Cop26, strada in salita: ecco i documenti che provano le resistenze agli impegni per il clima
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Che il successo della Cop26, il cruciale vertice Onu sul clima tra 10 giorni a Glasgow, in Scozia, sia in bilico lo si capisce non solo dal già annunciato fuggi-fuggi di leader (su tutti Xi Jinping e Putin) che ha irritato persino la Regina Elisabetta, ma anche dalle trame diplomatiche e politiche che si intrecciano dietro le quinte, mosse da urgenze e interessi nazionali.
Un faro su questo mondo parallelo lo offre oggi la Bbc, che ha ottenuto dai giornalisti investigativi di GreenPeace “Unearthed” alcuni “leak” e documenti riservati di numerose diplomazie straniere, le quali fanno “lobby” sulle autorità del clima internazionali e delle Nazioni Unite per limitare o rallentare la rivoluzione verde, soprattutto per quanto riguarda il ricorso a combustibili fossili.
Arabia Saudita, Giappone e Australia, nei file ottenuti dalla tv pubblica britannica, sono tra i Paesi più grandi a opporsi a una rapida ricalibrazione…
LONDRA - Che il successo della Cop26, il cruciale vertice Onu sul clima tra 10 giorni a Glasgow, in Scozia, sia in bilico lo si capisce non solo dal già annunciato fuggi-fuggi di leader (su tutti Xi Jinping e Putin) che ha irritato persino la Regina Elisabetta, ma anche dalle trame diplomatiche e politiche che si intrecciano dietro le quinte, mosse da urgenze e interessi nazionali.
Un faro su questo mondo parallelo lo offre oggi la Bbc, che ha ottenuto dai giornalisti investigativi di GreenPeace “Unearthed” alcuni “leak” e documenti riservati di numerose diplomazie straniere, le quali fanno “lobby” sulle autorità del clima internazionali e delle Nazioni Unite per limitare o rallentare la rivoluzione verde, soprattutto per quanto riguarda il ricorso a combustibili fossili.
Arabia Saudita, Giappone e Australia, nei file ottenuti dalla tv pubblica britannica, sono tra i Paesi più grandi a opporsi a una rapida ricalibrazione energetica. Nelle comunicazioni tra le loro diplomazie e gli scienziati dell’Ipcc, ossia il Panel Intergovernativo sul Climate Change che un mese fa ha pubblicato un devastante rapporto sul futuro del Pianeta se non si limitasse immediatamente l’aumento della temperatura terrestre a 1,5 gradi celsius, Riad, Tokyo e Canberra spingono evidentemente per addolcire le linee guida e le richieste delle istituzioni. Il che fa capire quanto difficile sarà trovare un accordo globale sul clima in Scozia, tra dieci giorni.
Per esempio, il Ministero del Petrolio saudita, tra i 32mila documenti dei leak, affonda “la necessità di urgenti e accelerate azioni” sul ricorso a combustibili fossili: “Dovrebbe essere eliminato dal report finale”. Non solo: Riad chiede anche che, dal resoconto Ipcc, vengano rimossi i riferimenti all’obiettivo di emissioni zero nel minor tempo possibile e, più in generale, alla rinuncia a combustibili fossili.
Gli australiani, invece, si oppongono alla chiusura di buona parte delle “centrali energetiche a carbone”, di cui Canberra è uno dei più grandi esportatori al mondo. Mentre l’India, il secondo consumatore di carbone globale dopo la Cina, tramite il Central Institute of Mining and Fuel Research ricorda le “enormi sfide energetiche” dei prossimi anni e chiede che il “carbone” resti centrale per i decenni a venire. Critiche all'Ipcc anche dall’Opec.
Ma le pressioni dei governi arrivano anche da altri fronti, come per esempio quello della riduzione del consumo di carne, altro modo per ridurre le emissioni. Nei documenti, Brasile e Argentina si scagliano contro i passaggi del report sulla necessità di mangiare meno carne nella dieta occidentale, il che potrebbe ridurre i gas serra del 50% secondo gli scienziati. Inoltre, la Svizzera e ancora l’Australia criticano l’impegno, ancora non concretizzatosi, dei Grandi e dei Paesi più ricchi a donare 100 miliardi di dollari a quelli più poveri per la transizione energetica.
Insomma, le sorti della Cop26, co-organizzata da Regno Unito e Italia, sembrano sempre più in bilico e oramai è molto probabile che si arriverà a un compromesso al ribasso, e chissà di quanto. Lo stesso primo ministro Boris Johnson ha ammesso l’altro giorno che saranno negoziati “estremamente difficili”. Fonti di Whitehall dicono a “Repubblica” che la Cop potrebbe andare anche oltre le due settimane previste dei lavori, che in teoria dovrebbero concludersi il 13 novembre, secondo la scaletta ufficiale.
Inoltre, grandi leader mondiali come il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin hanno già disertato la Cop, così come il G20 a Roma in presenza di qualche giorno prima, vertice fondamentale anche per spianare la strada a quello del clima. Ma da Downing Street assicurano: questi Paesi manderanno comunque delegazioni di prim’ordine, e si farà di tutto per arrivare a un accordo per salvare il pianeta.