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Il generale Min Aung Hlaing (Foto by Alexander Zemlianichenko / POOL / AFP) (afp)

Myanmar, primo colpo ai generali: l'Associazione dei paesi del sudest asiatico non vuole al summit il capo dei golpisti

Con una mossa inedita, l'Asean chiede ai birmani di inviare un esponente non politico e non il potentissimo Min Aung Hlaing. Attesa una reazione della Cina che si è schierata con i militari. Nei giorni scorsi era stato vietato un incontro tra un'inviato dell'organizzazione e Aung San Suu Kyi, detenuta in un luogo segreto. All'avvocato della Lady imposta la consegna del silenzio
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BANGKOK – È una via di compromesso, ma il messaggio dei vicini asiatici non era mai stato così chiaro contro il capo della giunta militare golpista del Myanmar. L’Associazione tra i paesi del sudest o Asean ha deciso di non invitare alla prossima riunione plenaria il generale e presidente autonominato Min Aung Hlaing come avvenne nell’aprile scorso. Al suo posto chiede di inviare un esponente “non politico” del paese.

Questa scelta di cautela per non rompere definitivamente i rapporti tra l’organismo panasiatico e uno dei suoi membri, non ha fatto di certo felici i golpisti, ma neanche buona parte dei dissenzienti. “Politici o non politici – hanno detto gli esponenti del movimento di disobbedienza civile -  se rappresentano la giunta militare, li respingiamo”.

La mossa presa ieri dai ministri degli Esteri Asean riuniti in sessione speciale proprio per approvare o meno la presenza del capo golpista al prossimo v…

BANGKOK – È una via di compromesso, ma il messaggio dei vicini asiatici non era mai stato così chiaro contro il capo della giunta militare golpista del Myanmar. L’Associazione tra i paesi del sudest o Asean ha deciso di non invitare alla prossima riunione plenaria il generale e presidente autonominato Min Aung Hlaing come avvenne nell’aprile scorso. Al suo posto chiede di inviare un esponente “non politico” del paese.

Questa scelta di cautela per non rompere definitivamente i rapporti tra l’organismo panasiatico e uno dei suoi membri, non ha fatto di certo felici i golpisti, ma neanche buona parte dei dissenzienti. “Politici o non politici – hanno detto gli esponenti del movimento di disobbedienza civile -  se rappresentano la giunta militare, li respingiamo”.

La mossa presa ieri dai ministri degli Esteri Asean riuniti in sessione speciale proprio per approvare o meno la presenza del capo golpista al prossimo vertice, è comunque un precedente non solo inedito, ma anche significativo dell’orientamento geopolitico di questi 10 importanti Stati a cavallo tra estremo oriente e Asia del sud. La Cina è un “partner di dialogo” esterno all’Associazione e assieme alla Russia sostiene i generali birmani, ma sembra aver perso credibilità la sua offerta di presentarsi come mediatore efficace, soprattutto dopo le notizie sul sostegno fornito in accordo coi generali ad alcuni gruppi di guerriglia nel sud dello Stato Shan ai confini cinesi.


Dopo il meeting Asean di aprile finito con la firma messa da Aung Hlaing sotto i 5 punti per la pacificazione poi mai rispettati, c’è stato lo schiaffo diplomatico più rude contro i principi stessi di rispetto dei diritti umani sanciti fin dalla costituzione dell’organismo negli anni ’60. Nei giorni scorsi all’inviato dell’Asean era stato concesso solo dopo molte pressioni il permesso di visitare il Myanmar, ma gli è stato vietato di incontrare la prigioniera Aung San Suu Kyi in isolamento segreto attorno alla nuova capitale dal primo febbraio. Da qui l’indignazione di tutti i paesi dell’alleanza, anche quelli apertamente filo cinesi come la Cambogia e il Laos o gli altri che temono il suo espansionismo.
Per capire l’importanza attribuita dai militari all’isolamento della ex leader del partito di maggioranza Lnd, è stato imposto ieri al suo stesso legale Khin Maung Zaw un bavaglio a ogni dichiarazione. Di Zaw sono le scarne ma frequenti comunicazioni al pubblico durante i vari processi in corso contro la Lady per accuse che vanno dall’appropriazione indebita di dollari e oro alla violazione delle norme anti covid e frode elettorale. In un post su Facebook l’avvocato scrive che non potrà parlare parlare con media, diplomatici, organizzazioni internazionali, governi stranieri, e pubblica i dettagli dell'imposizione che recita: "Le comunicazioni di Khin Maung Zaw possono incitare all’odio, ferire le persone che agiscono in conformità con la legge, possono causare rivolte e destabilizzare la pace pubblica".

L’accusa dei militari è parallelamente diretta come già accaduto spesso agli organi di informazione. "Alcuni media locali e stranieri, media illegali e altri media stanno diffondendo – è scritto - informazioni false che potrebbero destabilizzare il Paese". La giunta dunque procede incurante del paradosso di aver impedito l’accertamento dei fatti anche a paesi partner dell’Asean con i quali ci sono stati e spesso continuano a esserci stretti rapporti politici e commerciali. Nessuno esclude la possibilità di una mossa d’orgoglio del capo golpista Hlaing e un eventuale rifiuto di mandare altri a rappresentarlo. Il “suo” Myanmar fa parte ai massimi livelli dal lontano 1997 di un organismo in cerca di una identità tra due blocchi come quello Usa e cinese che qui si confrontano in sfide d’ogni genere. A quei tempi nessuno si poneva troppo il problema delle violazioni dei diritti umani e delle migliaia di prigionieri politici birmani o etnici. In Cambogia imperversavano nell’indifferenza i famigerati khmer rossi che avevano perfino un seggio all’Onu, e in tutto l’Oriente si facevano sentire gli effetti drammatici della crisi valutaria thailandese, che innescò una serie di svalutazioni valutarie e crac economici in tutto l’Oriente e oltre.  

Oggi che la tragedia del Myanmar è sotto gli occhi di tutti l’Asean ha imboccato una strada comunque inedita dalle potenziali conseguenze anche nei rapporti formali con i regimi della regione considerati dispotici e osteggiati da masse consistenti di popolazione. Il rischio per gli scettici è che sia una semplice operazione di facciata alla quale potrebbero seguire riavvicinamenti e compromessi per evitare un intervento della Cina che sostiene la giunta militare. Per il momento Pechino non ha preso formalmente posizione dopo l’annuncio del niet dell’Asean a Min Aung Hlaing, ma la sua politica di non interferenza negli affari altrui una volta tanto è stata rifiutata dall’Associazione del sudest, che almeno a parole sapere cosa sta accadendo veramente in Myanmar.