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Bruxelles, il bicchiere della staffa tra Angela Merkel ed Emmanuel Macron

Angela Merkel ed Emmanuel Macron (ansa)
La mesta e affettuosa birra di saluto tra la cancelliere tedesca uscente, alla sua ottantesima volta da "guida" del Consiglio europeo, e il presidente francese nella penombra elegante dell'Hotel Amigo
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BRUXELLES - Il bicchiere della staffa ha il sapore agrumato e un po’ speziato della birra belga, quella chiara che piace tanto ad Angela Merkel. La Cancelliera la sorseggia nella penombra elegante dell’hotel Amigo. Sono le due e mezza di notte, il dopo cena del Consiglio è iniziato già da un po’, attorno a mezzanotte. È forse il suo ultimo summit continentale, sempre che a Berlino il governo nasca davvero a inizio dicembre. Verso l’una è arrivato anche Emmanuel Macron, accompagnato da un ministro del governo, alla portavoce, a un altro paio del suo staff. Hanno fatto come due vecchi amici, ‘’Come va?’’, dice lui in francese, ‘’Beviamo assieme’’, risponde lei, hanno spostato a mano due tavolini, li hanno uniti, hanno iniziato a bere assieme. Mario Draghi neanche li incrocia, arriva in hotel e sale dritto in camera. 

C’è nostalgia, si vede, si sente, lo dice il sorriso …

BRUXELLES - Il bicchiere della staffa ha il sapore agrumato e un po’ speziato della birra belga, quella chiara che piace tanto ad Angela Merkel. La Cancelliera la sorseggia nella penombra elegante dell’hotel Amigo. Sono le due e mezza di notte, il dopo cena del Consiglio è iniziato già da un po’, attorno a mezzanotte. È forse il suo ultimo summit continentale, sempre che a Berlino il governo nasca davvero a inizio dicembre. Verso l’una è arrivato anche Emmanuel Macron, accompagnato da un ministro del governo, alla portavoce, a un altro paio del suo staff. Hanno fatto come due vecchi amici, ‘’Come va?’’, dice lui in francese, ‘’Beviamo assieme’’, risponde lei, hanno spostato a mano due tavolini, li hanno uniti, hanno iniziato a bere assieme. Mario Draghi neanche li incrocia, arriva in hotel e sale dritto in camera. 

C’è nostalgia, si vede, si sente, lo dice il sorriso di Macron che invita Merkel a una seconda bevuta. Vogliono festeggiarla, o forse è meglio dire: salutarla, dirle grazie, incoraggiarla. Lo dicono le mani della leader, che frugano stanche nella borsa personale custodita dalla collaboratrice, cercando qualcosa che non trova. Lei è affaticata, non ha lo scatto di un tempo. Mantiene però la resistenza delle ore piccole, quella che l’ha portata a battere mille leader in mille trattative proprio qui, a due passi dalla Grand Place umida e sfocata come solo le sere d’autunno.

Da anni, dopo ogni Consiglio, nelle notti tra il giovedì e il venerdì che spacca in due i summit, ha condiviso un’ora e qualche birra con Macron. Ma stavolta è diverso. Stavolta è forse l’ultimo Consiglio. E il calcolo è presto fatto: sedici anni di Cancelleria, quattro vertici all’anno, fanno 64. In più, quelli straordinari: significa che per un’ottantina di volte ha guidato la trattativa. Questo è l’ultimo, anche se magari gli incastri tra Spd, Verdi e liberali tedeschi potrebbero allungare i tempi e portarla a rappresentare ancora la Germania nel Consiglio, a metà dicembre. Non sembra che ne abbia davvero voglia, o comunque: sembra già mentalmente proiettata verso un’altra fase. Anche a questo assomiglia il bicchiere della staffa con l’amico Emmanuel, che alle tre non è ancora consumato. Che nostalgia, nella notte dell’Amigo.