Seni e Regine, le donne sono davvero peggiori degli uomini nel gioco degli Scacchi?
Emilia Dluzewska , Emilia DluzewskaPer la prima volta nella storia, la Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE) ha trovato uno sponsor disposto a pagare per le gare femminili. Si tratta di un’azienda che si occupa di mastoplastica additiva.“Rispetto e sostegno per le donne indipendenti e sicure di sé che prendono le proprie decisioni e non si lasciano reificare, classificare, giudicare o trattare con sufficienza”: così definisce i suoi valori cardine la società Establishment Lab, da poco divenuta lo sponsor principale del campionato di scacchi femminile.
Il contratto rappresenta una vera e propria svolta, perché gli scacchi femminili hanno lottato a lungo con il problema della mancanza di fondi: gli sponsor preferiscono la categoria “open” dominata dagli uomini. La Federazione Internazionale degli Scacchi sottolinea che i finanziamenti copriranno l’intero 2022, proclamato “Year of Woman in Chess” (Anno delle Donne negli Scacchi).
Suona…
Per la prima volta nella storia, la Federazione Internazionale degli Scacchi (FIDE) ha trovato uno sponsor disposto a pagare per le gare femminili. Si tratta di un’azienda che si occupa di mastoplastica additiva.“Rispetto e sostegno per le donne indipendenti e sicure di sé che prendono le proprie decisioni e non si lasciano reificare, classificare, giudicare o trattare con sufficienza”: così definisce i suoi valori cardine la società Establishment Lab, da poco divenuta lo sponsor principale del campionato di scacchi femminile.
Il contratto rappresenta una vera e propria svolta, perché gli scacchi femminili hanno lottato a lungo con il problema della mancanza di fondi: gli sponsor preferiscono la categoria “open” dominata dagli uomini. La Federazione Internazionale degli Scacchi sottolinea che i finanziamenti copriranno l’intero 2022, proclamato “Year of Woman in Chess” (Anno delle Donne negli Scacchi).
Suona molto bene, niente da dire, ma le scacchiste sono furiose. La Establishment Lab è infatti un’azienda che produce protesi per l’aumento del seno.
Sguardi e fissazioni maschili
La Federazione si aspettava una reazione violenta. Le dichiarazioni riguardanti la sottoscrizione del contratto sono state rilasciate ai media non dal presidente Arkadij Dvorkovic, ma dalla sua vice Dana Reizniece-Ozola. Intervenendo pubblicamente, la scacchista ha messo in evidenza i benefici che i prodotti Establishment Lab offrono alle persone che si sono sottoposte a mastectomia. Peccato che ai fan questa giustificazione non sia parsa affatto convincente. In rete sono comparsi immediatamente commenti maligni secondo cui, a questo punto, l’intervento di mastoplastica additiva dovrebbe essere uno dei premi. Qualcuno ha pensato bene di elencare i cognomi delle giocatrici che dovrebbero sottoporsi all’intervento. Non c’è dunque nulla da stupirsi che le scacchiste abbiano definito la decisione della FIDE “degradante”, “disgustosa” e “misogina”.
La maggior parte dei commentatori ha scelto agire nell’anonimato. Tra le poche eccezioni: Jovanka Houska, nove volte campionessa della Gran Bretagna. Riguardo al contratto con lo sponsor si è espressa comunque in ben altri toni. “Penso che possa essere una collaborazione entusiasmante”, ha dichiarato al portale Chess.pl. E poi ha aggiunto che a preoccuparla non sono le attività o i prodotti dell’Establishment Lab, quanto il fatto che le giocatrici di scacchi vengano sminuite perché non generano introiti. Riguardo alla mastoplastica additiva ha affermato di non vederci nulla di male, le donne dovrebbero essere libere di decidere cosa fare del proprio corpo senza sentirsi giudicate.
Ma le scacchiste che hanno biasimato la federazione per il contratto con la società nutrono davvero dei pregiudizi riguardo agli impianti? Non necessariamente. Jennifer Shahade, due volte campionessa degli Stati Uniti e fortemente critica nei confronti della decisione della FIDE, ha spiegato a Chess.pl che il problema non sono gli impianti in sé: “Questo è solo il sintomo di un problema sociale più profondo: l’ossessione per l’apparenza. Nel mondo degli scacchi è ancora più evidente proprio perché ci sono poche donne. Agli occhi degli uomini sono uno spettacolo raro, curioso”.
