Perché i missili ipersonici possono cambiare gli equilibri del mondo
di Philippe de Boeck , di Philippe de Boeck“I missili da crociera e gli 'alianti' ipersonici sono i simboli di potenza militare più recenti, che segnano il ritorno alla competizione strategica fra gli Stati” scrive Joseph Henrotin nella prefazione a uno studio dell’Ifri (Institut français des relations internationales) pubblicato lo scorso giugno. “Le armi ipersoniche uniscono al vantaggio della velocità quello della manovrabilità, che permette loro di eludere i sistemi di difesa antimissile di teatro e territoriale e di colpire obiettivi situati nel cuore dei territori nemici oppure in mare” prosegue Henrotin, ricercatore dell’Istituto di strategia comparata di Parigi.
In questa nuova corsa agli armamenti, russi e americani sono testa a testa, tallonati da nordcoreani e cinesi. “Chi è in vantaggio su chi? È molto relativo,” spiega Henrotin. “I russi hanno presentato con gran clamore il loro Zircon per aggiudicarsi il primo…
“I missili da crociera e gli 'alianti' ipersonici sono i simboli di potenza militare più recenti, che segnano il ritorno alla competizione strategica fra gli Stati” scrive Joseph Henrotin nella prefazione a uno studio dell’Ifri (Institut français des relations internationales) pubblicato lo scorso giugno. “Le armi ipersoniche uniscono al vantaggio della velocità quello della manovrabilità, che permette loro di eludere i sistemi di difesa antimissile di teatro e territoriale e di colpire obiettivi situati nel cuore dei territori nemici oppure in mare” prosegue Henrotin, ricercatore dell’Istituto di strategia comparata di Parigi.
In questa nuova corsa agli armamenti, russi e americani sono testa a testa, tallonati da nordcoreani e cinesi. “Chi è in vantaggio su chi? È molto relativo,” spiega Henrotin. “I russi hanno presentato con gran clamore il loro Zircon per aggiudicarsi il primo posto e farlo sapere a tutti… Gli Stati Uniti procedono con più calma, ma hanno in corso diversi programmi, testano missili ipersonici dal 2010.”
Più di 6.000 chilometri orari
La Russia ha sviluppato diversi tipi di “glider”, manovrabili e capaci di raggiungere velocità superiori a 6.000 chilometri orari. È il caso dello Zircon, per esempio, che Mosca ha annunciato di aver testato con successo il 4 ottobre scorso, lanciandolo da un sottomarino nucleare. Il primo lancio ufficiale di un missile di questo tipo risale all’ottobre del 2020. In teoria la sua portata massima è di un migliaio di chilometri. Il missile antinave, dotato di una carica convenzionale, può portare anche testate nucleari e dovrebbe equipaggiare le navi e i sottomarini della flotta russa.
L’arsenale russo comprende anche i missili Kinzhal e soprattutto i 'glider' ipersonici Avangard che, una volta equipaggiati con una carica nucleare e rilasciati dal missile balistico vettore, proseguono la loro corsa negli strati più alti dell’atmosfera senza bisogno di carburante e sono in grado di cambiare traiettoria e altitudine in maniera imprevedibile. Si tratta di una vera minaccia potenziale. I primi Avangard sono già operativi e in dotazione a un primo reggimento russo già dal dicembre del 2019.
Un’altra minaccia potenziale viene dalla Corea del Nord, che il primo ottobre ha dichiarato di aver testato con successo un missile ipersonico. Per il momento gli Stati Uniti non sono in grado di confermare se la notizia è vera. Se così fosse, rappresenterebbe un progresso tecnologico importante.
La “freccia” americana ha fallito per due volte
Gli Stati Uniti, per contro, non hanno ancora missili ipersonici operativi ma stanno lavorando sodo. La Darpa, agenzia di sviluppo tecnologico dell’esercito americano, ha annunciato di recente di aver testato con successo il missile ipersonico Hawc a propulsione aerobica (in grado di bruciare l’ossigeno presente nell’atmosfera).
Il Pentagono sta anche sviluppando un 'glider' ipersonico chiamato Arrw (acronimo che richiama la parola “arrow”, in inglese freccia) ma il test del primo prototipo a grandezza naturale, effettuato lo scorso aprile, è stato un flop, così come quello del secondo, effettuato a luglio.
Da parte sua, la Cina sta lavorando a numerosi progetti simili. Stando a uno studio recente del centro di ricerca del Congresso americano, i progetti cinesi sono direttamente ispirati a quelli russi. Secondo lo studio, l’esercito cinese avrebbe testato un 'glider' ipersonico con una portata di 2000 chilometri, una velocità superiore a 5 Mach e in grado di effettuare “manovre estreme”. (Il Financial Times proprio in questi giorni ha riportato informazioni che riferivano di un missile ipersonico testato ad agosto da Pechino, ricostruzione smentita dalle autorità cinesi, ndr.)
Sempre secondo lo studio del centro di ricerca del Congresso americano, Francia, Germania, Australia, India e Giappone stanno cercando di sviluppare sistemi ipersonici. Quanto a Iran, Israele e Corea del Sud, hanno avviato progetti di ricerca su queste nuove tecnologie.
Il rischio maggiore: una reazione eccessiva
La grande differenza della variante ipersonica rispetto ai missili balistici “classici” sta nella manovrabilità, che rende la sua traiettoria difficilmente prevedibile e l’intercettazione difficile se non improbabile. I sistemi antimissile sono in grado di intercettare proiettili molto veloci, ma sono concepiti per proteggere una zona limitata. Per di più, i missili da crociera ipersonici sono molto più veloci dei loro equivalenti classici.
Nel caso di un 'glider' ipersonico il rischio è che i sistemi antimissile classici lo riconoscano solo dopo il suo rilascio e intervengano quindi troppo tardi per intercettarlo.
“Il rischio principale è la proliferazione di questo tipo di armi, in reazione alla proliferazione di sistemi antimissile in tutto il mondo. Ma per alcuni paesi c’è anche il problema che certi missili possono essere equipaggiati pure con una testata nucleare,” precisa Joseph Henrotin.
Il rischio è di vedersi distruggere dei centri strategici, anche se si dispone di protezioni antimissile. “Questo implica un vantaggio per l’attaccante: l’attaccato potrebbe essere costretto a scegliere fra la sconfitta o l’escalation, anche nucleare,” conclude Henrotin.
(Copyright Le Soir/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Alessandra Neve)