G20 Afghanistan, Draghi: “A Kabul evitare la catastrofe umanitaria”. La Ue darà un miliardo
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoRoma - Un miliardo dall'Europa per l'emergenza in Afghanistan. Trecento milioni di dollari aggiuntivi dagli Stati Uniti, rispetto al primo stanziamento già previsto. Se c'è un risultato del G20 straordinario presieduto ieri in video-conferenza da Mario Draghi, è aver accelerato il sostegno ai profughi per evitare una "colossale crisi umanitaria". Un terreno, quello degli aiuti, individuato dalla presidenza italiana per dribblare i nodi geopolitici resi evidenti dalla scelta di Xi Jinping e Vladimir Putin (e del ministro degli esteri russo Lavrov) di disertare il summit e farsi rappresentare da altri membri del governo.
I risultati, si diceva. Tutti sul fronte umanitario. Il G20 affida alle Nazioni Unite il mandato di gestire attraverso le proprie agenzie competenti - Unhcr e Fao in testa - le risorse stanziate dai Venti. Ma non basta. Un sistema economico congelato, avverte Draghi, con un circuito bancario debole e paralizzato non può…
Roma - Un miliardo dall'Europa per l'emergenza in Afghanistan. Trecento milioni di dollari aggiuntivi dagli Stati Uniti, rispetto al primo stanziamento già previsto. Se c'è un risultato del G20 straordinario presieduto ieri in video-conferenza da Mario Draghi, è aver accelerato il sostegno ai profughi per evitare una "colossale crisi umanitaria". Un terreno, quello degli aiuti, individuato dalla presidenza italiana per dribblare i nodi geopolitici resi evidenti dalla scelta di Xi Jinping e Vladimir Putin (e del ministro degli esteri russo Lavrov) di disertare il summit e farsi rappresentare da altri membri del governo.
I risultati, si diceva. Tutti sul fronte umanitario. Il G20 affida alle Nazioni Unite il mandato di gestire attraverso le proprie agenzie competenti - Unhcr e Fao in testa - le risorse stanziate dai Venti. Ma non basta. Un sistema economico congelato, avverte Draghi, con un circuito bancario debole e paralizzato non può comunque reggere. Per questo, la Banca mondiale e il Fmi - presenti all'incontro - forniranno assistenza e fondi agli istituti di credito afghani. Mantenere in piedi le banche significa difendere il flusso di risorse per finanziare, ad esempio, programmi per la sanità o l'istruzione.
La controindicazione è evidente: significa relazionarsi e finanziare in modo più o meno diretto il regime. Di fatto, i Venti accettano questo scenario. È l'unica strada per non far collassare un Paese che dipende per il 75% dagli aiuti esteri. "Se vuoi affrontare questa emergenza - spiega il premier agli altri leader - devi avere a che fare con i talebani". Con una gigantesca postilla: "Questo non significa un loro riconoscimento, che è una decisione politica e sarà assunta solo quando la comunità internazionale vedrà progressi sui diritti umani e delle donne. Progressi che, per ora, non vediamo".
Non si dibatte solo di emergenza umanitaria, ma anche dell'opzione di corridoi umanitari. "Tutti stanno cercando di ottenerli dal governo dei talebani", ammette Draghi. Sono necessari per evacuare chi è rimasto bloccato durante il ritiro d'agosto. I Venti chiedono di garantire agibilità all'aeroporto di Kabul e possibilità di transito alle frontiere. E sembrano prefigurare un meccanismo simile ai canali umanitari. Parallelamente, si inizia a ragionare anche di come gestire i flussi migratori. L'unica strada, ammette il premier, è "coinvolgere i Paesi limitrofi". Da questa sfida passa anche la possibilità di contenere il rischio terrorismo e il traffico di stupefacenti.
Quasi del tutto fuori dal summit resta invece il problema di come stabilizzare un quadro geopolitico che coinvolge le super potenze e gli attori regionali. E non potrebbe essere altrimenti, soprattutto a causa delle resistenze cinesi e russe. I rappresentanti di Xi Jinping e Putin , appena presa la parola, contestano la scelta di aver "adattato" il formato del G20 - tradizionalmente economico - per gestire una crisi politica. Per questo, plaudono alla scelta di focalizzarsi sulle risorse per i profughi.
Nel frattempo, però, le due potenze si muovono in totale autonomia: il 20 ottobre la Russia ospiterà un vertice con i rappresentanti di Cina e Pakistan, nell'ambito del "formato di Mosca". All'incontro potrebbero partecipare anche gli Stati Uniti. Draghi, comunque, non si scompone. Contesta una lettura politica delle defezioni di alto livello - "eravamo stati avvertiti in anticipo e non era dovuta, che io sappia, a motivi particolari di politica estera". E anzi, accetta il terreno di gioco ed esulta: "Ne è valsa sicuramente la pena. Questo G20 è un successo, la prima risposta multilaterale alla crisi".