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Russia, primo faccia a faccia tra Putin e il premier israeliano Bennett: Siria e Iran al centro dei colloqui

Il primo ministro israeliano Naftali Bennett stringe la mano al presidente russo Vladimir Putin a Sochi (afp)
"È stato uno dei vertici più calorosi e intimi a cui abbia assistito”, dice il ministro dell’edilizia Zeev Elkin, che nell’incontro ha fatto da interprete
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GERUSALEMME – Si è svolto oggi a Sochi il primo faccia a faccia tra il premier israeliano Naftali Bennett e il presidente russo Vladimir Putin. “Si è trattato di uno dei vertici più calorosi e intimi a cui abbia assistito”, dice il ministro dell’edilizia Zeev Elkin, che nell’incontro ha fatto da interprete tra i due leader. Elkin, immigrato in Israele con la caduta dell’ex Unione Sovietica, è stato a lungo il braccio destro dell’ex premier Benjamin Netanyahu nelle relazioni tra lo Stato ebraico e la Russia e ora porta la sua esperienza al nuovo esecutivo di Bennett, dopo aver abbandonato il Likud meno di un anno fa.


I dossier Siria e Iran sono stati …

GERUSALEMME – Si è svolto oggi a Sochi il primo faccia a faccia tra il premier israeliano Naftali Bennett e il presidente russo Vladimir Putin. “Si è trattato di uno dei vertici più calorosi e intimi a cui abbia assistito”, dice il ministro dell’edilizia Zeev Elkin, che nell’incontro ha fatto da interprete tra i due leader. Elkin, immigrato in Israele con la caduta dell’ex Unione Sovietica, è stato a lungo il braccio destro dell’ex premier Benjamin Netanyahu nelle relazioni tra lo Stato ebraico e la Russia e ora porta la sua esperienza al nuovo esecutivo di Bennett, dopo aver abbandonato il Likud meno di un anno fa.


I dossier Siria e Iran sono stati al centro dei colloqui, conferma Elkin al termine dell’incontro durato cinque ore – due in più di quanto previsto dall’agenda del presidente russo. Ma per il neopremier Bennett, 49 anni, che a giugno ha messo fine a 12 anni consecutivi di governi Netanyahu, obiettivo essenziale del vertice era la creazione di un rapporto diretto e personale con il leader di una delle potenze strategiche nello scenario mediorientale. È stato il Cremlino a estendere la visita a Bennett, esprimendo la speranza che “il nuovo governo israeliano mantenga la politica verso la Russia del precedente governo”, come dichiarato da Putin accogliendo Bennett.

Nei giorni scorsi la stampa israeliana ha rivelato che il premier stava cercando di ottenere l’approvazione del vaccino russo Sputnik, di modo da garantire l’ingresso ai cittadini russi in vista della probabile apertura del Paese ai turisti vaccinati a partire dal primo novembre. Avrebbe voluto essere un tributo con cui presentarsi alla residenza di Sochi, ma all’ultimo la controversa decisione – il vaccino non è riconosciuto dall’Oms – è stata sospesa con i primi casi della nuova variante AY.4.2 del Coronavirus scoperti in Israele nei giorni scorsi.


Come nell’incontro con il presidente americano Biden ad agosto, Bennett ha concentrato buona parte del colloquio sull’Iran, ribadendo che “Israele continuerà a mantenere la sua libertà di azione” e che “l’indebolimento della presenza iraniana in Siria è un interesse comune tra Israele e Russia”, secondo fonti diplomatiche coinvolte nel vertice. Israele da anni colpisce obiettivi militari di Teheran in Siria attraverso raid aerei, operazioni – mai rivendicate dallo Stato ebraico – che avvengono con il benestare del Cremlino, che allo stesso tempo costituisce una fonte di approvvigionamento essenziale per l’esercito siriano. Solo la settimana scorsa sono stati attribuiti ai caccia israeliani due bombardamenti di basi militari in Siria, nonché l’omicidio mirato di Midhat Saleh, ex parlamentare druso considerato l’anello di congiunzione tra i governi di Damasco e Teheran sulle Alture del Golan siriane.

Putin ha sottolineato la cooperazione con lo Stato ebraico nella lotta al terrorismo. “La Russia è impegnata nella riabilitazione delle infrastrutture in Siria. Ci sono argomenti problematici che vanno discussi”, ha affermato prima dell’incontro. Alla vigilia della missione, la stampa israeliana ha evidenziato la notizia secondo cui la Russia avrebbe ordinato lo smantellamento di una milizia pro-Assad finanziata e addestrata da Mosca e attiva nel Sud della Siria. Per Israele si tratta di notizie preoccupanti, in quanto prefigurano un possibile vacuum che potrebbe essere ulteriormente occupato dalle milizie sciite finanziate da Teheran attive al confine.


Sfruttando lo stallo che si è creato nella ripresa delle trattative per il rientro degli Stati Uniti nell’accordo sul nucleare iraniano Jcpoa, il premier Bennett cerca di convogliare consenso internazionale sulla posizione per cui Teheran abbia ormai superato la linea rossa dell’arricchimento dell’uranio, per cui un ritorno al vecchio accordo non sarebbe più efficace in nessuna maniera. Posizioni che il neopremier israeliano, esponente della destra nazionalista, esprime anche nei colloqui con i leader arabi della regione. Dopo il vertice tenuto a Sharm el-Sheikh con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a settembre – primo incontro alla luce del sole in un decennio sul suolo egiziano – Bennett è stato invitato nei giorni scorsi ad Abu Dhabi dall’erede al trono Mohammed bin Zayed. La visita, che dovrebbe svolgersi a stretto giro, sarà la prima missione di un primo ministro israeliano negli Emirati Arabi Uniti dopo la firma degli Accordi di Abramo un anno fa.