✕
Il prefetto Didier Lallement rende omaggio alle vittime della brutale repressione di manifestanti algerini nel 1961 (Foto di JULIEN DE ROSA / AFP) (afp)

Il massacro di algerini a Parigi del 1961, Macron riconosce le responsabilità della polizia francese: "Crimini imperdonabili"

Ma per i parenti delle vittime - alcuni storici parlano di centinaia di morti, molti gettati nella Senna e mai più ritrovati - il passo non è sufficiente: "Il prefetto Papon non agì da solo, perché non menzionano il primo ministro Debré e il presidente De Gaulle?". Restano tesi i rapporti con Algeri che cerca altrove partner strategici, da Mosca ad Ankara a Roma
2 minuti di lettura

PARIGI - “Crimini imperdonabili per la République”. Emmanuel Macron prosegue nella tormentata strada per tentare di riconciliare Francia e Algeria. E riconosce pubblicamente le responsabilità della polizia francese in un massacro di manifestanti algerini avvenuto a Parigi sessant'anni fa. Davanti ai parenti delle vittime, commossi e in lacrime, Macron ha partecipato a un omaggio sulle rive della Senna, all'altezza del ponte dove erano stati uccisi decine di manifestanti che avevano risposto all'appello del Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) per l'indipendenza dell'Algeria. Il numero delle vittime non è mai stato accertato, alcuni storici parlano di centinaia di morti in quel 17 ottobre 1961. Una repressione "brutale, violenta, sanguinosa”, come scrive l’Eliseo, si era abbattuta sugli algerini che avevano violato il coprifuoco. "Quasi 12mila algerini sono stati arrestati. Oltre ai molti feriti, diverse d…

PARIGI - “Crimini imperdonabili per la République”. Emmanuel Macron prosegue nella tormentata strada per tentare di riconciliare Francia e Algeria. E riconosce pubblicamente le responsabilità della polizia francese in un massacro di manifestanti algerini avvenuto a Parigi sessant'anni fa. Davanti ai parenti delle vittime, commossi e in lacrime, Macron ha partecipato a un omaggio sulle rive della Senna, all'altezza del ponte dove erano stati uccisi decine di manifestanti che avevano risposto all'appello del Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) per l'indipendenza dell'Algeria. Il numero delle vittime non è mai stato accertato, alcuni storici parlano di centinaia di morti in quel 17 ottobre 1961. Una repressione "brutale, violenta, sanguinosa”, come scrive l’Eliseo, si era abbattuta sugli algerini che avevano violato il coprifuoco. "Quasi 12mila algerini sono stati arrestati. Oltre ai molti feriti, diverse decine di persone sono state uccise e i loro corpi gettati nella Senna" ha riconosciuto Macron in un comunicato. Molte famiglie non hanno mai trovato i resti dei loro cari. 

Da Algeri, il presidente Abdelmadjid Tebboune ha ricordato che quel massacro "rivela l'orrore dei massacri abietti e dei crimini contro l'umanità che rimarranno incisi nella memoria collettiva". Nel testo dell'Eliseo è citata solo la responsabilità dell'allora prefetto di Parigi, Maurice Papon. "È un'occasione persa" commenta Mehdi Lallaoui, presidente dell'associazione "Au nom de la mémoire". "Gli altri assassini non sono nominati. È insopportabile – prosegue Lalloui - che Michel Debré, primo ministro all'epoca, o il generale de Gaulle, allora presidente, non possano essere menzionati”. Mimouna Hadjam, portavoce dell'associazione Africa93: "Papon non ha agito da solo, Hanno torturato, hanno massacrato nel cuore di Parigi e ai vertici molti sapevano". 

A sei mesi dal voto per le elezioni presidenziali, Macron insiste sulla “pacificazione delle memorie” nel conflitto che ha opposto lo Stato francese ai combattenti indipendentisti algerini dal 1954 al 1962. Il presidente aveva chiesto allo storico Benjamin Stora un rapporto consegnato all'Eliseo qualche mese fa con una serie di iniziative e raccomandazioni già in parte applicate. A settembre, Macron ha partecipato a una giornata nazionale di omaggio agli harkis, gli algerini che hanno combattuto per l'esercito francese, migliaia dei quali sono stati uccisi dal regime post-coloniale algerino. Una commemorazione è prevista il 19 marzo per il sessantesimo anniversario degli accordi di Evian che misero fine alla guerra d'Algeria. 

I rapporti tra i due paesi restano comunque tesi. Il governo di Algeri aveva convocato l'ambasciatore francese e vietato lo spazio aereo ai caccia militari della missione in Mali dopo che Le Monde aveva pubblicato alcune dichiarazioni di Macron. In un colloquio riservato all'Eliseo il presidente aveva accusato il sistema "politico-militare" algerino di strumentalizzare una "rendita memoriale", mascherando alcune scomode verità. Il presidente Tebboune ha risposto ieri di voler "affrontare le questioni della storia e della memoria senza compiacenze o compromessi, lontano dal predominio del pensiero colonialista arrogante”. L’Algeria ha già cominciato a guardare altrove per sviluppare nuovi partenariati strategici con Russia, Turchia e coltiva un rapporto storico che già esiste con l’Italia.