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Il consigliere di Merkel Heusgen: "Da Biden un insulto alla Nato con il patto Aukus"

Cristoph Heusgen  
Intervista all'esperto di geopolitica che per dodici anni è stato al fianco della cancelliera ed è oggi candidato a diventare presidente della Conferenza di Monaco sulla sicurezza
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BERLINO - Christoph Heusgen è stato per dodici anni il Mazzarino di Angela Merkel, il suo consigliere principe e il più fidato esperto di politica estera. Poi la cancelliera lo ha voluto ambasciatore all'Onu nei cruciali anni di Donald Trump e ora è candidato a succedere a Wolfgang Ischinger come presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. In questa intervista a Repubblica, Heusgen definisce "insulto a un partner Nato" lo scippo alla Francia dell'accordo sui sottomarini con l'Australia da parte degli Stati Uniti e spinge per un'autonomia europea nella Difesa. Dopo lo schiaffo del ritiro affrettato e non concordato con i partner Ue dall'Afghanistan, Heusgen parla anche esplicitamente di "crisi di fiducia" nei rapporti transatlantici. Ma l'ascoltatissimo esperto tedesco di geopolitica mette anche in discussione la missione Ue in Mali e difende l'eredità di Merkel: nessuno, sostiene, ha mai parlato cos…

BERLINO - Christoph Heusgen è stato per dodici anni il Mazzarino di Angela Merkel, il suo consigliere principe e il più fidato esperto di politica estera. Poi la cancelliera lo ha voluto ambasciatore all'Onu nei cruciali anni di Donald Trump e ora è candidato a succedere a Wolfgang Ischinger come presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco. In questa intervista a Repubblica, Heusgen definisce "insulto a un partner Nato" lo scippo alla Francia dell'accordo sui sottomarini con l'Australia da parte degli Stati Uniti e spinge per un'autonomia europea nella Difesa. Dopo lo schiaffo del ritiro affrettato e non concordato con i partner Ue dall'Afghanistan, Heusgen parla anche esplicitamente di "crisi di fiducia" nei rapporti transatlantici. Ma l'ascoltatissimo esperto tedesco di geopolitica mette anche in discussione la missione Ue in Mali e difende l'eredità di Merkel: nessuno, sostiene, ha mai parlato così chiaro con Russia e Cina a difesa dei diritti umani.

Ambasciatore, cosa pensa della crisi tra Francia e Usa sui sottomarini australiani?

"Non mi piace lo stile con cui si è proceduti. È stato un insulto a un partner Nato. E moltissima fiducia è andata persa. E non so se il presunto aumento delle condizioni di sicurezza in quella regione possa compensare questa perdita di fiducia. Un dettaglio tanto più irritante, quanto ci si aspettava che Joe Biden, dopo le sue uscite pubbliche, adottasse con i partner uno stile diverso, rispetto a Donald Trump".

 

Dagli Stati Uniti è il secondo schiaffo agli europei, dopo l'Afghanistan?

"Sull'Afghanistan ci aspettavamo un atteggiamento degli americani diverso, dopo che la nuova Amministrazione aveva promesso di coordinarsi con i partner Nato. Capisco che Biden, a fronte delle notevoli sfide interne e i costi elevati che l'impegno in Afghanistan ha portato con sé volesse ritirarsi da lì. Ma ciò non giustifica che abbia organizzato il ritiro senza concordarlo con gli alleati, esattamente come Trump".

L'Europa non rischia di diventare il vaso di coccio nel duello tra Usa e Cina?

"Penso che la politica americana del 'decoupling' non sia pensata fino in fondo e neanche molto applicata, in realtà. Gli Usa sanno che c'è bisogno della Cina per affrontare i grandi problemi del nostro tempo - la lotta ai cambiamenti climatici o le pandemie. E non ci può essere alcun 'decoupling'. Ma per me una politica equilibrata significa anche che si debba essere molto espliciti con la Cina quando lede il diritto internazionale, quando mina l'ordine mondiale basato sulle regole e quando viola i diritti umani. Dovremmo costruire un'alleanza di Paesi che si orienti in base al diritto internazionale e al rispetto dei diritti umani. Ma dovremmo evitare di spaccare il mondo in fazioni".

Dobbiamo costruirci una sovranità europea, come sostiene Emmanuel Macron?

