Stati Uniti, migliaia di profughi haitiani al confine: la Casa Bianca aumenta i voli per "riportarli a casa"
di Alberto Flores D'Arcais , di Alberto Flores D'ArcaisNEW YORK - È una delle più grandi deportazioni di massa mai fatte negli Stati Uniti. La Casa Bianca ha deciso di aumentare i voli per “riportare a casa” gli oltre 14mila migranti haitiani (e non solo) che da giovedì scorso si sono accampati sotto il grande ponte all’ingresso di Del Rio, la città americana che sul Rio Grande divide con Ciudad Acuña la frontiera che separa il Texas dal Messico.
Il Dipartimento per la Homeland Security (una sorta di ministero degli Interni Usa) non ha voluto dare alcun dettaglio ufficiale sul numero di voli previsti, che potrebbero arrivare fino ad otto al giorno. Alejandro N. Mayorkas, l’uomo che guida il ministero da quando Biden è presidente, è arrivato a Del Rio, alla guida di 400 agenti per coordinare la massiccia deportazione. Secondo fonti anonime citate dall'Associated Press, almeno tre voli sono partiti da San Antonio (la città texana 250 chilometri ad est) dome…
NEW YORK - È una delle più grandi deportazioni di massa mai fatte negli Stati Uniti. La Casa Bianca ha deciso di aumentare i voli per “riportare a casa” gli oltre 14mila migranti haitiani (e non solo) che da giovedì scorso si sono accampati sotto il grande ponte all’ingresso di Del Rio, la città americana che sul Rio Grande divide con Ciudad Acuña la frontiera che separa il Texas dal Messico.
Il Dipartimento per la Homeland Security (una sorta di ministero degli Interni Usa) non ha voluto dare alcun dettaglio ufficiale sul numero di voli previsti, che potrebbero arrivare fino ad otto al giorno. Alejandro N. Mayorkas, l’uomo che guida il ministero da quando Biden è presidente, è arrivato a Del Rio, alla guida di 400 agenti per coordinare la massiccia deportazione. Secondo fonti anonime citate dall'Associated Press, almeno tre voli sono partiti da San Antonio (la città texana 250 chilometri ad est) domenica mattina diretti alla capitale haitiana Port-au-Prince.
In tutto, secondo gli scarni comunicati forniti da Homeland Security, circa 3mila profughi/migranti sono già stati deportati nel Paese di origine (o trasferiti nei cosiddetti "centri di trattamento") “al fine di garantire che i migranti irregolari siano rapidamente presi in custodia, e allontanati dagli Stati Uniti”. Entro stasera (lunedì) ne dovrebbero essere trasferiti altri 3mila. Domenica gli Stati Uniti avevano chiuso il confine con il Messico a Del Rio, mentre le autorità messicane, pressate dalle richieste della Casa Bianca, avevano aumentato i controlli sull’immigrazione, tagliando i punti d'ingresso verso gli Usa a Ciudad Acuña per impedire ad altri migranti di raggiungere il confine.
Per Biden (e per i democratici) è una prova ad alto rischio sul tema dell’immigrazione. La Casa Bianca giustifica la deportazione forzata con un ordine relativo alla pandemia (il Titolo 42) che permette di cacciare rapidamente la maggior parte dei migranti irregolari in Messico o nei loro Paesi d'origine. Un comportamento che ha portato a diverse critiche, sia da parte dell’ala "socialista" del partito (quella guidata da Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez) che da organizzazioni per i diritti umani che rinfacciano all’attuale presidente di usare le stesse politiche dell’era Trump ai confini col Messico. “Questa amministrazione ha parlato molto di volere un sistema di asilo umano”, ha spiegato al New York Times Lee Gelernt, un celebre avvocato dell'American Civil Liberties Union: “È orribile che la Casa Bianca stia inviando come messaggio generale che il confine è chiuso, senza riconoscere che i richiedenti asilo non hanno altra scelta che fuggire e cercare sicurezza”.
Haiti, uno dei Paesi più poveri del mondo - colpito nel 2011 da un terremoto (200mila morti) e da una gravissima epidemia di colera - sta passando una fase di grande incertezza politica (con conseguente crisi umanitaria) dopo che lo scorso luglio è stato ucciso l'ex presidente Jovenel Moïse e dopo che il mese scorso un altro terremoto ha provocato alcune migliaia di morti (ancora non quantificati esattamente) e decine di migliaia di sfollati. Lo scorso maggio Biden aveva annunciato un blocco di 18 mesi alle deportazioni dei cittadini dell’isola, regola che doveva valere per tutti coloro che si trovavano negli Usa al 21 maggio, data poi prorogata al 29 luglio.
L’isola caraibica non è nelle condizioni migliori per accogliere indietro migliaia di persone senza casa e senza lavoro e il governo di Haiti ha chiesto (senza successo) una moratoria internazionale sui propri migranti. Considerando le attuali condizioni dell’isola, 50 deputati democratici al Congresso hanno sollecitato la Casa Bianca a fermare le deportazioni ricevendo in risposta, almeno per ora, un secco no. “Non si tratta di Haiti ma di applicare la legge sull’immigrazione in generale”, ha spiegato al Washington Post un funzionario della Casa Bianca: “Questo non riguarda nessun Paese o Paese d'origine, si tratta di far rispettare le restrizioni di confine a coloro che continuano a entrare illegalmente nel Paese e mettono a rischio le loro vite e quelle della forza lavoro federale”.
Dopo i tre voli di domenica (ciascuno con 145 passeggeri a bordo) altri sei voli sono attesi per martedì 21 settembre. I voli non andranno solo ad Haiti, ma anche in altri Paesi dell’America Latina dove i migranti hanno vissuto o da dove provengono. Nella carovana che ha attraversato il Rio Grande giovedì scorso ci sono infatti anche venezuelani, cubani e nicaraguensi, tre Paesi governati da dittature e in aperto conflitto con gli Stati Uniti.