Padre e figlio senza arti, la foto vincitrice del Sipa 2021 simbolo del dramma siriano
di Natasha Caragnano , di Natasha Caragnano"Hardship of Life", "Le difficoltà della vita", è il titolo della foto con cui il fotografo turco Mehmet Aslan ha vinto il Siena International Photo Awards 2021, prestigioso concorso fotografico cui partecipano artisti di 163 Paesi. L'imamgine è stata scattata nel distretto di Reyhanli, nella provincia turca di Hatay al confine con la Siria, ed è diventata subito simbolo della tragedia del conflitto siriano. Aslan ha immortalato il momento in cui un uomo senza gamba, persa a causa di una bomba, prende in braccio il figlio nato senza arti inferiori e superiori a seguito di una malformazione provocata dall'assunzione dei farmaci da parte della madre, colpita dal gas nervino durante la guerra.
"Questa foto è arrivata al mondo, abbiamo cercato per anni di farci sentire per aiutare mio figlio con i trattamenti, faremmo di tutto per dargli una vita migliore", ha detto commossa la mamma di Mustafa, il bambino che sorri…
"Hardship of Life", "Le difficoltà della vita", è il titolo della foto con cui il fotografo turco Mehmet Aslan ha vinto il Siena International Photo Awards 2021, prestigioso concorso fotografico cui partecipano artisti di 163 Paesi. L'imamgine è stata scattata nel distretto di Reyhanli, nella provincia turca di Hatay al confine con la Siria, ed è diventata subito simbolo della tragedia del conflitto siriano. Aslan ha immortalato il momento in cui un uomo senza gamba, persa a causa di una bomba, prende in braccio il figlio nato senza arti inferiori e superiori a seguito di una malformazione provocata dall'assunzione dei farmaci da parte della madre, colpita dal gas nervino durante la guerra.
"Questa foto è arrivata al mondo, abbiamo cercato per anni di farci sentire per aiutare mio figlio con i trattamenti, faremmo di tutto per dargli una vita migliore", ha detto commossa la mamma di Mustafa, il bambino che sorride felice nella foto mentre il papà lo alza al cielo, al quotidiano americano Washington Post.
Il fotografo ha raccontato di aver incontrato il padre del bambino, Munzer El Mezhel, vicino al confine siriano, dove viveva insieme alla moglie e ai suoi tre figli all'interno del negozio. La famiglia è arrivata in Turchia nel 2006, in ambulanza, dopo una esplosione. L'uomo si trovava al mercato di Idlib, città nella Siria nordoccidentale, insieme a sua moglie incinta quando un aereo del regime di Damasco ha lanciato una bomba. Munzer El Mezhel ha perso la gamba, mentre sua moglie e il bambino che portava in gremo si sono salvati. Ma il piccolo Mustafa è nato privo di tutti e 4 gli arti a causa delle cure mediche a cui è stata sottoposta la donna colpita da gas nervino.
La foto racconta una tragedia che non è ancora finita, una delle peggiori crisi umanitarie al mondo provocata da una guerra che dura da dieci anni. Il conflitto nel Paese è scoppiato nel 2011 quando le proteste pacifiche contro il regime di Bashar Aassad si sono trasformate in una vera e propria guerra civile. Gli scontri armati tra i ribelli e le forze armate, che con violenza cercavano di reprimere le manifestazioni, sono diventati sempre più frequenti portando alla divisione del Paese e al collasso economico. Assad oggi è ancora al potere, mentre metà della popolazione siriana è sfollata.
Secondo un rapporto dell'Unicef, organizzazione per la tutela dell'infanzia, sono quasi 6 milioni gli sfollati all'interno della Siria e più di 13 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari. La metà di loro - oltre 6,1 milioni - sono bambini. Molto di loro nati negli ultimi dieci anni, come Mustafa, non conoscono altro che guerrà, povertà e distruzione: 4,8 milioni secondo i dati dell'Unicef, un ulteriore milione sono nati come rifugiati nei Paesi vicini.
"Il dramma nel dramma sono i bambini con gravi disabilità, che rappresentano la parte più debole nei conflitti", ha detto all'agenza di stampa Ansa il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini. Oltre due terzi dei bambini con disabilità fisiche o mentali hanno bisogno di assistenza e servizi specializzati che non sono disponibili in Siria o dove hanno trovato rifugio."Giuro, ho girato ogni ospedale, ogni villaggio, ma non ho ottenuto nulla", dice al Washington Post il papà Munzir, che si preoccupa più della felicità del figlio piuttosto che della sua menomazione di guerra. In Turchia fino ad oggi non hanno trovato risposte. Purtroppo in Turchia non sono reperibili le necessarie protesi elettroniche, costose e disponibili solo in Europa, e la speranza di Aslan è che con questo premio si possa aiutare Mustafa e riportare l'attenzione su bambini che come lui soffrono le conseguenze peggiori del conflitto.