✕

Aiuti sì, riconoscimento no: il compromesso dei Grandi al G20 sull'Afghanistan

(ansa)

Ascolta l'audio

Con i fondi internazionali si cerca di spingere il regime dei talebani a impedire la nascita di basi jihadiste e a permettere corridoi umanitari per chi vuole espatriare
1 minuti di lettura

L'impegno del G20 per impedire una catastrofe umanitaria in Afghanistan rischia di avere un esito paradossale, perché di fatto contribuirà alla stabilizzazione del potere talebano. Ma al momento non esistono alternative, tanto più che nel vertice di Roma ha cominciato a materializzarsi la spaccatura con l'asse russo-cinese, pronto ad abbracciare il nuovo governo di Kabul. L'urgenza però è evitare che l'inverno porti alla fame la popolazione e spinga un'ondata di profughi verso i Paesi confinanti, creando una crisi geopolitica globale dagli effetti imprevedibili. I Grandi si sono trovati obbligati a convergere sul male minore: sostenere l'economia afghana, cercando allo stesso tempo un percorso per vincolare gli aiuti al rispetto di una serie di condizioni.

L'unico strumento a disposizione oggi dell'Occidente sono i finanziamenti, che si cercherà di impugnare come una leva per spingere i talebani a garantire il …

L'impegno del G20 per impedire una catastrofe umanitaria in Afghanistan rischia di avere un esito paradossale, perché di fatto contribuirà alla stabilizzazione del potere talebano. Ma al momento non esistono alternative, tanto più che nel vertice di Roma ha cominciato a materializzarsi la spaccatura con l'asse russo-cinese, pronto ad abbracciare il nuovo governo di Kabul. L'urgenza però è evitare che l'inverno porti alla fame la popolazione e spinga un'ondata di profughi verso i Paesi confinanti, creando una crisi geopolitica globale dagli effetti imprevedibili. I Grandi si sono trovati obbligati a convergere sul male minore: sostenere l'economia afghana, cercando allo stesso tempo un percorso per vincolare gli aiuti al rispetto di una serie di condizioni.

L'unico strumento a disposizione oggi dell'Occidente sono i finanziamenti, che si cercherà di impugnare come una leva per spingere i talebani a garantire il rispetto dei diritti, a impedire la nascita di basi jihadiste e permettere corridoi per l'espatrio dei collaboratori della Nato rimasti nel Paese. Il tutto però senza riconoscere formalmente l'esecutivo fondamentalista ed evitando che i talebani abbiano la gestione diretta dei soldi.

 

Il referente principale sono le Nazioni Unite che hanno continuato a fare affluire farmaci e rifornimenti alimentari, seppur in quantità limitata, attraverso l'aeroporto di Mazar-I-Sharif, rimasto sempre in attività. Ma anche per questo il G20 ha insistito sulla necessità di mantenere in funzione lo scalo della capitale, oggi affidato a personale del Qatar con una discreta presenza di tecnici turchi. L'Onu con le sue branche operative - Unhcr e Wfp in primo luogo - avrà il compito di distribuire cibo e medicine alla popolazione, occupandosi di rivitalizzare i programmi di sviluppo sul territorio con le Ong: missione resa difficile dalla fuga di molti degli operatori, preoccupati dal rischio di vendette.

Nel vertice di Roma Mario Draghi però ha insistito perché questa linea di azione non sia l'unica: i pacchi delle Nazioni Unite possono solo tamponare la situazione ma difficilmente saranno in grado di evitare il collasso del sistema economico. Il punto chiave sono le banche, unico riferimento per quel ceto borghese di commercianti e piccoli imprenditori che è germogliato nelle città nei venti anni di sicurezza permessi dalla presenza della Nato.

 

Da ferragosto gli istituti di credito sono a corto di liquidità e stanno gettando sul lastrico le famiglie con il livello di educazione più alto, le uniche che possono costituire un blocco sociale di opposizione all'oscurantismo coranico. In questo caso i referenti sono Banca Mondiale e Fmi che hanno congelato gli aiuti all'Afghanistan. Il G20 ha aperto la strada a una graduale ripresa dei finanziamenti che dovrà necessariamente essere trattata con le autorità insediate dai fondamentalisti, figure presentate come "campioni di onestà" ma prive di competenze bancarie.