Giulio Regeni, cancellato il processo per l'omicidio: manca la prova di notifica ai 4 imputati
di Giuliano Foschini , di Giuliano FoschiniROMA - Il processo per l'omicidio e il sequestro di Giulio Regeni è stato cancellato. Dopo 7 ore di camera di consiglio, i giudici della III corte d'Assise di Roma hanno deciso che il dibattimento non può avere inizio perché non esiste la prova che i quattro agenti della National security (il servizio segreto civile egiziano) accusati del sequestro, della tortura e dell'omicidio del ricercatore italiano ammazzato al Cairo nel febbraio del 2016 conoscano l'esistenza del processo a loro carico.
Gli atti dell'inchiesta tornano ora al giudice per l'udienza preliminare che dovrà nuovamente tentare di notificare agli imputati il procedimento a loro carico per poi essere in grado di rinviarli nuovamente a giudizio.
La Corte ha dunque accolto le eccezioni che durante l'udienza in mattinata erano state sollevate dai difensori d'ufficio degli 007 egiziani. Che il processo in assenza non potesse essere celebrato perché mancava …
ROMA - Il processo per l'omicidio e il sequestro di Giulio Regeni è stato cancellato. Dopo 7 ore di camera di consiglio, i giudici della III corte d'Assise di Roma hanno deciso che il dibattimento non può avere inizio perché non esiste la prova che i quattro agenti della National security (il servizio segreto civile egiziano) accusati del sequestro, della tortura e dell'omicidio del ricercatore italiano ammazzato al Cairo nel febbraio del 2016 conoscano l'esistenza del processo a loro carico.
Gli atti dell'inchiesta tornano ora al giudice per l'udienza preliminare che dovrà nuovamente tentare di notificare agli imputati il procedimento a loro carico per poi essere in grado di rinviarli nuovamente a giudizio.
La Corte ha dunque accolto le eccezioni che durante l'udienza in mattinata erano state sollevate dai difensori d'ufficio degli 007 egiziani. Che il processo in assenza non potesse essere celebrato perché mancava la prova che gli imputati vi si fossero sottratti volontariamente.
I genitori di Giulio Regeni: "Non ci arrendiamo ora"
Dicono: "Non ci siamo mai fatti fermare in cinque anni e mezzo, certo non ci arrendiamo ora". Paola e Claudio Regeni, al terzo banco dell'aula bunker del carcere di Rebibbia, ascoltano la lettura del dispositivo con accanto Irene, la loro figlia minore. Alessandra Ballerini, l'avvocato, è un passo avanti. Restano in silenzio. Non se l'aspettavano. Non se l'aspettava nessuno. La terza sezione della Corte di Assise di Roma ha appena finito di leggere un lungo dispositivo (nel mentre è persino andata via la luce) che azzera il processo.
La delusione della famiglia: "Premiata prepotenza egiziana ma non ci arrendiamo"
Lo fa, accogliendo le tesi della difesa, perché non è stato notificato loro il decreto che disponeva il giudizio. Ma non è stato fatto perché l'Egitto, scientemente, non ha collaborato alle indagini. "Siamo sorpresi e amareggiati" dicono infatti fonti della Procura. "Il tentativo di impedire che il processo si celebrasse non collaborando, è andato a buon fine".
La decisione è inattesa anche perché, sullo stesso argomento, un giudice si era già espresso in maniera diversa. Il gup Pierluigi Balestrieri, che aveva disposto il giudizio, aveva ritenuto infatti che il processo dovesse comunque cominciare perché gli imputati sapevano. "La copertura mediatica capillare e straordinaria - aveva scritto il gup - fa assurgere la notizia della pendenza del processo a fatto notorio".
Invece, dice la Corte di Assise, tutto dovrà tornare davanti al giudice dell'udienza preliminare. Che dovrà provvedere a una nuova rogatoria (la stessa che da tre anni la Procura non riesce a portare a termine, per il silenzio egiziano) per cercare di notificare gli atti, ed eventualmente disporre di nuovo il giudizio.
L'udienza del processo per l'omicidio di Giulio Regeni
"Non c'è la prova certa che fossero a conoscenza del procedimento e se ne siano volontariamente sottratti" hanno scritto ieri i giudici della corte, presieduti da Antonella Capri. "Gli imputati non sono stati raggiunti da alcun atto ufficiale". Perché "l'acclarata inerzia dello Stato egiziano a fronte di tali richieste del ministero della Giustizia italiano, certamente pervenute presso l'omologa autorità egiziana, seguite da reiterati solleciti per via giudiziaria e diplomatica nonché da appelli di risonanza internazionale, effettuato dalle massime autorità dello Stato italiano, ha determinato l'impossibilità di notificare agli imputati". Dunque, è vero che l'Egitto ha fatto ostruzionismo. Ma il fatto che gli atti non siano stati notificati, non permette l'avvio del processo. "L'unica forma di notifica utile a consentire di procedere è quella a mani proprie: ciò che conta è il risultato sostanziale".
L'arrivo dei genitori all'aula bunker
Non era dello stesso avviso la Procura. Il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, in una lunga memoria depositata alla Corte, aveva infatti spiegato come l'assenza dal processo fosse una scelta. "È un caso di abuso del diritto, con una volontà chiara di sottrazione dal processo", aveva spiegato il procuratore Colaiocco. Aggiungendo che "gli indagati sono stati reiteratamente invitati ad eleggere domicilio attraverso atti formali in via rogatoriale" ma a quelle rogatorie non è mai arrivata alcuna risposta. "Qui gli imputati non ci sono. E non ci sono per due motivi: o perché non lo sanno. O invece lo sanno, e hanno evitato di esserci nella speranza che il processo si blocchi. Sottrarsi al processo che l'Italia vuole loro fare".
"Non ci arrendiamo" ripetono, dopo la lettura i genitori di Giulio, per voce del loro avvocato, Alessandra Ballerini. E lo dicono anche perché ritengono di avere una forza in più. La Presidenza del Consiglio che ha deciso di costituirsi parte civile. "Averla al nostro fianco - dicono - rende evidente che è interesse e diritto dello Stato italiano e di tutti i cittadini arrivare alla verità. Prendiamo atto con amarezza di questa decisione che purtroppo premia l'ostruzionismo, l'arroganza e la prepotenza egiziana. È solo una battuta d'arresto, non ci siamo mai fatti fermare in cinque anni e mezzo e non ci arrendiamo certo ora. Si torna indietro di qualche mese ma si ricomincerà con tutte le formalità richieste. Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha sequestro, torturato e ucciso Giulio non resti impunito. E sappiamo che presto o tardi la nostra pretesa avrà soddisfazione".
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