Elezioni in Russia, tra i nuovi comunisti che minacciano la vittoria di Putin: "Non riconosceremo il voto"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Sotto la statua di Pushkin, tradizionale ritrovo dell'opposizione moscovita, si sono radunate solo un paio di centinaia di persone sfidando la pioggia e l'insolito gelo settembrino. Ma i comunisti della capitale che si sono visti soffiare la vittoria dal dubbio conteggio del voto elettronico non hanno intenzione di desistere.
"Il futuro è di tutti, non solo degli eletti", ha tuonato Valerij Rashkin, l'influente capo della sezione moscovita del Kprf, senza che gli agenti anti-sommossa interferissero benché il raduno non fosse autorizzato.
"Non riconosceremo i risultati", aveva detto in mattinata in conferenza stampa il leader Gennadij Zjuganov, invitando i sostenitori a difendere il partito "come i cadetti di Podolsk dife…
MOSCA - Sotto la statua di Pushkin, tradizionale ritrovo dell'opposizione moscovita, si sono radunate solo un paio di centinaia di persone sfidando la pioggia e l'insolito gelo settembrino. Ma i comunisti della capitale che si sono visti soffiare la vittoria dal dubbio conteggio del voto elettronico non hanno intenzione di desistere.
"Il futuro è di tutti, non solo degli eletti", ha tuonato Valerij Rashkin, l'influente capo della sezione moscovita del Kprf, senza che gli agenti anti-sommossa interferissero benché il raduno non fosse autorizzato.
"Non riconosceremo i risultati", aveva detto in mattinata in conferenza stampa il leader Gennadij Zjuganov, invitando i sostenitori a difendere il partito "come i cadetti di Podolsk difesero Mosca" nell'ottobre del '41 e Vladimir Putin a porre fine alla "sporca cucina elettorale".
A spoglio pressoché completato di quelle che la politologa Tatjana Stanovaja si rifiuta di chiamare elezioni, ma definisce "la somministrazione di un risultato pre-pianificato entro i limiti consentiti", il partito al potere Russia Unita si è attribuito quasi il 50% dei voti: 4 punti in meno rispetto al 2016, ma abbastanza per aggiudicarsi l'agognata maggioranza di due terzi nella Duma, la Camera bassa del Parlamento, necessaria ad approvare emendamenti costituzionali in autonomia.
Un traguardo inatteso per un partito con un indice di fiducia sotto al 30%, perfezionato non solo grazie alle manipolazioni del voto elettronico attivo in sette regioni, ma anche alla mobilitazione dei dipendenti statali, ai dati gonfiati nei cosiddetti "sultanati elettorali", alle oltre 5mila frodi registrate dall'ong Golos, nonché alle intimidazioni e alla mancanza di trasparenza condannate da Usa e Ue.
A farne le spese sono stati soprattutto gli eredi del Pcus che hanno visto le loro vittorie nei collegi uninominali moscoviti spazzati via dai 2 milioni di voti elettronici diffusi a ben 20 ore dalla chiusura dei seggi. Un ritardo sospetto.
Il matematico 38enne che si definisce "democratico socialista" Mikhail Lobanov era avanti di 11mila voti rispetto al rivale prima che il risultato venisse ribaltato. "Non sono d'accordo. Voglio ricorrere, protestare, fare annullare questa decisione. Ci hanno rubato milioni di voti. Sì, erano voti di protesta, ma noi "candidati del No" dobbiamo farcene carico", commenta a Repubblica.
A livello federale, il Partito comunista ha comunque festeggiato: è balzato di 6 punti al 19% dopo essere riuscito a intercettare il malcontento e aver avviato negli anni un'accurata campagna immagine di svecchiamento come quella che nel 2016 rivisitava in veste hipster Stalin, Lenin e Marx.
Dal carcere Aleksej Navalnyj ha rivendicato la crescita di consensi dei comunisti come un successo della sua strategia del Voto intelligente che indirizzava gli elettori sui candidati meglio posizionati per ostacolare Russia Unita. Ma il merito è stato suo solo in parte, anche perché, oltre ad aver diviso la già sfilacciata opposizione, le sue indicazioni di voto sono state rimosse dai colossi di Internet su pressione delle autorità.
L'incognita adesso, osserva Stanovaja, è se il Partito comunista che fa parte della cosiddetta opposizione "sistemica", allineata con il regime, "cercherà di restare gradito al presidente" o "metterà alla prova la pazienza della sua amministrazione" scivolando verso l'opposizione "non sistemica". Le proteste però, predice, non sono sul tavolo. "Nessuno si aspettava nulla da questo voto".