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Hong Kong alle urne: ma solo i "veri patrioti" possono votare

(ansa)
Si elegge il Comitato elettorale, incaricato di scegliere quasi la metà dei deputati del nuovo parlamentino e il nuovo governatore. Un processo controllato, che esclude chi non si riconosce nell'ideologia del partito: ha diritto al voto solo lo 0,6% della popolazione
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PECHINO - Seimila poliziotti schierati a garantire l'ordine pubblico e appena 4.889 aventi diritto di voto, cioè lo 0,06% della popolazione. Hong Kong oggi va alle urne - si fa per dire - per scegliere il Comitato elettorale, fedele sempre di più al Partito. Un'elezione tecnica, chiamiamola così - quelle generali ci saranno tra tre mesi, a dicembre - ma che è la prima vera rappresentazione plastica della lunga mano di Pechino sull'ex colonia britannica per assicurarsi che al governo ci vadano soltanto i "patrioti" e stroncare sul nascere quegli "elementi anti-cinesi" che disturbano la leadership comunista. Secondo la nuova legge elettorale imposta dalla Cina lo scorso marzo, infatti, il Comitato - ampliato da 1200 a 1500 membri, proprio con l'intenzione di diluire il peso delle opposizioni - sarà incaricato di designare quasi la metà dei deputati nel nuovo parlamentino e, a marzo del prossimo anno, il n…

PECHINO - Seimila poliziotti schierati a garantire l'ordine pubblico e appena 4.889 aventi diritto di voto, cioè lo 0,06% della popolazione. Hong Kong oggi va alle urne - si fa per dire - per scegliere il Comitato elettorale, fedele sempre di più al Partito. Un'elezione tecnica, chiamiamola così - quelle generali ci saranno tra tre mesi, a dicembre - ma che è la prima vera rappresentazione plastica della lunga mano di Pechino sull'ex colonia britannica per assicurarsi che al governo ci vadano soltanto i "patrioti" e stroncare sul nascere quegli "elementi anti-cinesi" che disturbano la leadership comunista. Secondo la nuova legge elettorale imposta dalla Cina lo scorso marzo, infatti, il Comitato - ampliato da 1200 a 1500 membri, proprio con l'intenzione di diluire il peso delle opposizioni - sarà incaricato di designare quasi la metà dei deputati nel nuovo parlamentino e, a marzo del prossimo anno, il nuovo governatore della città. 

 

 

Soltanto 364 seggi verranno assegnati oggi direttamente tramite il voto: il resto sono già stati occupati d'ufficio o "vinti" da gruppi di interesse, vicini alle posizioni del governo comunista di Pechino, per mancanza di candidati dell'opposizione. "Il nostro migliorato sistema elettorale assicura che soltanto i patrioti amministreranno Hong Kong", ha detto questa mattina in conferenza stampa la governatrice uscente Carrie Lam, ancora in dubbio se ricandidarsi o meno. "E ci aiuterà a tornare allo spirito della risoluzione 'Un Paese due sistemi'. Oggi è un giorno molto importante". Chi ovviamente non la pensa così è Nathan Law, uno dei leader della rivoluzione degli ombrelli e oggi dissidente in esilio nel Regno Unito: "Tutti i candidati diventeranno delle marionette nelle mani del Partito comunista cinese", ha dichiarato alla France Presse. "Non ci sarà nessuna competizione".

Ma che cosa dice la nuova legge? La riforma - la più incisiva da quando la città venne restituita dal Regno Unito alla Repubblica Popolare cinese nel 1997 - era già stata decisa a marzo da Pechino durante le Due Sessioni, nella Grande Sala del Popolo a Piazza Tiananmen. La novità più significativa è l'istituzione di una commissione che dovrà giudicare la lealtà "patriottica" di ogni aspirante candidato al Comitato elettorale e al Legislative Council, l'assemblea monocamerale. Ampliando il numero dei seggi nel Comitato elettorale (300 in più, da 1200 a 1500) i 117 seggi destinati ai consigli distrettuali, fino a ieri in larga parte in mano ai gruppi pro-democrazia, sono poi stati eliminati. Ultimo, ma non meno importante, nel Parlamento il rapporto tra membri eletti e membri nominati (da forze pro-regime) cambierà a favore di questi ultimi. Di fatto si tratta di un colpo a qualsiasi speranza delle forze democratiche di esercitare una concreta opposizione. I deputati passeranno da 70 a 90, con il proposito di diluire il peso dei candidati eletti direttamente dalla popolazione. Prima della riforma la metà dei 70 seggi era infatti eletta direttamente, ma ora con i seggi supplementari scelti dal Comitato elettorale tali seggi si ridurranno ad appena 20. Cioè si passerà da un 50% di seggi eletti dal popolo ad appena un 18%. Il resto sarà rappresentato dalle industrie, i sindacati e le professioni: tutte figure pro-Pechino.