Canada, TikTok e turbanti: Singh sfida Trudeau a passo di danza
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK- È il politico più amato dai giovani canadesi, appare sulle copertine delle riviste di moda in abiti sartoriali, ha sedotto milioni di fan con video dove accenna passi di danza postati su TikTok: e non è Justin Trudeau. Nel Canada che domani torna alle urne - avventata mossa del due volte primo ministro 49enne che ha sciolto le camere a Ferragosto con due anni d'anticipo per rafforzare il suo Partito liberale - la sorpresa potrebbe essere il leader del Nuovo partito democratico Jagmeet Singh. Proprio l'alleato progressista di cui Trudeau sperava di liberarsi dopo averci governato due anni nel governo di minoranza.
Il 42enne di origini indiane - l'immancabile turbante colorato (d'obbligo per i seguaci della sua fede sikh) a distinguerlo come primo "non bianco" alla guida di un partito nazionale - non ha grandi speranze di approdare alla guida dello Stato federale. E così si prospetta una nuova partita a due come nel 2019: …
NEW YORK- È il politico più amato dai giovani canadesi, appare sulle copertine delle riviste di moda in abiti sartoriali, ha sedotto milioni di fan con video dove accenna passi di danza postati su TikTok: e non è Justin Trudeau. Nel Canada che domani torna alle urne - avventata mossa del due volte primo ministro 49enne che ha sciolto le camere a Ferragosto con due anni d'anticipo per rafforzare il suo Partito liberale - la sorpresa potrebbe essere il leader del Nuovo partito democratico Jagmeet Singh. Proprio l'alleato progressista di cui Trudeau sperava di liberarsi dopo averci governato due anni nel governo di minoranza.
Il 42enne di origini indiane - l'immancabile turbante colorato (d'obbligo per i seguaci della sua fede sikh) a distinguerlo come primo "non bianco" alla guida di un partito nazionale - non ha grandi speranze di approdare alla guida dello Stato federale. E così si prospetta una nuova partita a due come nel 2019: col nuovo leader conservatore Erin O'Toole, 48 anni, ex militare arruolatosi nell'aeronautica dopo aver visto Top Gun ma finito a fare il radarista, il cui slogan è "Cambiare: non troppo", distanziato dal premier uscente di mezzo punto (31 per cento contro il 31,6 del Liberal Party).
Toccherà dunque al progressista sikh, ex avvocato e attivista dei diritti umani, fare l'ago della bilancia. Più popolare di due anni fa, quando arrivando terzo col suo partito guadagnò i 24 seggi che permisero all'indebolito primo ministro di formare il Trudeau2. Oggi Singh è dato al 20,1 grazie all'uso sapiente dei social e pure all'endorsement americano del senatore "socialista" Bernie Sanders e della deputata Alexandria Ocasio-Cortez. È premiato pure dal non voler garantire appoggio a nessuno. Pronto a entrare in un governo di minoranza rosso-liberal o blu-conservatore a patto di spingere la sua agenda: cancellazione del debito studentesco, medicine a carico del governo, più tasse per i ricchi, salario minimo garantito, riduzione delle emissioni del 50 per cento e mercato immobiliare calmierato.
Trudeau proprio non se lo aspettava. Puntava suil buon andamento della campagna vaccinale, ma la scelta di nuove elezioni in piena quarta ondata non è piaciuta. Ormai è lontano dalla popolarità del 2015, la sua stella è offuscata. La sua immagine di progressista tutto selfie e calzini colorati, attento alla causa dei rifugiati, è erosa da scandali e gaffe. Dalle accuse di aver palpato una reporter nel 2000, alla vacanza alle Bahamas sull'isola dell'Aga Khan nel 2017. Insieme alle pressioni sulla ministra della Giustizia Jody Wilson-Raybould perché chiudesse un occhio sulle accuse di corruzione alla multinazionale Snc-Lavalin. E le foto vecchie di decenni pubblicate su Time dove lo si vedeva a una festa in costume con la faccia dipinta di nero. Per carità, grazie al sistema elettorale quasi certamente la sfangherà. Ma con Jagmeet Singh a fargli sempre più ombra: spingendolo molto più a sinistra di quanto avrebbe voluto.