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Diario da Kabul. Akbar contro Nur, così il passato vince sul futuro

(reuters)
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Passati due mesi dal cambio di regime e il Paese è in alto mare, l'economia ferma (la sicurezza è migliorata, ma, da sola, non sfama), manca un piano di governo, donne ed etnie non-pashtun sono escluse, gli aiuti esteri sospesi. Ancora molti cercano di partire, lunghe le code davanti all'Ambasciata d'Iran per un visto, ma i rassegnati sono sempre di più, buon viso a cattiva sorte, un'arte necessaria. L'Afghanistan è scomparso dalle prime pagine. Vi tornerà solo per convegni internazionali che lo riguardano, episodi clamorosi, calamità e - speriamo - per qualche buona notizia.

Con l'isolamento in agguato, futuro e passato sono più che mai in conflitto tra loro. Si dice che gli afghani alle leggi preferiscano le tradizioni. Le leggi sono emanate da governi effimeri, le tradizioni sono invece frutto di cultura secolare, stabili e certe, spiega chi le sostiene, pronto a cogliere nel cambiamento politico l'occasi…

Passati due mesi dal cambio di regime e il Paese è in alto mare, l'economia ferma (la sicurezza è migliorata, ma, da sola, non sfama), manca un piano di governo, donne ed etnie non-pashtun sono escluse, gli aiuti esteri sospesi. Ancora molti cercano di partire, lunghe le code davanti all'Ambasciata d'Iran per un visto, ma i rassegnati sono sempre di più, buon viso a cattiva sorte, un'arte necessaria. L'Afghanistan è scomparso dalle prime pagine. Vi tornerà solo per convegni internazionali che lo riguardano, episodi clamorosi, calamità e - speriamo - per qualche buona notizia.

Con l'isolamento in agguato, futuro e passato sono più che mai in conflitto tra loro. Si dice che gli afghani alle leggi preferiscano le tradizioni. Le leggi sono emanate da governi effimeri, le tradizioni sono invece frutto di cultura secolare, stabili e certe, spiega chi le sostiene, pronto a cogliere nel cambiamento politico l'occasione per disfarsi di leggi d'ispirazione occidentale, estranee. Proprio perché secolari, rispondono altri, le tradizioni sono spesso superate e soffocanti. Frequenti le discussioni in proposito.

 

Oggi, tra Nur e Akbar, colleghi e rivali, quasi un litigio. Comincia quando Akbar racconta del cognato Alef, che 20 anni fa, perso lavoro e senza un soldo, trova un generoso benefattore. Per gratitudine, Alef gli promette l'ultima nata in sposa al figlio piccolo. Tre mesi fa il benefattore si fa vivo e reclama la promessa. Alef non riesce a dissuaderlo e informa la ragazza. Che rifiuta categoricamente. Quello minaccia e l'intera famiglia da allora vive nascosta. "Fidanzare i bambini, una buona tradizione?" chiede. "Non doveva promettere", risponde Nur. "Quindi il matrimonio va fatto?". "Se Alef è uomo d'onore e vuole pace, sì". "Che faresti tu al posto suo, hai delle figlie". "Sceglierei tra il bene dell'intera famiglia e quella di una persona".

Lì intervengo: "Per religione (e buon senso) l'accordo di entrambi gli sposi è necessario, vero? Lei non vuole. Finito". "Alef ha promesso...". "20 anni fa. Ora non vuole più. Perché far pagare alla ragazza?", insisto. "Le cose si accomoderanno. Lei accetta e, con la buona volontà, piano piano...". Il tono di Nur è irritante e Akbar scoppia. "Piano piano cosa? Regole valide forse un tempo, sveglia, siamo nel duemila". Con tutta la buona volontà, è difficile capire chi la pensa come Nur: tanti, ahimè, anche persone istruite. Fino a due mesi fa Alef avrebbe potuto rivolgersi a gruppi contro la violenza alle donne. Ma ora? Afghanistan in bilico tra passato e futuro? Akbar non ha dubbi: oggi vince il passato.