✕

Israele, sono già 100 nel 2021 le vittime della criminalità nella comunità araba

Il premier israeliano Naftali Bennett (reuters)
Lo sradicamento di questa sorta di mafia locale era una delle promesse elettorali del partito islamico Ra'am ora al governo. Il premier Bennett: "Stiamo perdendo lo Stato"
2 minuti di lettura

In meno di 10 mesi, il 2021 segna un infelice traguardo di sangue per Israele: sono già 100 le vittime della criminalità che dilaga nella società arabo-israeliana, forse la sfida principale del governo guidato da giugno dal premier Naftali Bennett. Lo sradicamento della piaga che sta mietendo vittime senza sosta tra i cittadini arabi è la promessa elettorale con cui Mansour Abbas, leader del partito islamico Ra’am, si è guadagnato l’ingresso nella coalizione più eterogenea della storia del Paese, che va dalla destra nazionalista alla sinistra progressista e comprende, per la prima volta, un partito arabo.

Regolamento di conti

La centesima vittima è Salim Hasarma, 44 anni, ucciso oggi in pieno giorno a colpi di arma da fuoco nel villaggio di Ba’ana in Galilea. Secondo quanto emerso finora, sarebbe vittima innocente di un regolamento di conti tra famiglie. “Sembra una sceneggiatura di Hollywood, e invece qui &egr…

In meno di 10 mesi, il 2021 segna un infelice traguardo di sangue per Israele: sono già 100 le vittime della criminalità che dilaga nella società arabo-israeliana, forse la sfida principale del governo guidato da giugno dal premier Naftali Bennett. Lo sradicamento della piaga che sta mietendo vittime senza sosta tra i cittadini arabi è la promessa elettorale con cui Mansour Abbas, leader del partito islamico Ra’am, si è guadagnato l’ingresso nella coalizione più eterogenea della storia del Paese, che va dalla destra nazionalista alla sinistra progressista e comprende, per la prima volta, un partito arabo.

Regolamento di conti

La centesima vittima è Salim Hasarma, 44 anni, ucciso oggi in pieno giorno a colpi di arma da fuoco nel villaggio di Ba’ana in Galilea. Secondo quanto emerso finora, sarebbe vittima innocente di un regolamento di conti tra famiglie. “Sembra una sceneggiatura di Hollywood, e invece qui è routine”, scrive Jacky Khoury, il corrispondente per le questioni arabe del quotidiano Haaretz. Secondo il quotidiano Yediot Ahronot, il macabro conteggio è stato superato invece già un paio di settimane fa, indice del caos totale in cui si muovono le autorità nel combattere un fenomeno che in molti descrivono come una vera e propria lotta alla mafia locale.


“Stiamo perdendo lo Stato”, ha detto ieri il premier Bennett durante la riunione di gabinetto dedicata al contrasto della criminalità nella società araba. “Siamo in guerra”, è stato il commento del ministro della Giustizia Gideon Saar che ieri ha visto approvato dal consiglio dei ministri un emendamento al codice penale che permetterà – se confermato dalla Knesset nei prossimi giorni – di condurre perquisizioni senza mandato quando vi sia un “ragionevole sospetto” della presenza di armi o di prove che testimonino l’impiego di “estorsione ai fini della protezione” – il “pizzo” nel gergo mafioso, che in particolare in Galilea è la causa di una percentuale elevata dei crimini rimasti insoluti.

L'uso dell'intelligence

Una mossa che si aggiunge ad altre misure approvate di recente dal governo, come la possibilità che lo Shabak (l’intelligence che opera unicamente nei Territori Palestinesi) sia coinvolta nell’identificazione dei criminali anche tra i cittadini israeliani. “L’80% dei crimini nella società araba non vengono risolti. Anche il diritto alla vita è un diritto umano”, ha risposto Saar alle polemiche che si sono sollevate sull’impiego di queste misure drastiche e alle loro ripercussioni sulla tutela dei diritti civili. Polemiche incarnate nel governo dalla ministra per l’Ambiente Tamar Zandberg del partito progressista Meretz, che ieri si è opposta all’emendamento sostenuto invece dal collega di partito e ministro per la Cooperazione Regionale Issawi Frej. “Per me, che intervenga anche la Cia, se serve a proteggere i cittadini”, ha dichiarato Frej, residente di Kfar Qasim, una delle città musulmane protagonista di numerosi episodi di criminalità.


Nel 2020, sono stati registrati 113 morti tra i cittadini arabi israeliani, un aumento del 20% dei casi rispetto all’anno precedente. Il 2021 si prospetta essere l’anno più sanguinoso, con l’85% degli omicidi avvenuti con armi da fuoco, provenienti per la stragrande maggioranza dal contrabbando dai Territori Palestinesi e in diversi casi anche dal Libano, nonché da furti operati da bande beduine nelle basi militari israeliane nel Sud del Paese, in particolare la base di Zeelim nel Negev.


“La criminalità nelle strade arabe in Israele è stata trascurata per decenni”, ha affermato in un’intervista a Yediot Ahronot Jamal Hakroush, il primo sovrintendente musulmano della polizia israeliana, nominato dal precedente governo alla guida della task force per il contrasto della criminalità nella società araba. L’abitazione di Hakroush è stata nel mirino di una sparatoria intimidatoria a inizio settembre. “Ora tutte le unità sono concentrate su questo obiettivo” ha continuato Hakroush, che appoggia l’intervento dello Shabak perché “ha poteri che noi come polizia non abbiamo: se i reati di riscossione della "protezione" sotto estorsione e il possesso di armi illegali fossero definiti reati di sicurezza e non solo 'criminalità', questo ci permetterebbe di agire con maggiore efficacia. Ma deve essere chiaro: la soluzione non sarà immediata. La nostra speranza è che assisteremo a un’inversione di tendenza di cui potremo vedere i risultati nel 2022”.