"La sovranità europea come obiettivo in sé non vuol dire niente. Per la Germania gli Stati Uniti sono sempre stati indubbiamente il partner più importante e dovremmo sempre impegnarci ad agire di comune accordo. Ma ci saranno casi, come ci insegna l'Afghanistan, in cui gli Stati Uniti ci diranno che per motivi interni non potranno intervenire in una determinata situazione. E se questa situazione riguarda degli interessi europei, l'Europa dovrà essere in grado di agire anche senza l'America. Dobbiamo prepararci a queste eventualità. Ecco perché dobbiamo sviluppare le nostre capacità europee di intervento. Abbiamo bisogno, ad esempio, di una forza di evacuazione, una sorta di forza di intervento rapida - e non sulla carta, ma nella realtà! Spero che il ritiro frettoloso dall'Afghanistan ci sia stato di lezione".

 

La Germania continuerà ad essere timida sulla difesa?

"La Germania è cauta per buoni motivi, quando si tratta di interventi militari: basti pensare alla sua storia. Ma è vero che dalla Riunificazione ad oggi non siamo arrivati dove saremmo dovuto arrivare, dal punto di vista della capacità di intervento militare. I nostri partner si aspettano da noi che ci assumiamo maggiori responsabilità. E lo faremo. Ma è un processo lungo e tortuoso. Nel 2014 il presidente Gauck e i nostri ministri degli Esteri hanno detto che la Germania deve assumersi maggiori responsabilità. Angela Merkel, a suo modo, l'ha fatto. Pensi al conflitto in Ucraina. La Germania resta, con la Francia, l'avanguardia in questo tentativo di disinnescare questo conflitto. In Libia la Germania ha guadagnato molta credibilità e con le Conferenze di Berlino abbiamo raggiunto risultati importanti. E siamo presenti in Mali e in Libano con le nostre missioni".

Non pensa che in Mali ci sia il rischio di un bis dell'Afghanistan?

"In Mali siamo molto impegnati, abbiamo lì un contingente di circa 1000 soldati. Ma la situazione è che il governo non si è sforzato di raggiungere gli obiettivi che erano stati fissati dalla missione internazionale. Il governo di Bamako non fa nulla per implementare l'accordo di pace raggiunto con il Nord. E un putsch militare segue l'altro. Siamo ben lontani da un buon governo. Se andiamo avanti così la missione militare non avrà avuto successo. Dobbiamo esercitare una pressione maggiore perché il governo agisca meglio e perché rispetti gli obiettivi internazionali. Se ciò non funziona, dobbiamo andarcene".

Si parla da anni dell'ipotesi che la Francia possa rinunciare a un seggio nel Consiglio sicurezza dell'Onu a favore di un seggio europeo. È plausibile?

"È sempre stata e sempre sarà una discussione astratta, puramente teorica. Per un seggio europeo andrebbe cambiato lo Statuto dell'Onu, e ciò non avverrà mai perché la Cina e la Russia non lo permetteranno mai. Certo, si potrebbe 'europeizzarè il seggio della Francia, nel senso che la Francia potrebbe impegnarsi a rappresentare la posizione europea ogni volta che ne venisse formulata una. Ma la Francia non è ancora pronta per questo. Per Parigi il seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu è parte della ragion di Stato. Ma ci sono stati già alcuni progressi. Gli ambasciatori europei al Consiglio di sicurezza dell'Onu concordano già alcune posizioni comuni e penso che si debba andare avanti su quella strada".

 

 

In questi anni sedici Angela Merkel ha dato troppa fiducia e troppo spazio alla Cina e alla Russia?

"Sono stato consigliere della cancelliera per dodici anni. Sono stato con lei in Russia e in Cina. E le posso dire che non conosco alcun capo di Stato o di governo che abbia parlato dei temi critici più spesso con questi Paesi. Perciò è una critica sbagliata. Certo, non ha mai tagliato i ponti. Ed è assolutamente vero che dobbiamo mantenere il dialogo con la Russia e la Cina. E questo è uno sforzo che Angela Merkel ha mantenuto per 16 anni".

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Il prezzo del gas alle stelle si dice sia anche dovuto alla manipolazione delle forniture dalla Russia che vuole ottenere via libera a Nordstream2. È così?

"Se fosse vero sarebbe molto miope da parte della Russia. La Russia è sempre stato un fornitore affidabile di gas. Se ciò dovesse cambiare dovremo riconsiderare tutte le alternative. La possibilità di importare gas liquido anche da altri Paesi ha già diminuito la nostra dipendenza dalla Russia. E in ogni caso, nel lungo termine non importeremo più combustibili fossili".