WASHINGTON - John Kerry frena. L'inviato Usa per il clima, in un'intervista all'Associated Press, ha ridimensionato le aspettative internazionali sul vertice clima Onu di Glasgow.
Kerry ha detto all'Ap che presumibilmente i colloqui del prossimo mese si concluderanno con le nazioni ancora lontane dall'obiettivo dei tagli alle emissioni di carbone e petrolio necessari per scongiurare livelli sempre più devastanti di riscaldamento globale, pur riconoscendo gli sforzi di Usa, Unione europea, Giappone e degli altri alleati in vista dei negoziati. Ha espresso la speranza che un numero sufficiente di Stati si unisca al vertice. "Quando Glasgow finirà, sapremo chi sta facendo la sua parte e chi no".
Si è augurato che il Congresso americano approvi velocemente una legge per un'azione significativa sul clima: l'amministrazione Biden mira a riconquistare la leadership sulla questione climatica.
Cop26, intervista a Luca Bergamaschi: “Si sono create le condizioni per un accordo con Cina e India”
Quando si tratta di colmare il divario tra i tagli promessi dai Paesi e quelli necessari, Kerry dice: "Speriamo di avvicinarci molto a questo obiettivo. Nel caso di una differenza, dovremo usarla come ulteriore motivazione per accelerare il più velocemente possibile''.
I ripetuti viaggi di Kerry in Cina e gli sforzi diplomatici di altri Paesi, finora non sono riusciti a ottenere le promesse di tagli più rapidi delle emissioni. L'entusiasmo della Cina per le centrali elettriche a carbone contribuisce a renderla di gran lunga il più grande inquinatore climatico del mondo. "Sarebbe meraviglioso se venissero tutti a Glasgow e se tutti raggiungessero il limite di rialzo della temperatura a 1,5 gradi'', ha detto. "Sarebbe fantastico. Ma alcuni Paesi non hanno ancora il mix energetico che permette loro di farlo.''