"Nonlasciamolesole", oggi le manifestazioni nelle piazze italiane per le donne afghane
Sostenere le donne afghane, dare voce alle loro storie. Sollecitare un’azione più decisa dell’Onu e della comunità internazionale contro l’oscurantismo dei talebani tornati padroni a Kabul. La Fondazione Pangea chiama in piazza la società civile italiana per rompere il silenzio sull’Afghanistan, dopo i giorni della grande attenzione internazionale: da Roma a Milano, l’appuntamento è per oggi in diverse piazze italiane a fianco delle donne afghane, per sostenere e difendere i loro diritti e quelli di tutti gli afghani, uniti nella solidarietà con una "P" disegnata sulla mano - la stessa con cui Pangea è riuscita a far evacuare molte sue collaboratrici dal Paese.
Sostenere le donne afghane, dare voce alle loro storie. Sollecitare un’azione più decisa dell’Onu e della comunità internazionale contro l’oscurantismo dei talebani tornati padroni a Kabul. La Fondazione Pangea chiama in piazza la società civile italiana per rompere il silenzio sull’Afghanistan, dopo i giorni della grande attenzione internazionale: da Roma a Milano, l’appuntamento è per oggi in diverse piazze italiane a fianco delle donne afghane, per sostenere e difendere i loro diritti e quelli di tutti gli afghani, uniti nella solidarietà con una "P" disegnata sulla mano - la stessa con cui Pangea è riuscita a far evacuare molte sue collaboratrici dal Paese.
Ecco l'elenco delle piazze coinvolte. Repubblica seguirà in diretta streaming quella di Roma. Hanno aderito decine di organizzazioni.
L’iniziativa "Non lasciamole sole" è stata ispirata dal coraggio delle donne afghane che in queste settimane hanno continuato a scendere in piazza, sfidando la violenza dei talebani, per chiedere di non essere cancellate dalla Storia, di non vedere azzerati i diritti faticosamente conquistati in 20 anni di intervento Usa e Nato nel Paese. La risposta degli studenti coranici è stata la repressione. Da Kabul e soprattutto dalle altre province afghane continuano ad arrivare testimonianze di persecuzioni e violenze, i talebani hanno scatenato una vera caccia casa per casa alle attiviste e a chi ha collaborato con gli occidentali, hanno imposto il divieto di nuovo per le donne di uscire senza un accompagnatore maschio, di andare all’università, di lavorare - salvo in poche eccezioni. Un apartheid di fronte al quale la comunità internazionale è rimasta per lo più silente.
“Chiediamo che i diritti delle donne non siano argomento di negoziazione né retrocedano rispetto a quanto era stato conquistato in Afghanistan: istruzione, lavoro e possibilità di manifestare per tutte e tutti; che le donne possano partecipare alla vita politica e siano nei tavoli internazionali sui processi di mediazione di pace per l’Afghanistan come richiede la risoluzione Onu 1.325 su “Donne Pace e Sicurezza”, è l'appello di Pangea. Che invoca anche la costituzione di un Osservatorio permanente sui diritti delle donne in Afghanistan, al ministero Affari Esteri e all’Onu, per monitorare la condizione femminile e intervenire sulle violazioni oltre a “un piano straordinario di evacuazione umanitaria per chi vuole lasciare il Paese, con particolare attenzione alle donne che hanno maggiori difficoltà a trovare vie di fuga in maniera protetta e a un piano di accoglienza in Italia dei richiedenti asilo che rispetti le questioni di genere e che tenga conto delle storie di violenza che vivono le donne nei paesi di provenienza, durate il transito e all’arrivo”.
Pangea opera da 18 anni in Afghanistan e ha coinvolto nei suoi programmi più di 7000 donne con progetti di microcredito per promuoverne l’’emancipazione economica e sociale.