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Diario da Kabul. La scuola senza ragazze, un danno enorme per il futuro dell'Afghanistan

(reuters)

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Nelle case molti hanno pianto. Dopo essere state a lungo chiuse, qualche settimana fa le classi da 1 a 6 hanno riaccolto maschietti e femminucce. Toccava ora alle superiori. Milioni di ragazzi e ragazze aspettavano di tornare alle lezioni. Invece la riapertura annunciata ieri riguarda solo i ragazzi. Alle studentesse non si fa cenno. Completamente ignorate. Vorrei credere che il non vietare espressamente lasci una porta aperta, ma temo sia illusione.

 

Dicevo, tanti hanno pianto di rabbia e sconforto. Oggi, facendo attenzione a orecchie indiscrete, la gente non parla d'altro. "Le mie figlie non hanno chiuso occhio tutta la notte". "Ho promesso di far loro prendere la maturità, ma come?". "…

Nelle case molti hanno pianto. Dopo essere state a lungo chiuse, qualche settimana fa le classi da 1 a 6 hanno riaccolto maschietti e femminucce. Toccava ora alle superiori. Milioni di ragazzi e ragazze aspettavano di tornare alle lezioni. Invece la riapertura annunciata ieri riguarda solo i ragazzi. Alle studentesse non si fa cenno. Completamente ignorate. Vorrei credere che il non vietare espressamente lasci una porta aperta, ma temo sia illusione.

 

Dicevo, tanti hanno pianto di rabbia e sconforto. Oggi, facendo attenzione a orecchie indiscrete, la gente non parla d'altro. "Le mie figlie non hanno chiuso occhio tutta la notte". "Ho promesso di far loro prendere la maturità, ma come?". "Avremmo dovuto correre in aeroporto il primo giorno e scappare lontano". "Non sono cambiati, che vi dicevo?". "Aspettate, non è detto ancora". "Aspettare cosa?". "È che non c'è nessuno cui rivolgersi e discutere". Vederli scuotere il capo ti stringe il cuore. Non descrivo l'espressione delle donne. Gente povera e spesso analfabeta capisce l'importanza dell'istruzione, e le autorità la negano alle ragazze! Possibile non sappiano che porterà danno a tutto il Paese, loro compresi?

Amin ha sei figli, tre sono femmine, in ottava, decima e dodicesima. Per loro vorrebbe partire. Chiede se il divieto di istruzione femminile sarà considerato un motivo valido per ottenere lo stato di rifugiato. Non lo so, ma so che se avessero proibito a me il diritto allo studio, sarei impazzito. È un divieto che creerà problemi anche a noi, sebbene non subito. Ricordo la fatica che si faceva un tempo a trovare candidate per posizioni che richiedessero la maturità e la conoscenza dell'inglese.

 

Per qualche anno dopo la caduta dei talebani, i colloqui di lavoro furono una sofferenza. Il governo si era affrettato a creare corsi di recupero per ragazze, ma sei anni senza scuola erano un vuoto difficile da riempire. Rivedo ancora due sorelle impegnate nel test scritto di cultura generale. Nome pomposo, in realtà serviva ad appurare se sapessero leggere e scrivere. Azzeccarono 2 domande su 30 e la scrittura era una serie di segni senza senso. Che pena. Dio non voglia si torni a quello. Sono in genere ottimista, cerco di fare e farmi coraggio.

Oggi sorridere mi costa una fatica immensa. I colleghi afghani se ne accorgono. "Stai bene?", domandano. Dimenticavo: la sede del Ministero delle Donne è diventata quella del Ministero per la prevenzione del vizio e promozione della virtù, la polizia religiosa, insomma. Con tanti posti disponibili, prendere proprio quello?

Alberto Cairo è il responsabile del Programma di riabilitazione della Comitato internazionale della Croce rossa a Kabul