Canada, morto a 97 anni l'uomo che traduceva per i nazisti: il governo cercava di estradarlo da 26 anni
di Natasha Caragnano , di Natasha CaragnanoHelmut Oberlander, ex interprete nazista, è morto all'età di 97 anni in Canada, mentre il governo sistemava carte e pratiche per avviare l'ultima fase del lungo processo che l'avrebbe allontanato dal Paese, dopo decenni di tentativi falliti: è da 26 anni che il governo cercava di estradarlo per i suoi crimini di guerra.
Oberlander aveva solo 17 anni quando venne arruolato nelle Einsatzgruppen, la squadra della morte nazista che operava nell'Unione Sovietica occupata dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale. Il suo nome era sull'elenco del Centro Simon Wiesenthal - l'Ong dei diritti umani che si occupa di conservare nel tempo la memoria dell'Olocausto - dei criminali di guerra nazisiti più ricercati, ma anche su edifici e cantieri della città di Waterloo, nello Stato canadese dell'Ontoraio. Città dove emigrò nel 1950, insieme a sua moglie, e di cui ricevette la cittadinanza nel 1960 creando una n…
Helmut Oberlander, ex interprete nazista, è morto all'età di 97 anni in Canada, mentre il governo sistemava carte e pratiche per avviare l'ultima fase del lungo processo che l'avrebbe allontanato dal Paese, dopo decenni di tentativi falliti: è da 26 anni che il governo cercava di estradarlo per i suoi crimini di guerra.
Oberlander aveva solo 17 anni quando venne arruolato nelle Einsatzgruppen, la squadra della morte nazista che operava nell'Unione Sovietica occupata dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale. Il suo nome era sull'elenco del Centro Simon Wiesenthal - l'Ong dei diritti umani che si occupa di conservare nel tempo la memoria dell'Olocausto - dei criminali di guerra nazisiti più ricercati, ma anche su edifici e cantieri della città di Waterloo, nello Stato canadese dell'Ontoraio. Città dove emigrò nel 1950, insieme a sua moglie, e di cui ricevette la cittadinanza nel 1960 creando una nuova vita e carriera nel settore immobiliare. Una battaglia che Oberlander aveva promesso di combattare fino alla sua morte, "o fino a quando non finirò i soldi e dovrò ipotecare la mia casa" aveva detto in una intervista nel 2000, e così è stato.
L'ultimo dei 12 canadesi coinvolti nelle atrocità della Seconda guerra mondiale a essere ancora in vita, sosteneva di non aver mai ucciso nessuno e di essersi arruolato nelle Einsatzgruppen sotto minaccia di morte perché era ritenuto utile visto che parlava tedesco e russo. Una squadra, però, di cui non aveva ammesso nemmeno l'esistenza anni prima.
Nel 1970 la polizia canadese aprì un fascicolo su di lui, dopo aver ricevuto una prima soffiata nel 1963, e quando fu interrogato da agenti tedeschi per un'indagine separata sui crimini di guerra l'uomo affermò di non aver mai sentito parlare dell'Einsatzgruppen, di non essere a conoscenza di alcuna esecuzione di ebrei da parte della sua unità e di essere scappato illegalmente in Canada alla fine della Seconda guerra mondiale.
Il suo caso passò all'attenzione di una commissione d'inchiesta sui criminali di guerra che chiese al tribunale canadese di avviare procedimenti penali contro gli accusati e la revoca della cittadinanza a chi aveva nascosto le proprie attività per entrare in Canada.
Ma nel 1994, la decisione della Corte Suprema del Canada di assolvere Imre Finta, primo canadese accusato penalmente per il suo ruolo nella deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, cambiò tutto e influenzò i processi successivi. La strategia di Ottawa, infatti, divenne quella di revocare la cittadinanza canadese e rispedire in Europa chi come l'ex interprete era accusato di crimini di guerra. Il caso di Oberlander si inseriva in questo nuovo quadro giuridico così, nel 1995, il governo avviò contro di lui procedimenti di snaturalizzazione ed espulsione. Un iter che si è ripetuto ben quattro volte dal 2000 al 2017, e a cui l'uomo si è sempre opposto presentando ricorso alla Corte federale del Canada e ottenendo l'annullamento "per mancanza di prove certe del suo coinvolgimento".
Alla fine, nel 2019, la Corte suprema ha smesso di concedere a Oberlander il permesso di appellarsi aprendo la strada per l'estradizione. L'uomo, che come promesso non si è mai arreso, ha presentato ricorso all'Ufficio per l'immigrazione e i rifugiati anche questa volta ma è stato respinto, così come il tentativo dei suoi avvocati di fermare il procedimento. Dopo anni di battaglie legali, quindi, il 97enne sarebbe stato estradato in Germania pagando per i crimini commessi durante la Seconda guerra mondiale e per aver mentito alle autorità canadesi quando cercò rifugio nel Paese. L'ex interprete è morto prima che potesse esser fatta, finalmente, giustizia. E questa secondo Irwin Cotler - ex deputato liberale, ministro della Giustizia a metà degli anni 2000 - è la prova della necessità di riesaminare il sistema dei processi legali contro coloro che sono accusati di crimini di guerra e riesidono in Canda. "Dobbiamo rivedere l'intero processo per assicurare alla giustizia queste persone", ha detto in una intervista al quotidiano nazionale The Globe and Mail, per garantire che non passi una intera vita come nel caso di Helmut Oberlander.