Desmond Tutu compie 90 anni. Ancora in salita i suoi sogni per un Sudafrica Arcobaleno
di Francesco Malgaroli , di Francesco MalgaroliLa parola è comparsa su uno dei murales di Città del Capo. C'è il volto di Desmond Tutu, gli occhiali chiari, il viso sorridente come solo il suo riesce ad essere. E poi quella parola, cara ai razzisti: kaffir, un epiteto usata verso i neri come dispregiativo, una parola oggi fuorilegge in Sudafrica. Probabilmente Tutu nemmeno ci ha fatto caso. Arch, come qualcuno affettuosamente lo chiama, compie 90 anni e sa bene quello che ha fatto per il suo paese. Ma, come ha detto Mamphela Ramphele direttrice della fondazione Tutu, “quelle parole sono un segno che c’è ancora molto da fare per restituire l’umanità al nostro paese".
Chi potrà compiere questa impresa? La Nazione Arcobaleno sognata da Tutu e Mandela è finita del cassetto dei propositi irrealizzabili. Nelson Mandela e Desmond Tutu sono icone senza tempo, statue e murales che pochi si fermano ad ammirare. L'Arcivescovo ormai raram…
La parola è comparsa su uno dei murales di Città del Capo. C'è il volto di Desmond Tutu, gli occhiali chiari, il viso sorridente come solo il suo riesce ad essere. E poi quella parola, cara ai razzisti: kaffir, un epiteto usata verso i neri come dispregiativo, una parola oggi fuorilegge in Sudafrica. Probabilmente Tutu nemmeno ci ha fatto caso. Arch, come qualcuno affettuosamente lo chiama, compie 90 anni e sa bene quello che ha fatto per il suo paese. Ma, come ha detto Mamphela Ramphele direttrice della fondazione Tutu, “quelle parole sono un segno che c’è ancora molto da fare per restituire l’umanità al nostro paese".
Chi potrà compiere questa impresa? La Nazione Arcobaleno sognata da Tutu e Mandela è finita del cassetto dei propositi irrealizzabili. Nelson Mandela e Desmond Tutu sono icone senza tempo, statue e murales che pochi si fermano ad ammirare. L'Arcivescovo ormai raramente interviene dal 2010, quando si ritirato da tutto e complice il Covid i festeggiamenti saranno per lo più online. Con la moglie Leah, sposata del ’55, si è vaccinato a maggio e i giornalisti hanno cercato di strappare una sua parola. Niente da fare, foto e video ma nessuna frase.
Primo arcivescovo nero di Città del Capo, è nato Klerksdorp del 1931. Sognava di fare il medico ma i suoi genitori, poveri, lo indussero a fare l’insegnante come il padre. Con il Bantu Education Act del ‘57 abbandona la scuola, si dedica agli studii di Teologia e diviene cappellano dell’Università di Fort Hare, una delle poche dove i neri potevano studiare, e culla del dissenso contro la segregazione. Lesotho, Inghilterra, Johannesburg, di nuovo Inghilterra, Città del Capo, Tutu diventa arcivescovo e riferimento per tutti quelli che cercavano di buttare l’apartheid del cestino della storia.
Nel 1984 Nobel per la pace, nel 1989 è alla testa della prima vera manifestazione contro il razzismo e sul balcone di Città del Capo il primo a parlare è lui. Ride vedendo la folla e dice a F.W. Klerk che deve venire a vederla. Il febbraio dell'anno successivo Nelson Mandela esce dal carcere anche con il suo apporto.
Gli occhi sorridenti sono il tratto caratteristico di Tutu, ma quando, alla testa della Commissione per la verità e la riconciliazione ascolta le persone che raccontano i soprusi , le angherie e le uccisioni ad opera di governi e poliziotti razzisti le lacrime rigano il suo volto. E quando De Klerk, ultimo presidente bianco, non risponde davanti a lui alle domande, l’arcivescovo sa dirgli bugiardo.
Buon compleanno arcivescovo.