Roma - Un primo segnale concreto. L'impegno dei Venti a destinare fondi per le Nazioni Unite, in modo da dare ristoro alla popolazione afghana. E a stanziarne altri a favore dei Paesi di confine, in modo da sostenere lo sforzo umanitario e garantire l'accoglienza dei profughi che fuggono da Kabul. È questo l'obiettivo politico del G20 straordinario sull'Afghanistan, che Mario Draghi presiederà oggi in videoconferenza.
Quello umanitario è il dossier su cui tutti potrebbero trovarsi d'accordo, almeno a dare peso al lavoro preparatorio dei venti sherpa. La ragione è semplice: è un capitolo che tocca solo marginalmente il rapporto con il regime talebano e non interferisce nei delicati equilibri tra le potenze regionali coinvolte a vario titolo nella crisi. Draghi lo considera comunque un passo in avanti. E punta tutto sul rapporto di collaborazione con le Nazioni Unite. A loro toccherà gestire sul terreno le emergenze dei pros…
Roma - Un primo segnale concreto. L'impegno dei Venti a destinare fondi per le Nazioni Unite, in modo da dare ristoro alla popolazione afghana. E a stanziarne altri a favore dei Paesi di confine, in modo da sostenere lo sforzo umanitario e garantire l'accoglienza dei profughi che fuggono da Kabul. È questo l'obiettivo politico del G20 straordinario sull'Afghanistan, che Mario Draghi presiederà oggi in videoconferenza.
Quello umanitario è il dossier su cui tutti potrebbero trovarsi d'accordo, almeno a dare peso al lavoro preparatorio dei venti sherpa. La ragione è semplice: è un capitolo che tocca solo marginalmente il rapporto con il regime talebano e non interferisce nei delicati equilibri tra le potenze regionali coinvolte a vario titolo nella crisi. Draghi lo considera comunque un passo in avanti. E punta tutto sul rapporto di collaborazione con le Nazioni Unite. A loro toccherà gestire sul terreno le emergenze dei prossimi mesi. Il vantaggio è duplice. In primo luogo, l'Onu opera da tempo nel teatro afghano e può fare affidamento su una macchina già rodata. E poi rappresenta una garanzia nella gestione dei fondi. L'alternativa, impraticabile senza un riconoscimento del regime, sarebbe quella di finanziare i talebani al governo.
Ma non basta. Al tavolo del summit saranno ospitati, assieme alle Nazioni Unite e all'Unione europea, anche il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. Non è un dettaglio, perché i fondi dei programmi di queste istituzioni in Afghanistan sono stati congelati e aspettano di essere sbloccati. L'obiettivo è permettere un afflusso di risorse, evitando però che finiscano in mano al regime. Sul punto, manca al momento un'intesa in seno ai Venti. È evidente comunque che proprio il fronte umanitario è il più caldo: "Sono particolarmente allarmato - dice il segretario dell'Onu Antonio Guterres - dal vedere tradire dai talebani le promesse fatte alle donne e alle ragazze afghane".
Non arriverà, per il momento, un riconoscimento del regime. E non si registreranno passi avanti sui corridoi umanitari. Si tratta però sulla possibilità di impegnare il G20 a stanziare risorse per finanziare i Paesi di confine, in modo da favorire l'accoglienza dei profughi nei duri mesi invernali che attendono i civili. Gli altri punti in agenda sono ovviamente la lotta al terrorismo e la libertà di movimento per le organizzazioni internazionali che agiscono sul terreno.
Rispetto alla prima questione, non si dovrebbe andare oltre un generico appello al governo a non finanziare o dare ospitalità alle organizzazioni terroristiche, come accaduto in passato con Al Qaeda. Quanto all'agibilità degli attori internazionali, sarà cruciale il nodo degli aeroporti. I Venti dovrebbero chiedere un impegno a mantenere operativo quello di Kabul. Come garantirne la sicurezza? Una delle opzioni è ritagliare un ruolo al Qatar, invitato non a caso al summit.
Molto resterà irrisolto, ovviamente. E d'altra parte l'incontro - nato in salita, ma strappato da Draghi grazie ai colloqui bilaterali con gli altri leader - è soltanto una tappa intermedia. Le tensioni geopolitiche tra le potenze d'Oriente e gli Stati Uniti, invece, emergeranno chiaramente già oggi. Pechino delegherà a partecipare al summit un rappresentante del ministero degli Esteri. E lo stesso dovrebbe fare Mosca.