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Diario da Kabul. La barbarie del taglio delle mani

(ansa)

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Ogni mese verifichiamo le quantità del materiale nei magazzini, specie quello che viene dall'estero, potendo essere lungo il tempo di consegna. Guai restare senza lastre di plastica per le protesi, ricambi per le macchine, ruote delle carrozzine, piedi. È compito di Masud, il magazziniere-capo, confrontare quanto resta con il consumo previsto per i prossimi mesi e preparare l'ordine. Io controllo e firmo. Con l'arrivo dei talebani e la loro giustizia, c'è un articolo il cui ordine va aumentato: le protesi di mano.

Quando Masud me lo ricorda, provo un brivido per la schiena. Che diventa imbarazzo vedendo nella stanza Wassé. Spero non abbia sentito. A Wassé infatti, oltre vent'anni fa, era stata tagliata la mano destra perché accusato di furto. Per rendere la punizione esemplare, il giudice aveva deciso di amputargli anche la gamba sinistra, in genere comminata solo ai recidivi. La sentenza era stata eseguita allo stadio. Vi…

Ogni mese verifichiamo le quantità del materiale nei magazzini, specie quello che viene dall'estero, potendo essere lungo il tempo di consegna. Guai restare senza lastre di plastica per le protesi, ricambi per le macchine, ruote delle carrozzine, piedi. È compito di Masud, il magazziniere-capo, confrontare quanto resta con il consumo previsto per i prossimi mesi e preparare l'ordine. Io controllo e firmo. Con l'arrivo dei talebani e la loro giustizia, c'è un articolo il cui ordine va aumentato: le protesi di mano.

Quando Masud me lo ricorda, provo un brivido per la schiena. Che diventa imbarazzo vedendo nella stanza Wassé. Spero non abbia sentito. A Wassé infatti, oltre vent'anni fa, era stata tagliata la mano destra perché accusato di furto. Per rendere la punizione esemplare, il giudice aveva deciso di amputargli anche la gamba sinistra, in genere comminata solo ai recidivi. La sentenza era stata eseguita allo stadio. Vi era arrivato bendato e legato, mi raccontò, accolto da un suono mai sentito prima. Capì che era la folla. Non so se fosse colpevole e non lo voglio sapere. So che la pena è disumana.

 

Ricordo il giorno in cui si presentò per la protesi. Negli occhi (chiari, quasi liquidi) si leggevano dolore, paura del futuro e vergogna. Gamba sinistra e mano destra, chi non avrebbe capito? Disse che era stata una mina, fingemmo di credergli. La verità la raccontò dopo, diventati amici. Una volta chiesi al capo della polizia religiosa che ispezionava la clinica perché amputare. "Per non tenerli in prigione inutilmente. Puniti, tornano a casa a lavorare e mantenere la famiglia". Quale lavoro? Come? Aiutare Wassé non fu facile. "La gente, la gente!", ripeteva. Dovemmo essere severi con lui.

 

Vuoi vivere o morire? Basta lamentarsi e pensare alla gente, guarda avanti. Lo so, facile a dirsi. Funzionò. Imparò a camminare e a usare la mano-protesi e l'uncino (sinistro ma utilissimo), diventò imbianchino e, nel tempo libero, venditore ambulante di sigarette. Quando si fece vacante da noi un posto da tuttofare, si presentò e fu assunto. Da anni tiene in ordine il mio ufficio e quello degli amministratori. Prepara un tè al cardamomo sublime e la mia gatta gli vuole bene più che a me. Ha sentito perfettamente le parole di Masud. Rimasti soli mi dice che sperava di non vedere più nessuno punito come lui. E anche che facciamo bene a ordinare delle mani in più. Non so esattamente quanti furono negli anni Novanta gli amputati allo stadio, presumo qualche centinaio. Vedremo quanti saranno ora.