✕

Inquinamento, nessuna delle 100 più grandi città del mondo è in regola con i nuovi standard dell'Oms

Non raggiungono l'obiettivo 92 metropoli su 100, per altre 8 non sono disponibili i dati. L'Organismo mondiale per la sanità ha dimezzato il livello raccomandato dell’esposizione alle emissioni di particolato ultrafine legate ai processi di combustione, dette in gergo “PM2.5”, da 10 microgrammi per metro cubo a 5. Ma per gli esperti i centri urbani non riusciranno a migliorare le cose
1 minuti di lettura

LONDRA. Nessuna delle 100 città più grandi del mondo, Londra inclusa, rispetta i nuovi standard ambientali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). “E anzi, nessuna di loro potrà mai farcela per decenni o forse mai”, dice al Financial Times Roy Harrison, professore di salute ambientale all’università di Birmingham, “questo perché per esempio l’inquinamento legato all’uso dei freni delle auto è molto complicato da eliminare”. 

I dati non lasciano scampo, in effetti. Con le nuove regole dell'Oms, 92 metropoli su 100 non raggiungono l’obiettivo, mentre per altre 8 non sono disponibili i dati. Con i vecchi standard invece, erano 79 le città “non in regola”. Le linee guida Oms non sono legalmente vincolanti. Ora però il massimo organismo mondiale per la sanità ha aggiornato i parametri pub…

LONDRA. Nessuna delle 100 città più grandi del mondo, Londra inclusa, rispetta i nuovi standard ambientali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). “E anzi, nessuna di loro potrà mai farcela per decenni o forse mai”, dice al Financial Times Roy Harrison, professore di salute ambientale all’università di Birmingham, “questo perché per esempio l’inquinamento legato all’uso dei freni delle auto è molto complicato da eliminare”. 

I dati non lasciano scampo, in effetti. Con le nuove regole dell'Oms, 92 metropoli su 100 non raggiungono l’obiettivo, mentre per altre 8 non sono disponibili i dati. Con i vecchi standard invece, erano 79 le città “non in regola”. Le linee guida Oms non sono legalmente vincolanti. Ora però il massimo organismo mondiale per la sanità ha aggiornato i parametri pubblicati per la prima volta nel 1987 e ha dimezzato il livello raccomandato dell’esposizione alle cosiddette emissioni di particolato ultrafine, dette in gergo “PM2.5”, legate ai processi di combustione, da 10 microgrammi per metro cubo a 5. 

Questo perché le particelle sospese nell’aria di particolato ultrafine entrano nei polmoni attraverso i flussi sanguigni e, come ricorda il quotidiano britannico, alla lunga possono causare malattie cardiovascolari e ictus. Mentre per quanto riguarda il diossido di azoto, emesso soprattutto dai veicoli a diesel, l’Oms ha raccomandato di ridurre l’esposizione da 40 microgrammi per metro cubo a 10. “L’inquinamento dell’aria è una minaccia alla salute in tutte le nazioni”, ha detto il capo dell’sms Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ma è ancora più letale nei Paesi meno ricchi”.

Secondo l’Oms, sette milioni di persone all’anno muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’inquinamento atmosferico. Se venissero seguite le nuove linee guida, l’80% dei decessi legati all’esposizione al particolato ultrafine potrebbe essere evitato. Invece, le grandi città sono molto lontane dall’obiettivo. Come nota il Financial Times, se si prendono in considerazione i dati della qualità dell’aria del 2020, New Delhi supera di 16 volte i nuovi limiti, Pechino sette, Londra due e New York 1,4.