"Il Tibet non è cinese". Il tweet del giocatore dell'Nba scatena l'ira di Pechino
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - “Signor dittatore brutale Xi Jinping e governo cinese. Il Tibet appartiene ai tibetani. Sostengo i miei fratelli e le mie sorelle tibetani, e sostengo il loro appello alla libertà”. Maglietta nera con la faccia del Dalai Lama stampata, con un video di quasi tre minuti su Twitter Enes Kanter, stella dei Boston Celtics dell’Nba, ci va giù pesante. Il cestista turco affida il suo messaggio ai social per denunciare “la repressione del governo cinese nei confronti della libertà e dei diritti del popolo tibetano”. “Xi, ho un messaggio per lei. Lo dico ancora, ancora e ancora, forte e chiaro, e spero mi senta: Tibet libero, Tibet libero, Tibet libero!”. Il video di Kanter ha subito fatto il giro del web cinese e le ricerche sul suo nome, su Weibo, sembrano essere ora bloccate. Commenti indignati sulla pagina dei Celtics. “Sono un vecchio tifoso, da più di 10 anni tifo Celtics. Ma dopo quello che ha fatto Ka…
PECHINO - “Signor dittatore brutale Xi Jinping e governo cinese. Il Tibet appartiene ai tibetani. Sostengo i miei fratelli e le mie sorelle tibetani, e sostengo il loro appello alla libertà”. Maglietta nera con la faccia del Dalai Lama stampata, con un video di quasi tre minuti su Twitter Enes Kanter, stella dei Boston Celtics dell’Nba, ci va giù pesante. Il cestista turco affida il suo messaggio ai social per denunciare “la repressione del governo cinese nei confronti della libertà e dei diritti del popolo tibetano”. “Xi, ho un messaggio per lei. Lo dico ancora, ancora e ancora, forte e chiaro, e spero mi senta: Tibet libero, Tibet libero, Tibet libero!”. Il video di Kanter ha subito fatto il giro del web cinese e le ricerche sul suo nome, su Weibo, sembrano essere ora bloccate. Commenti indignati sulla pagina dei Celtics. “Sono un vecchio tifoso, da più di 10 anni tifo Celtics. Ma dopo quello che ha fatto Kanter non tiferò questa squadra un solo giorno di più. Tra i miei hobby e il mio Paese non c’è paragone”.
Il precedente con Erdogan
“Sta soltanto cercando di attirare l’attenzione”, è stato il commento del portavoce del Ministero degli Esteri. Le sue osservazioni “non valgono la pena di essere confutate. Ma non accetteremo mai questi attacchi che sono fatti per screditare lo sviluppo e il progresso del Tibet”. Kanter non è nuovo a prese di posizione politiche del genere. Lo scorso anno pubblicò un articolo sul Boston Globe denunciando le “decine di migliaia di innocenti rinchiusi nelle carceri turche” e il “disprezzo dei diritti umani da parte del presidente Recep Tayyip Erdogan”. Presunto sostenitore del movimento gulenista, accusato da Ankara di aver orchestrato il fallito colpo di stato contro il presidente Erdogan nel luglio 2016, Kanter ha più volte affermato di aver evitato per anni qualsiasi contatto con i membri della sua famiglia in Turchia per paura di rappresaglie da parte delle autorità.
Non proprio una storia d’amore ultimamente quella tra la lega di pallacanestro americana e il governo cinese. Le parole di Kanter arrivano a due anni distanza di quelle di Daryl Morey, all’epoca general manager degli Houston Rockets, che si espresse a sostegno del movimento democratico di Hong Kong durante le proteste nell’ex colonia britannica del 2019. Risultato: la Cctv - la tv di Stato - smise di trasmettere le partite dell’Nba e molte piattaforme di e-commerce tolsero dai loro scaffali virtuali il merchandising dei Rockets. Ora su Tencent, scrive la France Presse, le prossime partite dei Celtics in programma sono sparite dal palinsesto.
E proprio di Tibet è tornato a parlare il governo cinese in questi giorni: un “vivido ritratto” dei progressi compiuti dalla Cina in materia di diritti umani, come ha affermato il ministro degli Esteri Wang Yi durante un convegno sul “Paese delle nevi” che ha riunito nella Sala Blu del ministero diplomatici e rappresentanti di organizzazioni internazionali. Il Partito comunista cinese ha rivestito un "ruolo chiave" nello sviluppo tibetano, ha affermato Wang, annunciando ulteriori sforzi da parte della Repubblica Popolare per sostenere lo sviluppo economico e l'integrità territoriale della regione, che è "parte della Cina”.
La nuova nomina del regime
Tra i presenti all’evento il nuovo numero uno del Partito nella regione, Wang Junzheng, fresco di nomina. Wang, il più alto funzionario comunista sanzionato da Ue, Usa, Canada e Gran Bretagna, dal 2019 era il capo della sicurezza del Pcc nel Xinjiang, accusato di violazione dei diritti umani contro la minoranza musulmana degli uiguri. La sua promozione, notano molti analisti, potrebbe essere il presagio di politiche più dure a Lhasa dove già, secondo una recente inchiesta dell’agenzia Reuters, i programmi di lavoro forzato sono stati ulteriormente ampliati.
Significativo, infine, che negli ultimi giorni i media di Stato del Dragone in lingua inglese, come il Global Times e China Daily, abbiano iniziato a riferirsi alla regione - occupata dall’Esercito di liberazione popolare nel 1950 - con il nome di "Xizang" (che è come i cinesi chiamano il Tibet). Una ulteriore sinizzazione, notano vari commentatori, segnale di ulteriori politiche “più stringenti” in arrivo.