Ma non si tratta solo di questo. Le scacchiste si lamentano già da tempo a causa del sessismo che domina nell’ambiente. Alla grande maestra di scacchi ungherese Judit Polgár (con vittorie contro undici campioni del mondo e un ottavo posto nella classifica internazionale) è capitato che alcuni rivali di sesso maschile si siano rifiutati di stringerle la mano, mentre altri non le hanno risparmiato commenti sprezzanti e battute offensive. Anche Houska e Shahade hanno riferito esperienze simili. Nel 2015, il grande campione di scacchi britannico Nigel Short è arrivato a sostenere che le donne sono peggiori agli scacchi perché il loro cervello è meno adatto a questo gioco.
Le donne sono giocatrici peggiori?
Le parole di Short hanno suscitato molta indignazione. Eppure non è mancato chi, più o meno apertamente, ha condiviso la sua opinione. Anche in considerazione del fatto che i dati statistici sono impietosi: nel gioco degli scacchi i risultati degli uomini sono, in media, molto più alti di quelli delle donne. Per questo le federazioni scacchistiche hanno deciso per un’insolita e discutibile divisione: una lega femminile e una mista. Solo che quest’ultima è stradominata dagli uomini: attualmente c’è una sola donna nella top 100 della classifica FIDE: la cinese Hou Yifan.
Significa che le scacchiste di professione sono peggiori dei loro colleghi dell’altro sesso? Difficile negarlo di fronte a questi dati. È altresì possibile affermare che il cervello femminile se la cava peggio con gli scacchi rispetto a quello maschile? Ecco, su questa affermazione è invece lecito nutrire dei dubbi.
Nel 2008 un team di psicologi britannici guidati dal professor Merim Bialic si è occupato delle differenze tra i sessi nell’ambito del gioco degli scacchi confrontando i risultati di 120.000 giocatori tedeschi di ambo i sessi. Per quanto i risultati delle donne e degli uomini fossero significativamente diversi, è risultato che questa differenza poteva essere spiegata per il 96 per cento dal fatto che il numero degli scacchisti era ben sedici volte superiore rispetto a quello delle scacchiste: 113.000 contro 7.000. È un dato banalmente statistico che quanto più grande è un gruppo di persone, maggiore è la possibilità che tra loro ci siano individui dotati di talento fuori dalla norma (così come di più saranno quelli privi di talento).
Ma le statistiche non sono tutto: sulle differenze di genere agisce anche il modello educativo ricevuto, quelle capacità che genitori e insegnanti hanno riconosciuto e supportato in noi, addirittura i nostri stessi pregiudizi inconsci. L’anno scorso il professor David Smerdon, psicologo dell’Università del Queensland e maestro di scacchi, ha analizzato i profili di circa 180.000 giocatori e giocatrici confrontando i risultati conseguiti nelle singole competizioni con la loro media personale. E ha scoperto che, a parità di punti, quando le scacchiste si confrontavano con gli uomini ottenevano risultati peggiori rispetto a quando giocavano contro rappresentanti del loro sesso. In breve: se le donne credono di giocare a scacchi peggio degli uomini, effettivamente giocano peggio.
L’affetto Beth Harmon
Tuttavia, esiste la possibilità che questo stato di cose cambi presto. Nel corso dell’ultimo anno, un numero eccezionalmente elevato di donne e ragazze si sono iscritte a federazioni e club di scacchi in tutto il mondo. Ciò in parte è dovuto alla popolare miniserie “La regina degli scacchi” (The Queen’s Gambit), dedicata alla geniale scacchista Beth Harmon (personaggio d’invenzione tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore americano Walter Trevis).
I maliziosi potrebbero far osservare che sebbene la serie mostri il sessismo con cui è costretta a misurarsi la protagonista, non avrebbe raggiunto il successo internazionale che ha avuto senza ricorrere a un pizzico di sessismo: Beth Harmon è interpretata da Anya Taylor-Joy, misure da modella e magnifici occhi grandi; gli abiti da lei indossati sono altrettanto epici come le sue vittorie e la sua lotta con la dipendenza è illustrata da scene in cui si sdraia sul divano indossando la sola biancheria intima. Insomma, l’industria della chirurgia plastica non poteva trovare migliore ambasciatrice.
Ma forse non vale la pena preoccuparsi tanto? Dopotutto il problema non sono i vestiti, così come non lo sono le protesi mammarie, bensì i pregiudizi con cui devono misurarsi le scacchiste quotidianamente. E quante più aumenterà il numero delle donne nel mondo degli scacchi, tanto più agevole sarà lottare contro gli stereotipi e abbatterli. Poco importa se lo si farà indossando un vecchio maglione allungato, un abito da sera o il bikini.
(Copyright Gazeta Wyborcza/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Dario Prola)