Germania, il rigorista Weidmann si dimette. “Per la Bundesbank un nuovo ciclo”
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - Il cellulare di Angela Merkel ha squillato martedì sera, quello di Olaf Scholz ieri mattina, dicono fonti ben informate. Entrambi sono stati avvertiti all’ultimo momento. Poi la bomba è esplosa su tutte le agenzie di stampa. Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha fatto sapere che lascia a fine anno. «Mi sono convinto che dopo oltre dieci anni questo è un buon momento per ricominciare un nuovo capitolo - per la Bundesbank ma anche per me personalmente».
Il re dei falchi, il più ostinato oppositore delle misure straordinarie decise negli ultimi dieci anni dalla Banca centrale europea, il perenne avversario di Mario Draghi, ha gettato la spugna, e approderà probabilmente nel settore privato. Con la fine dell’era Merkel, anche per il banchiere centrale targato Cdu si chiude un ciclo. Nella lettera ai dipendenti, l’ex consigliere economico della cancelliera ha ricordato di aver sempre tenuto a «fa…
BERLINO - Il cellulare di Angela Merkel ha squillato martedì sera, quello di Olaf Scholz ieri mattina, dicono fonti ben informate. Entrambi sono stati avvertiti all’ultimo momento. Poi la bomba è esplosa su tutte le agenzie di stampa. Il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha fatto sapere che lascia a fine anno. «Mi sono convinto che dopo oltre dieci anni questo è un buon momento per ricominciare un nuovo capitolo - per la Bundesbank ma anche per me personalmente».
Il re dei falchi, il più ostinato oppositore delle misure straordinarie decise negli ultimi dieci anni dalla Banca centrale europea, il perenne avversario di Mario Draghi, ha gettato la spugna, e approderà probabilmente nel settore privato. Con la fine dell’era Merkel, anche per il banchiere centrale targato Cdu si chiude un ciclo. Nella lettera ai dipendenti, l’ex consigliere economico della cancelliera ha ricordato di aver sempre tenuto a «far sentire chiaramente la voce della Bundesbank», non senza un ultimo accenno anche ai rischi inflazionistici attuali.
La numero uno della Bce, Christine Lagarde, ha espresso «grande rammarico» per il passo indietro di Weidmann. Ma chi lo conosce bene fa notare che le speculazioni su sue possibili “frustrazioni” in merito alle politiche monetarie attuali della Bce sarebbero esagerate. Se fosse vero, ricorda una fonte, si sarebbe dovuto dimettere dieci anni fa quando Draghi decise lo scudo anti-spread o per tutti i programmi successivi di acquisti di titoli, o al più tardi quando è sfumata la sua speranza di diventare presidente della Bce, dopo Draghi. Invece è rimasto. Anche se la sua preoccupazione per l’inflazione in rapido aumento e l’accenno di alcuni banchieri centrali a possibili acquisti di bond anche dopo la fine dell’attuale programma anti-pandemia Pepp che scadrebbe a marzo, lo avrebbero irritato. Ma non è stato il motivo per cui si è dimesso.
Scholz ha sempre avuto un ottimo rapporto con Weidmann: per i 50 anni del banchiere centrale, nel 2018, durante gli incontri di primavera del Fmi, l’attuale candidato alla cancelleria gli regalò una maglietta dei Washington Capitals. E quando la squadra di hockey vinse per la prima volta il campionato, Weidmann fece notare a Scholz che gli aveva portato fortuna. Ma adesso è Weidmann ad avergli fatto un regalo: nel difficile negoziato in corso con Fdp e Verdi sul nuovo governo “semaforo”, Scholz potrà mettere sul piatto una poltrona in più.
Uno dei nomi che circolano è quello di Isabel Schnabel, attuale membro del comitato esecutivo della Bce. Tra i papabili figurano anche l’attuale sottosegretario Jörg Kukies, la numero due della Buba, Claudia Buch, e l’ex consigliere “falco” di Merkel, Lars Feld.
I primi due sono annoverati tra le colombe, e sarebbero la scelta più naturale per Scholz. Schnabel fu scelta da lui per la Bce, in accordo con Merkel, proprio perché il leader Spd si era reso conto che essere sempre in minoranza, negli anni, aveva indebolito invece di rafforzare la Germania all’interno della banca centrale europea. Il secondo viene dai mercati, da Goldman Sachs, e ha una visione pragmatica dell’economia. Ma sulla scelta peserà anche la parola del prossimo ministro delle Finanze.
Molti pensano che potrebbe essere Christian Lindner, il leader rigorista della Fdp. E i Liberali avrebbero già segnalato ieri di voler avere voce in capitolo, sul successore di Weidmann. Ma lo stesso hanno segnalato i Verdi, da sempre anti-rigoristi e ‘colombe’ sulle politiche monetarie. Peraltro il copresidente, Robert Habeck, non ha ancora rinunciato all’idea di reclamare per sé il ministero che fu di Schäuble e di Scholz. Ma si mormora che la Fdp potrebbe controminacciare di prendersi il dicastero dell’Ambiente, se dovesse essere costretta a rinunciare alle Finanze. E per i Verdi sarebbe un dito nell’occhio. Insomma, la strada per la Bundesbank è ancora lunga.