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Cina, l'annuncio di Xi: "Non costruiremo più centrali a carbone all'estero"

Un uomo in bicicletta davanti all'impianto di Shengtou a Shuozhou, nella provincia dello Shanxi (ansa)
L'impegno nel messaggio del presidente cinese alle Nazioni Unite. "Una decisione estremamente gradita", il commento dell'inviato Usa per il clima John Kerry. Ma non è stato illustrato alcun piano dettagliato
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PECHINO - Lo scorso settembre fu il palcoscenico per annunciare che le emissioni avrebbero raggiunto il picco prima del 2030 e che la neutralità carbonica sarebbe stata raggiunta 30 anni dopo, nel 2060. Ieri alle Nazioni Unite, con il video messaggio registrato da quella Cina da cui non si muove da più di 600 giorni ormai, il presidente Xi Jinping è tornato - tra le altre cose - a parlare di clima. E a fare un’altra promessa davanti al mondo che lo ascoltava. “Non costruiremo più centrali a carbone all’estero”. Aggiungendo: “Continueremo a dare un aiuto alle nazioni in via di sviluppo per favorire l’energia verde”. E mentre l’annuncio dello scorso anno fu una sorpresa, quello di ieri era nell’aria da mesi. In ogni caso, non ne sminuisce la portata: per la prima volta Xi lo dice chiaro e tondo davanti al pubblico dell’Assemblea generale dell’Onu. Una dichiarazione subito salutata come “u…

PECHINO - Lo scorso settembre fu il palcoscenico per annunciare che le emissioni avrebbero raggiunto il picco prima del 2030 e che la neutralità carbonica sarebbe stata raggiunta 30 anni dopo, nel 2060. Ieri alle Nazioni Unite, con il video messaggio registrato da quella Cina da cui non si muove da più di 600 giorni ormai, il presidente Xi Jinping è tornato - tra le altre cose - a parlare di clima. E a fare un’altra promessa davanti al mondo che lo ascoltava. “Non costruiremo più centrali a carbone all’estero”. Aggiungendo: “Continueremo a dare un aiuto alle nazioni in via di sviluppo per favorire l’energia verde”. E mentre l’annuncio dello scorso anno fu una sorpresa, quello di ieri era nell’aria da mesi. In ogni caso, non ne sminuisce la portata: per la prima volta Xi lo dice chiaro e tondo davanti al pubblico dell’Assemblea generale dell’Onu. Una dichiarazione subito salutata come “una decisone estremamente gradita”, come ha detto l’inviato per il clima del presidente americano Biden, John Kerry. Un annuncio, sostengono molti analisti, che manda un forte messaggio anche internamente per far vedere la determinazione della leadership comunista a tenere fede ai propri impegni sull’ambiente.

 


La Cina in questi anni, sotto l’ombrello della Belt&Road Initiative ha finanziato progetti del genere in paesi come Indonesia e Vietnam, solo per citarne alcuni. Ma i segnali del cambiamento si erano già avvertiti: per la prima volta da quando Xi lanciò il suo progetto della Via della Seta otto anni fa, nella prima metà del 2021 alla voce “finanziamenti di progetti legati al carbone” si registrava un inedito “zero”. 

Qualche ombra rimane. Come per l’annuncio dello scorso anno, nemmeno per questo sembra esserci ancora un piano. O quantomeno non è stato reso pubblico. L’altro problema resta interno: ed è quello più difficile al momento da superare. La Cina è il più grande inquinatore del mondo: più di un quarto delle emissioni di CO2 (il 28%) le produce il Dragone. E le centrali si moltiplicano: una sessantina quelle in costruzione al momento ai quattro angoli del Paese. Secondo il Centre for Research on Energy and Clean Air, basato in Finlandia, nella prima metà dell’anno il governo cinese ha dato luce verde alla costruzione di 18 altiforni per la produzione di acciaio e 43 centrali elettriche a carbone.