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L'essiccazione delle bacche di vaniglia nel Madagascar orientale 

Il lato amaro della vaniglia del Madagascar: così la mafia affama i piccoli produttori

La crescita esponenziale della domanda della bacca nel mondo ha risvegliato gli appetiti della malavita. Il traffico si intreccia anche con il commercio illegale di palissandro
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“La mafia ruba la nostra vaniglia. La compra a un prezzo irrisorio, un abuso bello e buono a danno della gente". Aline Harisoa, rappresentante di una associazione di base di coltivatori del Madagascar, lo racconta al Daily Maverick, dice che il ricatto della malavita è una pratica comune e tiene in ostaggio la produzione dell'isola, da sola fornitrice dell'80% della vaniglia mondiale.

In parte per l’incremento della domanda globale, in parte perché diminuita la produzione per una serie di piogge torrenziali, i coltivatori avevano pensato di vendere a prezzi alti le bacche alle multinazionali come la Mars o Unilever. Ma si sono messi di mezzo gli emissari della mafia locale.

Gli affari d'oro per la mafia della vaniglia sono cominciati nel 2015. La bacca ha toccato i 400/600 dollari al chilo contro i 50 dollari al chilo che era il prezzo negli anni precedenti. Un servizio della National Public Radio Usa raccontava dei gangster di Sava, nel No…

“La mafia ruba la nostra vaniglia. La compra a un prezzo irrisorio, un abuso bello e buono a danno della gente". Aline Harisoa, rappresentante di una associazione di base di coltivatori del Madagascar, lo racconta al Daily Maverick, dice che il ricatto della malavita è una pratica comune e tiene in ostaggio la produzione dell'isola, da sola fornitrice dell'80% della vaniglia mondiale.

In parte per l’incremento della domanda globale, in parte perché diminuita la produzione per una serie di piogge torrenziali, i coltivatori avevano pensato di vendere a prezzi alti le bacche alle multinazionali come la Mars o Unilever. Ma si sono messi di mezzo gli emissari della mafia locale.

Gli affari d'oro per la mafia della vaniglia sono cominciati nel 2015. La bacca ha toccato i 400/600 dollari al chilo contro i 50 dollari al chilo che era il prezzo negli anni precedenti. Un servizio della National Public Radio Usa raccontava dei gangster di Sava, nel Nord, arricchiti sul ricatto ai coltvatori: lussuose jeep 4X4, antenne satellitari e pannelli solari tra le baracche di braccianti e piccoli proprietari.

I piccoli coltivatori fanno una fatica del diavolo, devono staccare la vaniglia migliore, la Bourbon, una bacca alla volta con un metodo che dal 1840 è sempre lo stesso: fecondare il fiore con un aculeo avvicinando con le dita lo stame, sul quale si trova il polline, aspettare e cogliere la spezia.

Quando il prezzo è schizzato alle stelle, in molti hanno sperato in nuovo Eldorado. Ma le cose sono andate diversamente. Corruzione e riciclaggio hanno avuto buon gioco. Dal 2015, i ladri di vaniglia hanno fiutato la corsa all'oro verde e hanno cominciato a girare per le vcampagne organzzando le forniture secondo il proprio tornaconto, in qualche caso anche tirando fuori la pistola e sparando.

C'è però chi si è stufato. Un gruppo di "vendicatori" dei piccoli coltivatori ha catturato una volta un gangster e lo ha fatto fuori a colpi d'ascia: “Non ne possiamo o più e del governo non c'è nemmeno l'ombra. Abbiamo fatto da noi", ha detto al Gulf News uno di loro.

Ma è stata una eccezione, il più delle volte i coltivatori si sottomettono.

Spesso ci si mettono di mezzo anche intermediatori che erodono ancora di più il già esiguo margine di guadagno dei coltivatori.

Tanto è flessibile e poco ramificata la liana della vaniglia che si arrampica sul supporto naturale fornito dagli altri alberi anche per più di dieci metri, quanto sono complessi i legami tra i produttori, le accuse reciproche, e i criminali impegnati nelle lotte per il potere, così - osserva un colonnello - non è facile identificare chi veramente è dietro il business.

A febbraio dell'anno scorso il governo ha varato un provvedimento per stabilire a 350 dollari al chilo il prezzo minimo della vaniglia, visto che il prezzo cominciava a scendere.

Ma la malavita in Madagascar comincia a puntare su un altro business: il palissandro. Gli alberi provenienti dalle foreste malgasce sono apprezzati dai nuovi ricchi cinesi che farebbero di tutto per averlo in casa. Il problema è che teoricamente sarebbe vietato far uscire questo legname pregiato dal paese.

Ma il traffico di palissandro si intreccia con gli affari sporchi della vaniglia. La regione è sempre la stessa, quella del nord est. Secondo un esponente ambientalista che ha fondato il Coalition Lampogno, un numero consistenti di businessmen della vaniglia sono gli stessi che trafficano in legname. Clovis Razafimalala si è fatto 10 mesi di galera per incitamento alla rivolta a causa delle sue denunce e se non fosse per Amnesty International probabilmente sarebbe ancora dentro.