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Migranti, cosa sono i "movimenti secondari"

(ansa)
È il movimento dei migranti, inclusi rifugiati e richiedenti asilo, che per diversi motivi si spostano dal Paese in cui sono arrivati per la prima volta per cercare protezione o reinsediamento permanente altrove
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Nelle conclusioni finali del veritice Ue a Bruxelles i 27 si sono impegnati "negli sforzi per ridurre i movimenti secondari" e a "garantire un giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri".

Ma cosa sono i movimenti secondari? È il movimento dei migranti, inclusi rifugiati e richiedenti asilo, che per diversi motivi si spostano dal Paese in cui sono arrivati per la prima volta per cercare protezione o reinsediamento permanente altrove. Consistono nella tendenza dei migranti a viaggiare tra i diversi Stati membri dopo il loro primo arrivo nel territorio dell’Unione Europea, determinando una violazione del Regolamento di Dublino. Tali movimenti possono essere considerati, da un lato, il riflesso della necessità dei richiedenti asilo di raggiungere Paesi con condizioni di accoglienza più adeguate e migliori opportunità, e, dall’altro, il risultato diretto del mancato rispetto da parte di …

Nelle conclusioni finali del veritice Ue a Bruxelles i 27 si sono impegnati "negli sforzi per ridurre i movimenti secondari" e a "garantire un giusto equilibrio tra responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri".

Ma cosa sono i movimenti secondari? È il movimento dei migranti, inclusi rifugiati e richiedenti asilo, che per diversi motivi si spostano dal Paese in cui sono arrivati per la prima volta per cercare protezione o reinsediamento permanente altrove. Consistono nella tendenza dei migranti a viaggiare tra i diversi Stati membri dopo il loro primo arrivo nel territorio dell’Unione Europea, determinando una violazione del Regolamento di Dublino. Tali movimenti possono essere considerati, da un lato, il riflesso della necessità dei richiedenti asilo di raggiungere Paesi con condizioni di accoglienza più adeguate e migliori opportunità, e, dall’altro, il risultato diretto del mancato rispetto da parte di molti Stati membri dell’Ue degli obblighi derivanti dalle direttive europee in materia di accoglienza, qualifiche e procedure. Questo fenomeno interferisce profondamente con il sistema Dublino, in quanto ostacola il processo di designazione dello Stato responsabile, comporta un aumento del numero di procedure Dublino e compromette il principio di una domanda di asilo unica nell'Ue.

Secondo il Dutch Advisory Committee on Migration Affairs, nonostante il numero di domande d'asilo sia diminuito a partire dal 2015-2016, i movimenti secondari hanno conosciuto un sensibile aumento. La Germania e la Francia sono i Paesi maggiormente interessati da tali movimenti. I motivi sono molteplici: esistenza di legami familiari, presenza di una diaspora, conoscenza della lingua, condizioni di accoglienza, opportunità lavorative, rifiuto di un trasferimento.

Cosa li influenza

Sono influenzati dai differenti tassi di protezione. L'esempio più lampante è dato dal fatto che il tasso di protezione dei cittadini afghani può variare dal 6 al 98% in funzione degli Stati; quello dei cittadini iracheni varia dall'8 al 98%. In mancanza di un elenco europeo dei Paesi di origine sicuri e di un'analisi condivisa dei rischi per Paese, tali divergenze inducono i richiedenti asilo a spostarsi nello Stato nel quale ritengono di avere le maggiori possibilità di ottenere protezione internazionale. Un altro fattore che agevola i movimenti secondari sono le differenti condizioni di accoglienza dei richiedenti.

Che cosa è il regolamento di Dublino

Entrato in vigore il primo gennaio 2014, definisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo o da un apolide. In sostanza stabilisce, sulla base di alcuni criteri, quale Stato debba farsi carico della richiesta di asilo di una persona giunta sul territorio europeo. ll principio generale alla base del regolamento Dublino III è che qualsiasi domanda di asilo deve essere esaminata da un solo Stato membro, quello individuato come competente e la competenza per l’esame di una domanda di protezione internazionale ricade in primo luogo sullo Stato che ha espletato il ruolo maggiore relativamente all’ingresso e al soggiorno del richiedente nel territorio degli Stati membri, salvo eccezioni. Quindi la richiesta di asilo per un migrante proveniente da un Paese terzo deve essere fatta nel primo Paese dell’Unione in cui mette piede, dove dovrebbe essere identificato dalle forze dell’ordine, lasciando uno spazio estremamente ridotto alle preferenze dei singoli.