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Lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia è una delle conseguenze dell'emergenza climatica (reuters)

L'intelligence Usa: "Ecco perché l'emergenza climatica minaccia la sicurezza nazionale"

I rapporti pubblicati dalle agenzie governative americane dettagliano come le condizioni meteorologiche sempre più estreme contribuiranno all'instabilità politica, economica e sociale
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L'aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento dei mari e le condizioni metereoligiche sempre più estreme sono solo alcune delle conseguenze dell'emergenza climatica che stiamo vivendo. Fenomeni che - se combinati a fattori come i conflitti - contirbuiscono all'instabilità politica, economica e sociale in tutto il mondo. L'idea che l'emergenza climatica rappresenti una minaccia per la stabilità non è nuova, ma i rapporti pubblicati dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, dal Consiglio per la sicurezza nazionale e dall'intelligence dettagliano, senza mezzi termini, i rischi per la sicurezza nazionale. Ribadendo come occorra porre l'emergenza climatica al centro della pianificazione della sicurezza del Paese.

L'aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, l'innalzamento dei mari e le condizioni metereoligiche sempre più estreme sono solo alcune delle conseguenze dell'emergenza climatica che stiamo vivendo. Fenomeni che - se combinati a fattori come i conflitti - contirbuiscono all'instabilità politica, economica e sociale in tutto il mondo. L'idea che l'emergenza climatica rappresenti una minaccia per la stabilità non è nuova, ma i rapporti pubblicati dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti, dal Consiglio per la sicurezza nazionale e dall'intelligence dettagliano, senza mezzi termini, i rischi per la sicurezza nazionale. Ribadendo come occorra porre l'emergenza climatica al centro della pianificazione della sicurezza del Paese.

Alcune implicazioni per la sicurezza possono derivare direttamente dall'emergenza climatica, molte altre risultano dal suo impatto indiretto. Per esempio, le siccità più frequenti e intense porteranno alla riduzione del rendimento agricolo che, nei casi più gravi, potrebbe contribuire alla migrazione. Scarsità di cibo e acqua, secondo il Pentagono, saranno principali motivi di conflitti interni e disordini soprattutto in Africa e Medio Oriente. I funzionari federali hanno notato come lo scioglimento dei ghiacciai nell'Oceano Artico stia aprendo il passaggio a nordovest tra gli oceani Atlantico e Pacifico, preparando la scena per la competizione per le risorse e le rotte marine per la navigazione commerciale tra Russia, Cina, Canada e Stati Uniti. Motivi per cui il Pentagono inizierà a spendere una parte significativa del suo budget per incorporare le minacce legate al clima nella sua pianificazione.

Nel rapporto del Consiglio per la sicurezza nazionale si leggono già gli effetti dell'emergenza climatica sulla migrazione negli Stati Uniti. Gli uragani sempre più frequenti e devastanti spingono molte persone a lasciare l'America Centrale e il peggioramento di queste condizioni potrebbere portare quasi il 3% della popolazione dell'America Latina, Asia meridionale e Africa a emigrare entro il 2050: parliamo di più di 143 milioni di persone. Ecco perché è necessario fare della crisi climatica un punto focale nelle sovvenzioni per i governi statali e locali, secondo il Dipartimento di sicurezza interna, e nella pianficazioni della gestione dei rischi legati a questi fenomeni.

Già a febbraio il presidente Biden aveva firmato un'ordine esecutivo per la protezione e il reinsediamento delle persone sfollate a causa dell'emergenza cliamtica, ma il rapporto chiede alla Casa Bianca di collaborare con il Congresso per creare un nuovo percorso legale per la protezione umanitaria di individui che affrontano questa grave minaccia.

 

Teevrat Garg, professore di economia all'Università della California specializzato in migrazione climatica, ha accolto con favore l'attenzione dell'amministrazione sulla questione. Ma ha affermato che il rapporto avrebbe potuto affrontare la questione in modo più approfondito, scrive il quotidiano americano New York Times: "Gran parte delle emissioni alla base delll'emergenza climatica provengono dalle nazioni ricche, ma le conseguenze sono sopportate in modo sproporzionato dai poveri. Di conseguenza, i paesi ricchi hanno l'obbligo di sostenere i rifugiati climatici".

Il rischio è che la corsa a rispondere all'emergenza potrebbe avvantaggiare i Paesi leader nei settori tecnologici e dell'energia rinnovabile, o che dispongono delle materie prime per produrle, come la Cina che controlla gran parte delle capacità di elaborazione di cobalto, litio e altri minerali necessari per le batterie dei veicoli elettrici. E, come sempre, penalizzare i Paesi in via di sviluppo. Il rapporto di intelligence ha identificato 11 paesi come vulnerabili agli effetti dell'emergenza climatica e incapaci di far fronte alle sue conseguenze: tra cui Guatemala, Haiti, Corea del Nord, Pakistan, India, Afghanistan e Iraq. Ma mentre i Paesi discutono su come diminuire le emissioni le tensioni globali aumenteranno e, date le attuali politiche governative e le tendenze nello sviluppo tecnologico, è improbabile che si raggiungano gli obiettivi fissati dall'accordo di Parigi del 2015 per mantenere la temperatura globale sotto i 2 gradi Celsius.

I rapporti delle agenzia di sicurezza "rafforzano l'impegno del presidente verso decisioni basate sulla migliore scienza e dati disponibili", ha affermato la Casa Bianca, e "serviranno come base per il nostro lavoro sul clima e la sicurezza" ponendo al centro dell'agenda politica del presidente Biden l'emergenza climatica nella pianificazione della sicurezza del Paese. Le agenzie di sicurezza raccoglieranno fondi, arruoleranno personale ed organuzzeranno esercitazioni.

I documenti arrivano in un momento decisivo, mentre il presidente americano e gli altri leader mondiali si preparano a partecipare alla Cop26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite che si svolgerà a novembre a Glasgow, nel Regno Unito. Nella speranza, forse, di ristabile la leadership degli Stati Uniti nell'affrontare l'emergenza climatica.