La Corte europea dei diritti umani: "la Russia responsabile dell'assassinio di Litvinenko"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - "Al di là di ogni ragionevole dubbio", la Russia è responsabile dell'assassinio di Aleksandr Litvinenko, l'ex-agente del Kgb assassinato nel 2008 con il polonio radioattivo in Gran Bretagna, dove aveva ottenuto asilo e cittadinanza. Lo ha stabilito la Corte Europea per i Diritti Umani, confermando le conclusioni dell'indagine giudiziaria condotta dal governo britannico. Il verdetto chiama direttamente in causa il Cremlino, proprio nel giorno in cui Scotland Yard incrimina un terzo uomo in un secondo attentato avvenuto in Inghilterra che porta a Mosca, quello del 2018 per eliminare con il gas nervino Novichok un'altra ex spia, il doppiogiochista Serghej Skripal, riuscito a sopravvivere dopo mesi in ospedale.
Il rifiuto del Cremlino di confutare presso la Corte europea (di cui la Russia è membro) le accuse contro Andrej Lugovoj e Dmitrij Kovtun, i due ex-colleghi di Litvinenko che gli somministrarono un tè al polonio in un …
LONDRA - "Al di là di ogni ragionevole dubbio", la Russia è responsabile dell'assassinio di Aleksandr Litvinenko, l'ex-agente del Kgb assassinato nel 2008 con il polonio radioattivo in Gran Bretagna, dove aveva ottenuto asilo e cittadinanza. Lo ha stabilito la Corte Europea per i Diritti Umani, confermando le conclusioni dell'indagine giudiziaria condotta dal governo britannico. Il verdetto chiama direttamente in causa il Cremlino, proprio nel giorno in cui Scotland Yard incrimina un terzo uomo in un secondo attentato avvenuto in Inghilterra che porta a Mosca, quello del 2018 per eliminare con il gas nervino Novichok un'altra ex spia, il doppiogiochista Serghej Skripal, riuscito a sopravvivere dopo mesi in ospedale.
Il rifiuto del Cremlino di confutare presso la Corte europea (di cui la Russia è membro) le accuse contro Andrej Lugovoj e Dmitrij Kovtun, i due ex-colleghi di Litvinenko che gli somministrarono un tè al polonio in un albergo di Londra, contribuisce a confermare la responsabilità dello Stato russo "al di là di ogni ragionevole dubbio", afferma il tribunale di Strasburgo.
I giudici hanno condannato Mosca a pagare 100 mila euro in danni, pur respingendo la richiesta di indennizzo "punitivo" presentato dalla vedova Marina Litvinenko. "Questo non è mai stato un processo per ottenere dei soldi bensì per avere giustizia", commenta lei. "Ci sono voluti quindici anni per stabilire definitivamente che Vladimir Putin ha assassinato mio marito e per giudicare la Russia colpevole in una corte internazionale. Ora spero che la morte di Aleksandr non sia stata invano e che questa sentenza segni una svolta nei confronti di Putin".
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito il verdetto "infondato" e avvertito che Mosca non pagherà i danni. Diventato un deputato del parlamento russo, Lugovoj, uno dei due assassini, commenta: "Si tratta di un giudizio illegale e politicamente motivato".
Intanto la polizia londinese ha incriminato un terzo russo per il tentato avvelenamento dell'ex spia Skripal e di sua figlia: si tratta di Serghej Fedotov, ufficiale della stessa unità del Gru, il servizio segreto militare di Mosca, a cui appartenevano due agenti russi accusati e identificati in precedenza, Aleksandr Mishkin e Anatolij Chepiga. Sia Skripal che Litvinenko avevano collaborato con lo spionaggio britannico e Litvinenko lavorava per l'opposizione in esilio a Putin.