La distopia di Singapore, il robot Xavier con 7 telecamere e un altoparlante filma e rimprovera i cittadini
di Raimondo Bultrini , di Raimondo BultriniBANGKOK – Lo spirito imprenditoriale che governa e ha fatto ricca l’isola di Singapore è chiamato “capitalismo paternalistico”, in onore dei padri fondatori come Lee Kuan Yeo e oggi di suo figlio, il premier Lee Hsien Loong. Da qualche anno la piramide del potere, sostenuta da imprenditori miliardari che posseggono gran parte dei 56mila dollari di reddito pro capite sulla carta, ha sviluppato una sindrome da “sicurezza” – ovvero da controllo sociale – che ha pochi paragoni al mondo.
Dopo la digitalizzazione di ogni dato personale, le 90mila telecamere con riconoscimento facciale agli incroci e i microchip sotto la pelle degli animali domestici, la nuova rivoluzione orwelliana prevede l’utilizzo per ora sperimentale di una sorta di Robocop, ovvero poliziotti elettronici che si aggirano da soli ma con 7 telecamere, sensori e un altoparlante in un’area di shopping e in un complesso residenziale. È solo l&rsqu…
BANGKOK – Lo spirito imprenditoriale che governa e ha fatto ricca l’isola di Singapore è chiamato “capitalismo paternalistico”, in onore dei padri fondatori come Lee Kuan Yeo e oggi di suo figlio, il premier Lee Hsien Loong. Da qualche anno la piramide del potere, sostenuta da imprenditori miliardari che posseggono gran parte dei 56mila dollari di reddito pro capite sulla carta, ha sviluppato una sindrome da “sicurezza” – ovvero da controllo sociale – che ha pochi paragoni al mondo.
Dopo la digitalizzazione di ogni dato personale, le 90mila telecamere con riconoscimento facciale agli incroci e i microchip sotto la pelle degli animali domestici, la nuova rivoluzione orwelliana prevede l’utilizzo per ora sperimentale di una sorta di Robocop, ovvero poliziotti elettronici che si aggirano da soli ma con 7 telecamere, sensori e un altoparlante in un’area di shopping e in un complesso residenziale. È solo l’inizio di un processo che entro il 2030 - con una previsione di 200mila cctv in strada e molte di più nei condomini, identità digitali legate a conti bancari e infrazioni - dovrebbe essere in grado di non lasciarsi sfuggire nemmeno un frammento della vita sociale e privata dei suoi 5,5 milioni di cittadini. Tre quarti del totale sono cinesi e il resto immigrati malesi, indiani e altre etnie che – almeno finora - hanno il solo privilegio di non possedere documenti elettronici monitorati.
La mancanza di personale e manodopera in uno spazio isolano ristretto è la giustificazione ufficiale per l’esperimento dei poliziotti infrmatizzati dai nomi umani, che tra le loro missioni hanno attualmente quella di evitare gli assembramenti anti-Covid con più di 5 persone, il fumo e il parcheggio di bici nei luoghi non autorizzati. Il Guardian racconta uno degli episodi delle tre settimane di prova per il robot "Xavier" nell’area condominiale di sua competenza, quando si è fermato su un gruppo di persone che assisteva a una partita a scacchi, passatempo tradizionale dei vecchi. Puntando il suo occhio elettronico piazzato in cima al veicolo bianco e blu, ha ammonito gli astanti: "Per favore, mantieni la distanza di un metro. Per favore non più di cinque persone per gruppo".
Molti, ma non tutti, apprezzano l’ordine e la sicurezza imposti dal Pap, il Partito di azione popolare fondato negli anni ’50 dai tecnocrati guidati da Yeo, che ha cominciato da una decina d’anni a dotare ogni immobile pubblico dell’HDB (dove alloggia l'80% dei residenti), di un sistema di telecamere per registrare notte e giorno gli ingressi e le aree dei parcheggi con la scusa di frenare il fenomeno dilagante dell’usura contro gli inquilini indebitati. Anche in questo caso il blu e bianco dei pannelli segnala, come quello dei robot, la presenza vigile della polizia che affida a pochi agenti davanti ai monitor il controllo di vaste aree. Per adesso le registrazioni del più mobile “Xavier” sono – secondo le autorità – automaticamente cancellate dalla memoria e le 7 telecamere a 365 gradi hanno uno scopo più intimidatorio che repressivo.
Quanti si sono opposti fin dall’inizio a uno Stato ordinato e distopico dove ognuno teme di violare anche inavvertitamente le regole, hanno cominciato a farsi sentire elettoralmente nel 2011. Per la prima volta nonostante l’identificazione digitale del votante e volendo delle sue preferenze, è entrato in Parlamento un partito dei lavoratori che ha poi aumentato i consensi, ma non l’influenza sul governo dei padroni del Pap. Il motto del partito è lo stesso dall’indipendenza. “Produci sodo e dai l’esempio morale ai figli”. A tutto il resto pensa il Grande Fratello.