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Si dimette l’inviato Usa per Haiti: “Trattamento dei migranti disumano”

Proteste a Miami, Florida, contro l'espulsione dei migranti haitiani (afp)
Rimpatri forzati e un centro speciale a Guantanamo. A picco la popolarità del presidente Biden. Il governatore del Texas blinda il confine con una flotta di veicoli
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NEW YORK - «Non voglio essere associato con la decisione di rimpatriare migliaia di clandestini haitiani in un Paese dove le gang armate sono così temibili che i funzionari americani vivono protetti in compound». L’ambasciatore Daniel Foote, inviato speciale degli Stati Uniti per Haiti, sbatte la porta e, con una scelta criticata dal portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price come «fuorviante», assesta un duro colpo all’immagine già offuscata del presidente Joe Biden, abbandonando l’incarico affidatogli pochi mesi fa. Sconvolto dal «trattamento disumano» di quelli che ormai rappresentano la nuova emergenza al confine: i circa 14mila haitiani attualmente accampati in condizioni disperate in Texas, sotto il ponte fra la cittadina americana Del Rio e la messicana Ciudad Acuña. 

L’amministrazione ha annunciato nei loro confronti una linea durissima: evacuazione di massa con aerei speciali, …

NEW YORK - «Non voglio essere associato con la decisione di rimpatriare migliaia di clandestini haitiani in un Paese dove le gang armate sono così temibili che i funzionari americani vivono protetti in compound». L’ambasciatore Daniel Foote, inviato speciale degli Stati Uniti per Haiti, sbatte la porta e, con una scelta criticata dal portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price come «fuorviante», assesta un duro colpo all’immagine già offuscata del presidente Joe Biden, abbandonando l’incarico affidatogli pochi mesi fa. Sconvolto dal «trattamento disumano» di quelli che ormai rappresentano la nuova emergenza al confine: i circa 14mila haitiani attualmente accampati in condizioni disperate in Texas, sotto il ponte fra la cittadina americana Del Rio e la messicana Ciudad Acuña. 

L’amministrazione ha annunciato nei loro confronti una linea durissima: evacuazione di massa con aerei speciali, anche se finora ne ha rimpatriati appena 500, fra scene di disperazione e violenza all’arrivo in una ostile Port-au-Prince. E ora penserebbe addirittura a riaprire la “Guantanamo dei migranti”. Come dimostra un bando pubblicato dalla temibile polizia anti-immigrati Ice, in cerca di aziende private capaci di gestire il Moc, il “Migrant Operations Center” (Centro Operazioni Migranti) nato nel 1991 sull’isola di Cuba nella stessa base militare dove sorge pure il controverso carcere che dal 2002 “ospita” presunti terroristi islamici (erano 800: ne restano 39). Qui già in passato sono stati trattenuti haitiani e cubani che tentavano l’accesso negli Stati Uniti via mare. La struttura era poi stata chiusa per volere di Barack Obama e abbandonata nel 2017. Per quanto a tanti sembri sospetta la scelta di ristrutturarla proprio ora, la Casa Bianca nega che abbia a che fare con l’attuale crisi.
 

L’editorialista del New York Times Frank Bruni non esita però a definire “trumpiane” le soluzioni, del governo americano, associando la gestione degli haitiani al confine al ritiro dall’Afghanistan senza consultare gli alleati e pure all’alleanza Ausuk che ha fatto infuriare l’Europa. Tanto più dopo le polemiche sulla gestione di quei 14mila disperati, scatenate dalle immagini della polizia a cavallo (il cui pattugliamento è da ieri sospeso) che ne scudisciava alcuni. Immagini bollate come «inaccettabili» pure dalla vicepresidente Kamala Harris. Anche perché quella gente ha il diritto di chiedere asilo. Il loro è uno dei Paesi più poveri del mondo, colpito nel 2011 dal terremoto devastante che uccise 200mila persone e fu seguito da una grave epidemia di colera. Oggi attraversa una brutta fase d’incertezza politica, determinata dall’assassinio, lo scorso luglio, del presidente Jovenel Moïse. Mentre un mese fa la terra ha ricominciato a tremare. Anche per questo, dopo che Donald Trump aveva levato loro la protezione precedentemente garantita da Obama, lo scorso maggio era stato annunciato un blocco di 18 mesi alle espulsioni degli haitiani fisicamente negli Usa al 21 maggio, data poi prorogata al 29 luglio. 

Col gradimento ai minimi storici, crollato al 43 per cento in un sondaggio Gallup secondo cui a pesare è l’incapacità di fermare l’epidemia, il presidente Biden rischia insomma di essere travolto dalla crisi al confine proprio mentre incassa l’accordo sulle coperture finanziarie per le spese previste dal piano da 3.500 miliardi di dollari per le infrastrutture sociali, cruciale per la sua agenda. Perfino il leader della maggioranza al Senato Chuck Schumer, suo alleato, lo pressa da sinistra: «Non possiamo sposare le politiche vili e xenofobe di Trump». Mentre la deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez bolla su Twitter la possibile riapertura della “Guantanamo dei migranti” come «vergognosa». Pure la destra moderata è furiosa con il senatore Mitt Romney che gli rinfaccia di non saper gestire il confine. Un malumore riassunto ieri dal tabloid conservatore New York Post con una copertina dove, sulla foto dei migranti sotto il ponte, era scritto “Border Lie”, letteralmente “bugie al confine”, ma assonante con “borderline”, fuori controllo. Intanto il governatore repubblicano del Texas Greg Abbott, grande sostenitore del muro di Trump, i cui fondi sono stati tagliati proprio dall’attuale presidente, blinda il tratto più problematico di frontiera con una “flotta” di veicoli statali per scoraggiare gli attraversamenti. E subito esulta: «Abbiamo ripreso il controllo». Per l’immagine di Biden, l’ennesima disfatta.