Inquinamento, nessuna delle 100 più grandi città del mondo è in regola con i nuovi standard dell'Oms
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. Nessuna delle 100 città più grandi del mondo, Londra inclusa, rispetta i nuovi standard ambientali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). “E anzi, nessuna di loro potrà mai farcela per decenni o forse mai”, dice al Financial Times Roy Harrison, professore di salute ambientale all’università di Birmingham, “questo perché per esempio l’inquinamento legato all’uso dei freni delle auto è molto complicato da eliminare”.
I dati non lasciano scampo, in effetti. Con le nuove regole dell'Oms, 92 metropoli su 100 non raggiungono l’obiettivo, mentre per altre 8 non sono disponibili i dati. Con i vecchi standard invece, erano 79 le città “non in regola”. Le linee guida Oms non sono legalmente vincolanti. Ora però il massimo organismo mondiale per la sanità ha aggiornato i parametri pub…
LONDRA. Nessuna delle 100 città più grandi del mondo, Londra inclusa, rispetta i nuovi standard ambientali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). “E anzi, nessuna di loro potrà mai farcela per decenni o forse mai”, dice al Financial Times Roy Harrison, professore di salute ambientale all’università di Birmingham, “questo perché per esempio l’inquinamento legato all’uso dei freni delle auto è molto complicato da eliminare”.
I dati non lasciano scampo, in effetti. Con le nuove regole dell'Oms, 92 metropoli su 100 non raggiungono l’obiettivo, mentre per altre 8 non sono disponibili i dati. Con i vecchi standard invece, erano 79 le città “non in regola”. Le linee guida Oms non sono legalmente vincolanti. Ora però il massimo organismo mondiale per la sanità ha aggiornato i parametri pubblicati per la prima volta nel 1987 e ha dimezzato il livello raccomandato dell’esposizione alle cosiddette emissioni di particolato ultrafine, dette in gergo “PM2.5”, legate ai processi di combustione, da 10 microgrammi per metro cubo a 5.
Questo perché le particelle sospese nell’aria di particolato ultrafine entrano nei polmoni attraverso i flussi sanguigni e, come ricorda il quotidiano britannico, alla lunga possono causare malattie cardiovascolari e ictus. Mentre per quanto riguarda il diossido di azoto, emesso soprattutto dai veicoli a diesel, l’Oms ha raccomandato di ridurre l’esposizione da 40 microgrammi per metro cubo a 10. “L’inquinamento dell’aria è una minaccia alla salute in tutte le nazioni”, ha detto il capo dell’sms Tedros Adhanom Ghebreyesus, “ma è ancora più letale nei Paesi meno ricchi”.
Secondo l’Oms, sette milioni di persone all’anno muoiono prematuramente nel mondo a causa dell’inquinamento atmosferico. Se venissero seguite le nuove linee guida, l’80% dei decessi legati all’esposizione al particolato ultrafine potrebbe essere evitato. Invece, le grandi città sono molto lontane dall’obiettivo. Come nota il Financial Times, se si prendono in considerazione i dati della qualità dell’aria del 2020, New Delhi supera di 16 volte i nuovi limiti, Pechino sette, Londra due e New York 1,4.