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“La nostra legge prevale sui trattati”: La sfida di Varsavia rilancia i sovranisti Ue

Manifestanti protestano a Varsavia davanti alla Corte costituzionale nel giorno della sentenza dei Trattati europei (ansa)
Esultano Lega e Giorgia Meloni: “Gli italiani vengono prima di Bruxelles”. Rischio Polexit. Von der Leyen: “Preoccupata”. Letta: “Gravi conseguenze”
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BERLINO - Lo scontro senza precedenti tra la Polonia e l'Unione europea rianima le destre sovraniste, attualmente orfane di argomenti "caldi" come i migranti. L'indignazione delle capitali europee - Francia e Germania in testa - dinanzi alla decisione della Corte costituzionale polacca di dichiarare incostituzionali alcuni articoli dei Trattati europei ha catapultato leader e premier populisti sulle barricate. La numero uno del Front national francese, Marine Le Pen ha promesso che se vincerà le presidenziali di aprile riaffermerà "il primato delle leggi e delle giurisdizioni nazionali". Toni simili sono stati usati dall'astro nascente della destra francese, Eric Zemmour: "È tempo di restituire al diritto francese il suo primato sul diritto europeo". Ma anche in Italia il clamoroso verdetto che pretende di porre la legge polacca al di sopra di quella europea e rischia di avviare un percorso di uscita della Polonia dal…

BERLINO - Lo scontro senza precedenti tra la Polonia e l'Unione europea rianima le destre sovraniste, attualmente orfane di argomenti "caldi" come i migranti. L'indignazione delle capitali europee - Francia e Germania in testa - dinanzi alla decisione della Corte costituzionale polacca di dichiarare incostituzionali alcuni articoli dei Trattati europei ha catapultato leader e premier populisti sulle barricate. La numero uno del Front national francese, Marine Le Pen ha promesso che se vincerà le presidenziali di aprile riaffermerà "il primato delle leggi e delle giurisdizioni nazionali". Toni simili sono stati usati dall'astro nascente della destra francese, Eric Zemmour: "È tempo di restituire al diritto francese il suo primato sul diritto europeo". Ma anche in Italia il clamoroso verdetto che pretende di porre la legge polacca al di sopra di quella europea e rischia di avviare un percorso di uscita della Polonia dall'Unione, ha eccitato gli animi.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, ha twittato che la pensa "come le Corti costituzionali tedesca, polacca e altre: la Costituzione voluta, votata e difesa dal popolo italiano viene prima delle norme decise a Bruxelles. Perché si può stare in Europa anche a testa alta, non solo in ginocchio come vorrebbe la sinistra".
Peccato che la Corte tedesca di Karlsruhe, nell'obbligo di salvaguardare la sovranità del Bundestag, anche sulle questioni più spinose abbia sempre demandato ogni decisione finale alla Corte Ue o al governo Merkel.

Come osserva su twitter Lucas Guttenberg, del Centro Jacques Delors, il paragone con Karlsruhe "è come mescolare le mele con le pere". Anche perché nel caso della Polonia "siamo dinanzi a un governo che ha costretto una Corte costituzionale controllata politicamente a prendere una decisione che silura il diritto europeo". Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha sottolineato come la sentenza di Varsavia "difesa da Meloni, Orban e Le Pen" sia "di principio, generale e dalle conseguenze gravi a differenza di quella tedesca che è rimasta infatti senza seguiti".

Ma in Italia anche un partito di governo si è mobilitato a favore della gravissima sentenza polacca. Claudio Borghi, deputato della Lega, ha parlato di una mossa "sacrosanta", e i due eurodeputati Marco Zanni e Antonio Maria Rinaldi si sono buttati in un curioso calembour: "É bene ricordare che sono le Costituzioni nazionali a legittimare l'esistenza dell'Ue e del suo diritto e non può essere il contrario". Anche in questo caso sarebbe appena il caso di ricordare che ogni Stato che aderisca all'Unione europea accetta la primazia dei Trattati sulle leggi nazionali.

A Repubblica il politologo Milosz Hodun del think tank Projekt: Polska spiega che "quello del governo polacco è proprio un messaggio rivolto alle altre destre europee, a Salvini, Meloni, Le Pen, a Vox. E il messaggio è: aiutateci a cambiare le leggi europee e a riprenderci la sovranità sulle nostre leggi". Ma per Hodun è chiaro che Varsavia "si è messa su una china pericolosa. Adesso o si cambia la Costituzione polacca, oppure i Trattati. E siccome sono entrambe ipotesi impossibili, la Polexit è un rischio reale".

La reazione della Commissione europea è stata durissima. La presidente Ursula von der Leyen si è detta "profondamente preoccupata per la sentenza" e ha promesso che "useremo tutti i poteri che abbiamo ai sensi dei trattati per garantirlo". Non è ancora chiaro quali strumenti saranno messi in campo, ma è certo che i 58 miliardi di fondi del Recovery Fund bloccati da settimane in attesa che Varsavia rispetti le sentenze della Corte di Giustizia Ue a tutela dell'indipendenza dei giudici, non saranno scongelati. E intanto tre europarlamentari di peso della maggioranza hanno invitato Bruxelles ad applicare "immediatamente" il meccanismo che tutela il bilancio Ue dalle violazioni dello Stato di diritto.

Il premier polacco Morawiecki ha insistito anche ieri che la Polonia non vuole uscire dall'Ue. E il politologo Michal Kolanko, intercettato al telefono, spiega che "il partito di governo Pis (Diritto e Giustizia) cerca da sei anni di dimostrare ai suoi elettori che non si inchina a Bruxelles. Tutte le sue "battaglie per la sovranità" ruotano intorno a questo messaggio. Ma finora si sono sempre fermati a un passo dal disastro, e cioè a un passo dal perdere i fondi europei. È successo di recente con le cosiddette "zone lgbt-free"". Quando la Ue ha minacciato di tagliare i contributi a quei comuni omofobi, "le dichiarazioni anti lgbt sono state revocate". Pecunia non olet.