Haiti, 17 missionari statunitensi rapiti da una banda
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoNuovo, clamoroso colpo delle gang che ormai controllano mezza Haiti. Almeno 17 persone, tra cui tre bambini, sono state rapite poco dopo aver visitato un orfanatrofio a pochi chilometri da Port-au-Prince. Sono tutti missionari di un’associazione caritatevole statunitense, la Christian Aid Ministries. Cittadini Usa e loro parenti. E questo innalza subito la tensione con Washington che guarda con preoccupazione alla crisi che da mesi attanaglia l’isola dei Caraibi ma dove non ha ancora alcuna intenzione di spedire un contingente di marines come più volte è stato sollecitato da alcuni leader politici locali.
Accusata del rapimento, la gang 400 Mawozo, "400 uomini senza esperienza", che controlla l'area di Croix-des-Bouquets.
Il gruppo è stato bloccato mentre viaggiava a bordo di un bus da alcuni uomini armati e mascherati. Erano diretti all’aeroporto per accompagnare le persone che dovevano partire. Avrebbero dovuto prose…
Nuovo, clamoroso colpo delle gang che ormai controllano mezza Haiti. Almeno 17 persone, tra cui tre bambini, sono state rapite poco dopo aver visitato un orfanatrofio a pochi chilometri da Port-au-Prince. Sono tutti missionari di un’associazione caritatevole statunitense, la Christian Aid Ministries. Cittadini Usa e loro parenti. E questo innalza subito la tensione con Washington che guarda con preoccupazione alla crisi che da mesi attanaglia l’isola dei Caraibi ma dove non ha ancora alcuna intenzione di spedire un contingente di marines come più volte è stato sollecitato da alcuni leader politici locali.
Accusata del rapimento, la gang 400 Mawozo, "400 uomini senza esperienza", che controlla l'area di Croix-des-Bouquets.
Il gruppo è stato bloccato mentre viaggiava a bordo di un bus da alcuni uomini armati e mascherati. Erano diretti all’aeroporto per accompagnare le persone che dovevano partire. Avrebbero dovuto proseguire nel giro programmato. Ma sono stati obbligati a scendere, imbarcati su un altro mezzo che si è poi inoltrato su stradine laterali ed è sparito. L’agguato è avvenuto a pochi chilometri dalla cittadina di Croix-des-Bouquets, la stessa dove l’11 aprile scorso 5 suore e 2 preti francesi erano finiti nelle mani di una gang. Per la loro liberazione, avvenuta venti giorni dopo, era stato richiesto un riscatto di un milione di dollari. Non è chiaro se sia stato pagato. È probabile.
C’è forte imbarazzo tra le autorità dell’isola. Ma sia il ministero della Giustizia sia la polizia non hanno rilasciato commenti né fornito ulteriori dettagli. In questi casi si punta al silenzio per avviare le trattative. Una modalità nota in tutti i casi di rapimento e sui quali gli investigatori haitiani hanno accumulato una larga esperienza. L’ex isola dei primi schiavi strappati all’Africa e la prima ad essersi ribellata alla tratta ha visto negli ultimi mesi una vera offensiva della piccola e grande criminalità. Si stima che agiscano 200 bande spesso guidate da ex ufficiali della polizia passati dall’altra parte della barricata perché più redditizia. Gli stipendi dei poliziotti restano una miseria; taglieggiare, estorcere, rapire rende molto di più. Secondo un gruppo della società civile locale, scrive la Bbc, nei primi nove mesi di quest’anno sono stati denunciati oltre 600 sequestri; nello stesso periodo del 2020 erano stati 231.
La violenza è ormai endemica ad Haiti. E’ molto aumentata dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse il 7 luglio scorso e il violento terremoto di agosto nel quale sono morte 2000 persone. Le bande hanno approfittato del caos istituzionale che regna sull’isola. Agiscono quasi indisturbate, rapiscono anche i bambini che vanno a scuola e i pastori mentre celebrano le messe. Il clima è di paura, anche di vero terrore, nella stessa capitale Port-au-Prince. La gente non si avventura per le strade un tempo affollate mentre oggi appaiono deserte. Il pericolo è sempre in agguato. Chiunque può essere rapito, anche per poche ore. Chi può paga. Ma quando si tratta di poveri ambulanti o di ragazzini di famiglie che non hanno nulla si ricorre a tutto. Ti devi vendere la merce che ti fa vivere, oppure svuotare casa con qualsiasi oggetto con cui raccatti qualche soldo. Lavatrici, televisori, letti, armadi, un anellino lasciato da tua madre o dalla nonna. Una vera piaga. A volte tragica. Il New York Times, che segue in diretta lo sviluppo del caso, ricorda che all’inizio dell’anno una classe di studenti aveva fatto una colletta per strappare un loro compagno dalle grinfie di chi lo aveva rapito. Solo ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu aveva approvato la proroga per altri nove mesi della missione di aiuto e assistenza attiva dal 2004.