ancora per quanto. Non possiamo più prevedere nulla".
Lei ha partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi e suo marito era con lei: lui cosa pensa della situazione?
"I nostri uomini hanno paura. Tutti hanno paura. Sono stata minacciata al telefono, sui social, ho dovuto chiudere il profilo Facebook, ogni donna che ha una posizione è nel mirino".
Lei come si sente ad un mese dall'arrivo dei talebani?
"I nostri sentimenti sono imprigionati, non possiamo permetterci di provare qualcosa. Tutto quello che abbiamo fatto in questi anni è distrutto: la libertà che ci siamo guadagnate è svanita. Non vediamo futuro: un Paese che non ha istruzione è perduto. L'unica cosa che ci resta sono i social, se taglieranno internet non avremo più voce".
Di cosa avete bisogno?
"Diritti, libertà, uguaglianza. Non possiamo vivere così. Alle manifestazioni ero terrorizzata, temevo un'esplosione, ma ero così disperata da essere disposta a correre il rischio".
Perché i talebani sono contro l'istruzione?
"Perché una donna istruita parla, lotta. I talebani vogliono persone ubbidienti, non con la mente aperta. E questa è un'arma potente".
Oggi che cosa significa essere donna in Afghanistan?
"Continuare a nascondersi. Non usare il proprio nome se si scrive qualcosa. Stare a casa e lasciarsi andare. Ci sono due tipi di donne: quelle attive, che continueranno a lottare di nascosto. E quelle che non hanno i mezzi e l'istruzione per opporsi".
Lei non cambia la bandiera come hanno fatto tutti?
"No. Non la cambierò mai. È quella del mio Paese".