Meno Europa, più Asia: la dottrina Biden alla prova dell’Onu
di Federico Rampini , di Federico RampiniIl gran debutto di Joe Biden all'assemblea generale delle Nazioni Unite avviene domani in un clima improvvisamente turbolento. La tensione non si respirerà a Palazzo di Vetro, perché oltre al presidente americano - che ha una trasferta breve, da Washington a New York - pochissimi capi di Stato e di governo si sposteranno. Quello di Biden all'Onu è un discorso atteso e delicato perché si tratta del primo intervento di politica estera in un consesso multilaterale, dopo gli incidenti che hanno segnato i rapporti con alcuni alleati. A sentire i più delusi, attorno alla Dottrina Biden di politica estera si è creato il sospetto che sia troppo simile alla Dottrina Trump. O almeno questa è una narrazione diffusa in Europa.
Il Vecchio Continente ha incassato malissimo le due ultime decisioni del presidente americano: l'evacuazione precipitosa dell'Afghanistan; poi la nascita di nuove geometrie strategiche e nuovi club nell'I…
Il gran debutto di Joe Biden all'assemblea generale delle Nazioni Unite avviene domani in un clima improvvisamente turbolento. La tensione non si respirerà a Palazzo di Vetro, perché oltre al presidente americano - che ha una trasferta breve, da Washington a New York - pochissimi capi di Stato e di governo si sposteranno. Quello di Biden all'Onu è un discorso atteso e delicato perché si tratta del primo intervento di politica estera in un consesso multilaterale, dopo gli incidenti che hanno segnato i rapporti con alcuni alleati. A sentire i più delusi, attorno alla Dottrina Biden di politica estera si è creato il sospetto che sia troppo simile alla Dottrina Trump. O almeno questa è una narrazione diffusa in Europa.
Il Vecchio Continente ha incassato malissimo le due ultime decisioni del presidente americano: l'evacuazione precipitosa dell'Afghanistan; poi la nascita di nuove geometrie strategiche e nuovi club nell'Indo-Pacifico. La ritirata da Kabul non sarebbe stata sufficientemente concordata con i partner della Nato, sempre secondo le critiche europee. Poi c'è stato il summit convocato da Biden fra i Paesi del Quad, il quadrilatero strategico che oltre agli Stati Uniti include India, Giappone e Australia. Infine lo "strappo" dei sottomarini quando Washington ha annunciato la fornitura di sommergibili a propulsione nucleare all'Australia, battezzando un nuovo dispositivo difensivo - Aukus - che unisce le marine militari americana inglese e australiana.
Le proteste più vibrate sono venute dalla Francia, mescolando questioni strategiche e interessi affaristici: Parigi si è vista soffiare il mercato australiano sul quale sperava di vendere per 56 miliardi dei sottomarini "made in France". Il premier australiano Scott Morrison ha risposto per le rime: i sub francesi non sono competitivi, la propulsione nucleare offre vantaggi strategici in termini di autonomia su lunghissime distanze, e capacità di sfuggire alla rilevazione del nemico. Sullo sfondo c'è l'ombra della Cina e la minaccia di una sua invasione di Taiwan. Emmanuel Macron oltre al business perduto si sente escluso da un teatro sempre più strategico, mentre proclama che anche la Francia è una "potenza dell'Indo-Pacifico" (grazie ad alcuni territori d'oltremare).
Il dissidio franco-americano ha rischiato di avvelenare l'inaugurazione dell'assemblea Onu, dopo il ritiro degli ambasciatori di Macron da Washington e da Canberra. Un chiarimento telefonico tra Biden e Macron ci sarà in queste ore, in parallelo con l'apertura dell'assemblea Onu. La Francia continua a parlare di "shock, rabbia, crisi grave", però auspica anche che si "vada avanti", cioè si volti pagina.
L'incidente ha riprodotto le incomprensioni fra le due sponde dell'Atlantico che si erano verificate sull'Afghanistan. Gli europei sembrano scoprire con ritardo che è cambiato in modo drastico il posizionamento strategico dell'America, le sue priorità, gli scenari su cui vuole concentrare le risorse. Ancora a metà giugno gli europei applaudivano Biden perché in occasione della sua tournée europea diceva "America Is Back", l'America è tornata. Non si chiedevano: tornata dove?
L'asse preferenziale con la vecchia Europa è ormai un anacronismo perché il mondo è cambiato. La rotazione strategica verso l'Asia era stata annunciata già da Barack Obama, anche se poi il Pentagono e l'establishment globalista lo avevano tenuto inchiodato a guerre del passato come l'Afghanistan. La Dottrina Biden è il frutto di una nuova generazione di strateghi, guidati da Jake Sullivan, a capo del National Security Council. Non è una riedizione dell'America First di Trump ma ne ha estratto alcune lezioni. L'America si era distratta mentre la Cina accelerava la rincorsa in settori tecnologici cruciali e potenziava i suoi armamenti fino a raggiungere la parità su alcuni teatri asiatici o addirittura la superiorità in forze navali.
Biden non terrà all'Onu il linguaggio isolazionista del suo predecessore, ma avrà lo sguardo puntato su quell'Indo-Pacifico dove la maggior parte degli europei sono assenti, o poco rilevanti.