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"Prendi i soldi e scappa", una delle tele consegnate bianche dall'artista danese Jens Haaning al Kunsten Museum di Aalborg (Foto EPA/Henning Bagger DENMARK OUT) (ansa)

"Prendi i soldi e scappa", la beffa al museo di un artista danese

A Jens Haaning erano state commissionate riedizioni di sue opere e per realizzarle gli erano state affidate corone danesi per un valore di 72 mila euro. Il pittore, invece di incollarle sui suoi quadri come concordato, si è tenuto le banconote e ha consegnato le tele bianche 
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Prendi i soldi e scappa: cosí i media definiscono l´incredibile azione del pittore danese Jens Haaning. Ecco cosa è successo: Haaning aveva avuto commissionate per una esposizione appena aperta e in mostra fino a metà gennaio dal Kunsten Museum di Aalborg, in Danimarca, la nuova edizione di due sue vecchie opere: una con banconote di vecchie corone danesi incollate, un'altra con biglietti di euro. Ritenendosi però pagato troppo poco per il suo servizio, il pittore non ha consegnato al museo le opere commissionate bensí tele tele bianche incorniciate, pur avendo ricevuto dal museo per realizzarle l´equivalente di più di 75 mila euro. E cioè 534mila corone, pari a 72 mila euro, per incollarle sulle tele delle opere d´arte richieste, più 3 mila e 400 euro. come compenso.

Il museo rivuole i soldi entro il 16 gennaio, ma Haaning si rifiuta di restituire la somma. Ha detto a DR, la radio pubblica danese che lo ha…

Prendi i soldi e scappa: cosí i media definiscono l´incredibile azione del pittore danese Jens Haaning. Ecco cosa è successo: Haaning aveva avuto commissionate per una esposizione appena aperta e in mostra fino a metà gennaio dal Kunsten Museum di Aalborg, in Danimarca, la nuova edizione di due sue vecchie opere: una con banconote di vecchie corone danesi incollate, un'altra con biglietti di euro. Ritenendosi però pagato troppo poco per il suo servizio, il pittore non ha consegnato al museo le opere commissionate bensí tele tele bianche incorniciate, pur avendo ricevuto dal museo per realizzarle l´equivalente di più di 75 mila euro. E cioè 534mila corone, pari a 72 mila euro, per incollarle sulle tele delle opere d´arte richieste, più 3 mila e 400 euro. come compenso.

Il museo rivuole i soldi entro il 16 gennaio, ma Haaning si rifiuta di restituire la somma. Ha detto a DR, la radio pubblica danese che lo ha intervistato, citata dal Guardian e dal Washington Post: "Mi hanno pagato una retribuzione da fame, quindi io che mi batto da sempre contro le ingiustizie sociali ho reagito, il mio non è un crimine, ho preso quel che mi spettava”.

I dirigenti del museo si preparano a un´azione legale e intanto sottolineano di aver ben pagato Haaning, eccome.
 
Secondo il direttore del museo, Lasse  Andersson, "abbiamo rispettato ogni intesa con Haaning, e lui in cambio ci danneggia, il nostro è un museo vivace e importante nella vita culturale danese, ma al tempo stesso una istituzione povera, con pochi soldi. La nostra retribuzione era onesta e giusta sui livelli del mercato, tanto piú che le due opere che gli avevamo commissionato erano erano non quadri nuovi bensí appunto repliche di due suoi quadri già realizzati in precedenza, uno nel 2007 e l´altro nel 2009”.


 
Haaning ha informato il museo della sua azione con una e-mail poi ha spedito le tele bianche, senza banconote né nulla dipinto . E si difende ostinato: "Non è reato, è la violazione di un contratto che ritengo ingiusto verso di me. Se un contratto è ingiusto, la violazione del contratto stesso da parte del sottoscritto, artista e vittima, è parte del lavoro commissionato”.  Aggiunge, sempre nella sua intervista radiofonica: "Incoraggio tutti gli artisti pagati in modo miserabile dai musei a fare come me: prendi i soldi e scappa”. 
 
Le due opere consegnate bianche erano destinate a una mostra del Kunsten Museum dedicata appunto al tema giustizia e ingiustizia sociale, e al rapporto tra arte e lavoro. Mostrando al pubblico anche altre opere, oltre alle due cornici vuote di Haaning. Il museo dice "Noi vogliamo stimolare l´arte, ma non investire in qualche singolare e dubbia performing art”.
 
Vedremo come reagiranno le autorità, la polizia e la giustizia, se il museo chiederà il loro intervento.