Esteri

Keir e Victoria Starmer sul palco di Brighton (reuters)

Gran Bretagna, per Victoria Starmer prove tecniche da first lady? La schiva moglie del capo laburista sale sul palco

Alla Conferenza di Brighton del partito la donna, una avvocatessa, si è concessa ai fotografi accanto al marito che stenta nei sondaggi. La sua religione ebraica sarebbe stata tra le ispirazioni per la decisa azione contro l'antisemitismo di cui era stata accusata la gestione Corbyn

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LONDRA - “Ma questo chi si crede di essere?”. Victoria Alexander, ora Victoria Starmer, commentò così, dopo una sua telefonata, il suo futuro marito Keir, anzi Sir Keir, a un’amica. Lo sostiene una biografia non ufficiale del leader laburista Keir Starmer. Che all’epoca - erano i primi anni Duemila - lavorava insieme alla futura moglie “Vic” nei tribunali: lui era uno zelante magistrato e futuro Procuratore della Corona (posizione che gli è poi valsa la nomina a Sir), lei un’avvocatessa che gli stava procurando documenti per un processo. Ma le prime frizioni scemarono presto: presto i due, una sera dopo il lavoro, andarono a cena al Lord Stanley pub a Camden Park Road, Londra. E dopo una pizza e una birra nacque l’amore che li ha fatti sposare nel 2007 e uniti sino a oggi.

Un giorno Victoria sarà “First Lady”? Chissà. Per ora il leader Labour fatica nei sondaggi e non sembra scaldare molto gli animi né veicolare messaggi politicamente accattivanti. “È beige”, dicono i suoi critici in slang inglese: è noioso. Di certo, Victoria Starmer è per esempio molto diversa da Carrie Symonds, moglie del primo ministro Boris Johnson.

Se a Carrie non dispiace affatto di essere spesso in vista, la moglie del leader del partito laburista preferisce essere sempre dietro le quinte, protetta da una proverbiale riservatezza familiare che non ha condiviso pubblicamente la sua età e nemmeno il nome della seconda figlia dei Starmer, 9 anni - il primo, Toby, ne ha 11. Mercoledì, però, Vic ha dovuto concedersi uno strappo alla regola. E, vestita di scuro, è salita sul palco della conferenza del Labour a Brighton, dove ha abbracciato il marito, lo ha baciato con sorridente affetto e si è fatta travolgere dai flash e dagli applausi di centinaia di militanti.

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Victoria, che ora lavora per la sanità pubblica britannica Nhs, è diversa da Carrie e pure da Cherie Blair, consorte dell’ex primo ministro Tony, che mai rinunciava a un bagno di folla e tantomeno ad accompagnare il marito alla prima occasione utile. Victoria, invece, sinora si è vista pochissimo insieme a Starmer. Chi la conosce dice che è silenziosa e timida come Sarah Brown, la moglie di Gordon, il successore di Blair. Per il resto si sa poco di lei: non ha mai rilasciato una dichiarazione ufficiale o pubblica.

Di certo, Victoria ama la sua famiglia e, insieme a Sir Keir e ai figli, vive in una casa da circa 2 milioni di dollari a St John’s Wood, Londra nord e ricca. È ebrea come la sua famiglia: suo padre nacque in Polonia mentre sua madre è morta durante le primarie per la leadership di suo marito, l’anno scorso.

Anche i figli di Vic e dell'ateo Sir Keir sono di religione ebraica: “Preghiamo insieme, e poi i bar mitzvah, le cene, eccetera. Questa è la nostra vita”, ha detto il leader. Ciò è stato determinante nell’impegno e nell’ostinazione di Starmer di estirpare ogni rigurgito antisemita nel Labour dopo le polemiche della gestione Jeremy Corbyn e riavvicinare il più possibile il partito alla comunità ebraica.

Ovviamente i critici di Vic e i sessisti l’hanno già dipinta come “Lady MacBeth”, ma lo stesso si dice pavloniamente di Carrie Johnson. Molti a Londra sottolineano come entrambi gli Starmer sembrino molto più giovani della loro effettiva età (60 anni per il leader). Un giorno li vedremo entrambi salutare a Downing Street? Difficile, al momento, ma in politica nulla è scontato.

Di certo, Victoria sarà con suo marito Keir, questa sera. Come diceva Dennis Thatcher, inappuntabile marito della Lady di Ferro, che tra l’altro convinse a dimettersi quando la permanenza di Margaret a Downing Street divenne sempre più precaria: “Il/la consorte di un/una leader politico deve essere sempre presente, ma mai lì, visibile”.