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“Truffe sulle portaerei”, l’Us Navy alla caccia del manager catanese

La portaerei americana USS CarlVinson nel porto di Danang, in Vietnam 
Salvatore Rafaraci, il più grande fornitore della flotta, arrestato con un raid a Malta. Ma i suoi avvocati sono riusciti a farlo liberare
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Che stangata! Il sogno proibito di qualsiasi truffatore: ingannare il Pentagono e fare la cresta sui rifornimenti delle portaerei nucleari, rifilando alla Us Navy una catasta di fatture gonfiate che - secondo l'accusa - avrebbero permesso di frodare ben 50 milioni di dollari. Una manovra da guinness dell'imbroglio che ha scatenato gli agenti federali alla caccia del misterioso magnate finito sotto inchiesta: Salvatore Frank Rafaraci, passaporto americano e italiano, una vita sempre in viaggio tra Sicilia e Dubai.

Un emigrante catanese, cresciuto negli States e poi tornato nella sua città con in dote un'azienda tanto sconosciuta quanto ricca. E assistito da un pool di avvocati che ora stanno rispondendo colpo su colpo alle bordate legali dell'armata più potente del pianeta. D'altronde Rafaraci con la sua società Mls dal 2011 è diventato il più grande fornitore della Marina statunitense, provvedendo ad accudire le navi da guerra ne…

Che stangata! Il sogno proibito di qualsiasi truffatore: ingannare il Pentagono e fare la cresta sui rifornimenti delle portaerei nucleari, rifilando alla Us Navy una catasta di fatture gonfiate che - secondo l'accusa - avrebbero permesso di frodare ben 50 milioni di dollari. Una manovra da guinness dell'imbroglio che ha scatenato gli agenti federali alla caccia del misterioso magnate finito sotto inchiesta: Salvatore Frank Rafaraci, passaporto americano e italiano, una vita sempre in viaggio tra Sicilia e Dubai.

Un emigrante catanese, cresciuto negli States e poi tornato nella sua città con in dote un'azienda tanto sconosciuta quanto ricca. E assistito da un pool di avvocati che ora stanno rispondendo colpo su colpo alle bordate legali dell'armata più potente del pianeta. D'altronde Rafaraci con la sua società Mls dal 2011 è diventato il più grande fornitore della Marina statunitense, provvedendo ad accudire le navi da guerra nei porti del Mediterraneo, del Mar Rosso e del Golfo Persico. Pensava a tutto lui: carburante, cibo, acqua potabile, lubrificanti, barche d'appoggio, rimorchiatori, persino la security. Un affare da un miliardo e trecento milioni di dollari. Solo che la Corte Distrettuale di Washington si è convinta che questo business fosse cementato con le tangenti. Un ufficiale americano ha confessato l'incontro nell'hotel del Bahrein in cui nel 2015 Mister Rafaraci gli avrebbe messo in mano una bustarella "per proseguire nel buon lavoro": dentro c'erano 20 mila dollari in bigliettoni. Una scena replicata tre anni dopo a Miami con un altro cadeaux da 13 mila dollari.

 

Per ottenere contratti a sette zeri dal Pentagono, dal Dipartimento di Stato, dall'Homeland Security e persino dalle forze speciali non basta certo un ufficiale di basso rango. E tutti ritengono che lo scandalo sia solo all'inizio. Si tratta infatti dell'onda lunga dell'indagine che da sette anni sta tormentando l'Us Navy, facendo finire alla sbarra centinaia di capitani: l'incredibile saga di "Fat Leonard", il corpulento appaltatore che provvedeva alla flotta nel Pacifico, combinando esotici festini a luci rosse per i comandanti, conclusi donando mazzette e Rolex. Una storiaccia di marinai, donne e guai che si sarebbe ripetuta in altri continenti, portando gli investigatori ad accendere un faro sulla Msl, attiva anche a Sigonella e a Napoli. Le sorprese non sono mancate. Un esempio? Quando la portaerei Vinson nel 2015 ha visitato Manama, la società ha fatto pagare tasse portuali per 231 mila dollari mentre secondo i giudici la cifra reale era di soli 12.686 dollari.

 

L'atto d'accusa formulato dai magistrati di Washington è ancora coperto dal segreto. Ma negli scorsi mesi gli ispettori del Naval Criminal Investigative Service e del Defense Criminal Investigative Service hanno studiato un modo per arrestare Rafaraci. Impossibile agire negli Emirati, perché non esiste un accordo di estradizione con gli Usa, allora i detective hanno organizzato un blitz quando sono venuti a sapere di un viaggio dell'imprenditore a Malta. Una settimana fa, poche ore dopo l'arrivo a la Valletta, sono scattate le manette.

Gli avvocati di Rafaraci però in meno di un giorno sono riusciti a farlo tornare in libertà, respingendo tutti gli addebiti e contestando gli errori nella procedura d'urgenza seguita dagli inquirenti statunitensi e maltesi. Si tratta di legali molto quotati nell'isola: Stefano Filletti e Giannella De Marco, figlia dell'ex presidente della Repubblica e sorella di un leader politico. La procura ha presentato ricorso, evocando il pericolo di fuga, che è stato di nuovo respinto sabato scorso. Resta pendente la richiesta di estradizione. E soprattutto si attende la prossima mossa di Washington, che intanto ha sospeso tutti i rapporti con Msl, lasciando vuote le cambuse della flotta.