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Youth4Climate, Johnson e Draghi: "Giovani, avete ragione sul clima. Ma il cambiamento è possibile"

Il premier Mario Draghi con Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli (ansa)
I due capi di governo di Italia e Regno Unito si rivolgono alla platea della conferenza in vista del summit di Glasgow: "E' vero non stiamo riuscendo a mantenere le nostre promesse, affrontiamo insieme il problema. Il nostro bla bla bla? Le persone vanno convinte"
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MILANO - Si rivolgono alla “generazione verde” riunita a Milano. Ai ragazzi che dal podio del “Youth4Climate” – l’ultima tappa prima dell Cop26 di Glasgow – pretendono azioni, decisioni, coraggio (e meno ipocrisia) per contrastare i cambiamenti climatici. “I giovani – scandisce il premier britannico Boris Johnson - hanno tutti i diritti di essere arrabbiati con i governanti che non stanno facendo abbastanza per fermare tutto questo". Pochi minuti prima, Mario Draghi aveva scelto concetti analoghi per dare una scossa. "Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. Non stiamo riuscendo a mantenere la nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi”. E’ la grande sfida del summit del primo novembre. E la montagna da scalare per evitare un nuovo fallimen…

MILANO - Si rivolgono alla “generazione verde” riunita a Milano. Ai ragazzi che dal podio del “Youth4Climate” – l’ultima tappa prima dell Cop26 di Glasgow – pretendono azioni, decisioni, coraggio (e meno ipocrisia) per contrastare i cambiamenti climatici. “I giovani – scandisce il premier britannico Boris Johnson - hanno tutti i diritti di essere arrabbiati con i governanti che non stanno facendo abbastanza per fermare tutto questo". Pochi minuti prima, Mario Draghi aveva scelto concetti analoghi per dare una scossa. "Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. Non stiamo riuscendo a mantenere la nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi”. E’ la grande sfida del summit del primo novembre. E la montagna da scalare per evitare un nuovo fallimento.


I due leader presiedono la Cop. E Johnson chiama Draghi a lavorare a braccetto nei trenta giorni che separano dal summit scozzese, “dobbiamo affrontare insieme il problema”. Cambiare è possibile, ma bisogna agire: “Possiamo invertire la situazione dopo la Cop, il cambiamento è possibile. I giovani stanno già pagando il prezzo di azioni senza scrupoli da parte di quelli venuti prima di loro: foreste in fiamme, temporali tremendi, raccolti bruciati”. La platea, dove siede anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, apprezza. E plaude anche a Draghi quando promette: “Dobbiamo agire adesso. Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, i vostri suggerimenti e la vostra leadership. La vostra mobilitazione è stata di grande impatto, e potete starne certi: vi stiamo ascoltando”. Poco prima, un gruppetto di manifestanti l’aveva invece interrotto, cantando "El pueblo unido jamas serà vencido”. Altri, fuori dall’ex fiera milanese MiCo, provano a bloccare il traffico per rallentare l’afflusso dei leader, e devono intervenire le forze dell’ordine.  

Draghi incontra anche le attiviste Greta Thunberg, Martina Comparelli e Vanessa Nakate, in Prefettura. “E’ andata benissimo”, giura alla fine. “Aspettiamo i risultati del vertice in Scozia”, rispondono caute le ambientaliste. Il dialogo comunque prosegue, in vista di Glasgow. La piattaforma delle proposte dei giovani, prodotta dai quattrocento delegati del “Youth4climate”, viene consegnata ai leader in vista della Cop26. E Draghi si congeda ammettendo le colpe dei “grandi”, ma ricordando che a volte la fatica della mediazione – il “bla bla bla” che alcuni dal palco imputano ai capi di governo - può portare risultati importanti: “Fatemi dire una cosa sui nostri 'bla bla bla'. A volte è solo un modo per nascondere la nostra incapacità di compiere azioni. Ma quando si fanno trasformazioni così grandi – aggiunge - è necessario convincere le persone, convincerle che numeri come il contenimento del surriscaldamento globale a 1,5 gradi non sono qualcosa di creato ad arte, ma numeri della scienza. Le persone vanno convinte”. L’ultimo messaggio è comunque di speranza: “La mia sensazione, però, è che i leader siano tutti convinti della necessità di agire. E di agire presto".