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Stati Uniti, il riconteggio repubblicano in Arizona conferma la vittoria di Biden

(ansa)
Nella contea di Maricopa la società Cyber Ninjas - pagata 5,7 milioni di dollari dal partito dell'elefante - ribadisce che durante le elezioni del 2020 non ci furono i brogli sostenuti da Trump, uno degli argomenti usati dalla folla per assalire il Congresso il 6 gennaio. Anzi il leader democratico avrebbe conquistato ancora più voti
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NEW YORK - Sì, Joe Biden aveva effettivamente vinto la conta della contea di Maricopa, in Arizona: la regione centrale più popolosa dello Stato che secondo Donald Trump era stata palcoscenico di brogli. Proprio quelli che gli avevano fatto gridare in piazza il 6 gennaio scorso "elezioni rubate", incitando la folla a dare l'assalto al Congresso. Lo dimostra l'ennesimo riconteggio voluto dai repubblicani: il rapporto della società Cyber Ninjas - pagata 5,7 milioni di dollari per ricontare tutto a mano dal partito dell'elefante, soldi raccolti attraverso le donazioni alla causa "Stop the Steal", ferma il furto - conferma infatti la vittoria di Biden. Attribuendogli, anzi, ben 99 voti in più, mentre Donald Trump ne ha presi 261 di meno. "Il conteggio delle elezioni 2020 è stato accurato e il candidato certificato come vincitore aveva davvero vinto", scrivono ora su Twitter i responsabili dell'account ufficial…

NEW YORK - Sì, Joe Biden aveva effettivamente vinto la conta della contea di Maricopa, in Arizona: la regione centrale più popolosa dello Stato che secondo Donald Trump era stata palcoscenico di brogli. Proprio quelli che gli avevano fatto gridare in piazza il 6 gennaio scorso "elezioni rubate", incitando la folla a dare l'assalto al Congresso. Lo dimostra l'ennesimo riconteggio voluto dai repubblicani: il rapporto della società Cyber Ninjas - pagata 5,7 milioni di dollari per ricontare tutto a mano dal partito dell'elefante, soldi raccolti attraverso le donazioni alla causa "Stop the Steal", ferma il furto - conferma infatti la vittoria di Biden. Attribuendogli, anzi, ben 99 voti in più, mentre Donald Trump ne ha presi 261 di meno. "Il conteggio delle elezioni 2020 è stato accurato e il candidato certificato come vincitore aveva davvero vinto", scrivono ora su Twitter i responsabili dell'account ufficiale della Contea. 

 

L'uomo del cuscino perfetto

Non ci furono dunque i brogli sostenuti da Trump in quella che i media americani hanno già definito "Big Lie", la grande bugia: che pure aveva convinto i complottisti, seguaci delle assurdità del movimento QAnon, che Trump sarebbe tornato alla Casa Bianca già questo agosto con la benedizione della Corte Suprema. Un'ipotesi, pare, accarezzata per qualche tempo pure da The Donald: istigato da quel suo pessimo amico chiamato Mike Lindell. Il Ceo di MyPillow, produttore di una sorta di "cuscino perfetto" il cui modello gli sarebbe stato suggerito da un angelo in sogno. Finanziatore di QAnon e delle sue teorie cospirazioniste sostiene d'altronde perfino che la strage nella scuola di Parkland del 2018 non è mai avvenuta.

Negli ultimi giorni di presidenza, Lindell fu sempre al fianco del presidente uscente: incitandolo perfino ad applicare la legge marziale. Proprio lui convinse Trump a tentare un ennesimo riesame del voto in Arizona: se i sospetti venivano confermati, insisteva, si sarebbe innescato un effetto domino e Trump - contro ogni realtà costituzionale - sarebbe tornato al potere. Un'idea definita "infondata" fin da subito dalla stessa amministrazione repubblicana dell'Arizona.

La furia di Murdoch

I risultati definitivi saranno presentati oggi al Senato. E molti sperano - ma non ci credono - di mettere fine così al veleno dei sospetti che ancora tormentano e dividono l'America. Eppure, lo ha svelato una inchiesta recente del New York Times, gli avvocati di Trump sapevano bene di non avere nulla in mano pur insistendo a portar avanti i ricorsi. Spingendo al punto che ora Rudy Giuliani, l'ex sindaco di New York e legale personale di Trump, è stato addirittura bandito dalla rete conservatrice Fox.

Una decisione, racconta Politico, che vale anche per il figlio Andrew pronto a gareggiare per la poltrona di governatore di New York. L'ha presa il patron della rete, Rupert Murdoch in persona: furioso per la causa intentata contro Giuliani che ha travolto anche Fox. Perché Dominion Voting System, l'azienda di software elettorali che l'avvocato accusò all'indomani delle presidenziali di essere al soldo dei venezuelani, ora pretende milioni di dollari pure dalla tv che gli fece da megafono.