Sì al G20 straordinario sull'Afghanistan, al centro donne e diritti
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - "Il G20 sull'Afghanistan si farà. C'è molto consenso, lo dimostra la partecipazione del ministro cinese Wang Yi". È la conclusione della riunione dei ministri degli Esteri del G20 che si è tenuta ieri a New York, guidata da Luigi Di Maio. L'Afghanistan è stato al centro delle preoccupazioni dei ministri: si parlerà di certo della questione del rispetto dei diritti, che è il cuore della battaglia in corso sul riconoscimento - che i talebani chiedono ufficialmente - del nuovo governo di Kabul da parte della comunità internazionale. "Servono fatti, non parole. Dimostrino di rispettare i diritti", ha detto Di Maio al termine dell'incontro virtuale sulla tutela delle donne afghane organizzato dall'Italia con UnWomen e Unicef. Del vertice in programma il premier Mario Draghi ha parlato anche al telefono con Vladimir Putin: appuntamento, quasi certamente, la settimana prossima.
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NEW YORK - "Il G20 sull'Afghanistan si farà. C'è molto consenso, lo dimostra la partecipazione del ministro cinese Wang Yi". È la conclusione della riunione dei ministri degli Esteri del G20 che si è tenuta ieri a New York, guidata da Luigi Di Maio. L'Afghanistan è stato al centro delle preoccupazioni dei ministri: si parlerà di certo della questione del rispetto dei diritti, che è il cuore della battaglia in corso sul riconoscimento - che i talebani chiedono ufficialmente - del nuovo governo di Kabul da parte della comunità internazionale. "Servono fatti, non parole. Dimostrino di rispettare i diritti", ha detto Di Maio al termine dell'incontro virtuale sulla tutela delle donne afghane organizzato dall'Italia con UnWomen e Unicef. Del vertice in programma il premier Mario Draghi ha parlato anche al telefono con Vladimir Putin: appuntamento, quasi certamente, la settimana prossima.
Ma i talebani più che di questo sembrano preoccupati di far sentire la propria voce all'Assemblea generale in corso: per questo hanno chiesto che possa parlare Mohammad Suhail Shaheen, portavoce dell'ufficio in Qatar, e che venga escluso l'ambasciatore Ghulam Isaczai, scelto dall'ex presidente Ashraf Ghani, che ha continuato a rappresentare l'Afghanistan dopo la presa di Kabul (chiedendo al Consiglio di sicurezza di mediare affinché il nuovo governo sia moderato e inclusivo). La richiesta formale è arrivata al segretario generale dell'Onu António Guterres con una lettera firmata dal nuovo ministro degli Esteri di Kabul Amir Khan Muttaqi. La mossa apre il braccio di ferro per il riconoscimento dell'"Emirato islamico" da parte di governi internazionali, molti dei quali sono riluttanti a legittimare i talebani fino a quando non dimostreranno di rispettare i diritti umani. Ma non tutti la pensano così: la Cina si è detta pronta a sostenere la partecipazione dei talebani all'Onu dopo l'incontro del suo ambasciatore a Kabul - insieme a quelli di Russia e Pakistan - con i talebani ieri.
Di certo i talebani non otterranno il riconoscimento prima del G20. Anche perché la richiesta all'Onu deve essere vagliata dal Comitato per le Credenziali che affronta le richieste controverse. La prossima riunione è a novembre.